Il governo pakistano ha recentemente legalizzato la canapa industriale, consentendo la produzione di cannabis commerciale, domestica, medica e canapa all’interno della nazione, potrebbe così incassare circa 1 miliardo di dollari di entrate nei prossimi tre anni, acquisendo una quota nel mercato, in forte espansione, del CBD.

La decisione del governo è arrivata dopo che una commissione delle Nazioni Unite ha votato riconoscendo le doti mediche della cannabis.

La produzione di canapa potrebbe aprire nuove opportunità per gli agricoltori alle prese con il rallentamento dell’industria del cotone, in Pakistan infatti la canapa cresce quasi come un’erbaccia in alcune parti, addirittura nella capitale, si possono vedere enormi cespugli di canapa spuntare alle rotonde del traffico.

Grazie alla sue forte resistenza alle intemperie la canapa può essere coltivata in abbondanza su poca terra e richiede meno acqua del cotone, in più è ecologica poiché la sua produzione, come sappiamo, non necessita di pesticidi. La produzione di canapa nel paese potrebbe andare oltre i prodotti di consumo come i tessuti e gli oli di CBD, in quanto le piantagioni possono essere sfruttate per affrontare il cambiamento climatico e promuovere l’edilizia sostenibile.

Nel Pakistan il consumo di alcol è severamente vietato ai musulmani, molte persone però sono sorprendentemente aperte all’uso di cannabis, in tutto il subcontinente difatti le persone coltivano cannabis e fumano hashish da secoli. La pianta precede persino l’arrivo dell’Islam nella regione, un riferimento alla cannabis, che descrive i suoi usi medicinali e rituali, appare nel testo sacro dell’Atharva Veda, un’antichissima raccolta in sanscrito dei testi sacri dei popoli arii che invasero l’India settentrionale.

La zona nord-occidentale del Pakistan, vicino al confine afgano è stata a lungo la patria della coltivazione illegale di papaveri da oppio e cannabis, la produzione legale di canapa industriale rappresenta un enorme passo avanti per il Pakistan in quanto contribuirebbe a riportare nella legalità centinaia di coltivatori.





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