TSJ55ExNella Parigi dell’ottocento, dominata da una borghesia sempre più spregiudicata e da un’industrializzazione che appare già inarrestabile, l’uomo-poeta Charles Baudelaire va pubblicando oltre alle sue poesie alcuni saggi nei quali offre riflessioni critiche sull’uso di sostanze quale metodo per allargare le proprie percezioni.

Questi testi usciti tra il 1851 e il 1860 vengono poi riuniti sotto il titolo di “Paradisi artificiali” e comprendono saggi estremamente interessanti come “Del vino e dell’hashish comparati come mezzi per la moltiplicazione dell’individualità” e la traduzione-adattamento realizzata dallo stesso Baudelaire del testo inglese “Confessioni di un mangiatore d’oppio” di Thomas de Quincey. In una società composta da individui sempre più semplici e più sciocchi, che posizione vengono ad assumere queste sostanze? E come agiscono invece sulla mente “eletta” del poeta? Queste sono le domande che Baudelaire si pone dando vita ad una analisi degli effetti diversi che l’assunzione può generare, mettendo a raffronto il vino e l’hashish, sottolineandone i lati positivi e (più spesso di quanto si sia tentati a credere) i lati negativi.

a cura di Giampaolo Berti





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