Dopo i sequestri di luglio della procura di Parma in alcuni negozi che tra gli altri prodotti proponevano anche la cannabis light, il tribunale del Riesame ha confermato i provvedimenti.

La procura ha quindi diffuso un comunicato in cui sottolinea che “la liceità riguarda esclusivamente la coltivazione della canapa nelle varietà del catalogo” e che sarebbe priva di fondamento la linea difensiva, che fino ad oggi ha invece portato a diversi dissequestri, secondo la quale al di sotto della soglia dello 0,5% di THC, la commercializzazione delle infiorescenze di cannabis sarebbe lecita. Il motivo? Secondo i giudici del Riesame, come ha prontamente comunicato la procura, “la soglia va riferita esclusivamente alle categorie tassativamente elencate nella legge 242/16 e in tali categorie non è compresa la produzione e vendita di infiorescenze, oli, resine”.

La prima reazione è stata quella di Luca Marola, titolare del Canapaio Ducale di Parma e fondatore di Easyjoint, secondo il quale “Il Procuratore capo di Parma cerca di influenzare l’eventuale processo sulla cannabis light con il comunicato di oggi”.

“Troviamo singolare ed alquanto inopportuno il tono trionfalistico della Procura di Parma circa la sentenza del Tribunale del Riesame in merito al sequestro della cosiddetta cannabis light”, ha sottolineato rimarcando che il comunicato: “non è riferito ad alcuna vittoria nel processo di cognizione, ancora da celebrare, ma ad un procedimento riguardante una fase assolutamente interinale che concerne solo la liceità o meno del sequestro avvenuto, suscettibile di annullamento e senza nemmeno aspettare un nostro eventuale ricorso in Cassazione”. Marola infatti fa notare che: “Ad oggi in molte realtà italiane tali udienze si sono concluse con l’accoglimento dei ricorsi degli indagati. In questo caso no e per questo stiamo predisponendo il ricorso in Cassazione che potrebbe ribaltare il giudizio di Parma”. Infine reputa “singolare e grottesca l’enfasi mediatica che la Procura cerca pervicacemente di generare prima ancora del processo, come se dovesse garantirsi un sostegno da parte dell’opinione pubblica per un’inchiesta che evidentemente si considera basata su motivazioni ben più leggere delle proprietà stupefacenti della cannabis light”.

Secondo l’avvocato Giacomo Bulleri: “L’intera vicenda della cannabis si é da tempo tradotta in una questione di diritti civili e di libertà individuali ed imprenditoriali, al di la di ogni sofismo. E come ogni battaglia di tal genere presenta un cammino lungo e pieno di insidie. Ciò che rimane immutabile é proprio la consapevolezza di essere (per fortuna) dalla parte giusta della storia”.

Intanto ricordiamo che attualmente sono state depositate due proposte di legge, una del M5S e una di Più Europa, che modificherebbero la legge 242 del 2016 per rendere finalmente legale la commercializzazione della cannabis a basso contenuto di THC.





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