2014-10-10 02.54.34 pml cyberpunk come alchimista moderno
La generazione del Baby Boom crebbe in un mondo elettronico (anni Sessanta-Settanta) di televisori accendimi-sintonizzati e di monitor personali. I cyberpunk che crebbero negli anni Ottanta-Novanta, svilupparono metafore, rituali e stili di vita nuovi per affrontare l’universo delle informazioni. Un numero sempre maggiore di persone diventano sciamani della fuzzy logic e alchimisti digitali. Sono numerose le analogie tra la cultura degli alchimisti e quella cyberpunk adepti del computer. In entrambi i casi si usa la conoscenza di un occulto arcano ignoto alla popolazione in generale, con i simboli segreti e parole di potere. I “simboli segreti” formano i linguaggi dei computer e della matematica, e le “parole di potere” ordinano ai sistemi operativi di compiere lavori erculei. E’ sufficiente conoscere il nome preciso in codice di un programma digitale per farlo apparire come per magia, trascendendo così il lavoro di una ricerca muscolare o meccanica. I riti di iniziazione o l’apprendistato esistono per entrambi. Gli “atti psichici” della telepresenza e dell’azione a distanza si compiono selezionando un’opzione da menù. I giovani alchimisti digitali hanno a loro disposizione strumenti di una chiarezza e di una potenza mai immaginati dai loro predecessori. Gli schermi dei computer sono specchi magici che presentano su comando (invocazione) realtà alternative con vari gradi di astrazione. Il mouse e la penna della tavoletta grafica rappresentano la bacchetta magica che doma il fuoco rappresentato dal tubo a raggi catodici del monitor e che dirige la forza creativa dell’operatore. I drive con i dischi che girano corrispondono ai pentagoni magici con iscrizioni di complessi simboli, tavolette in terra per ricevere input in aria, che ha come risultato la crepitante corrente elettrica che programma i circuiti dei microprocessori. I chip RAM sono letteralmente i serbatoi, l’acqua, l’elemento passivo capace solo di ricevere impressioni e di ritrasmettere, di riflettere. I linguaggi iconici di programmazione visiva sono i Tarocchi, il riassunto pittoriale di tutte le possibilità attivate per la divinazione tramite la giustapposizione e l’influenza reciproca. E’ una Tavola Periodica delle possibilità, la forma occidentale dell’I King orientale. I linguaggi tradizionali orientati alle parole – FORTRAN, COBOL e compagnia bella – sono una forma degenerata e primitiva di questi sistemi universali, e rientrano nella sfera delle attività delle corporazioni orientate al profitto. Al livello macroscopico questa è la base di sapere della “rete mondiale”, la rete globale online e ipertestuale di prossima realizzazione grazie alla capienza dei CD-ROM ed alle potenzialità trasmissive delle fibre ottiche – la “matrice” ciberspaziale di William Gibson. La trasformazione personale (l’estasi dell’atto definitivo di hacking) è un traguardo sottinteso in entrambi i sistemi. Il satori delle armoniose comunicazioni tra umani e computer, che nasce dall’infinita regressione verso metalivelli di autoriflessione costituisce il premio dell’immacolata concettualizzazione e dell’esecuzione delle idee. L’universalità di 0-1 in magia e religione – yin e yang, yoni e lingam, coppe e bastoni/verghe – si manifesta oggi nei segnali digitali, nei due bit alla radice di tutti i programmi digitali nei nostri cervelli e nei nostri dischi operativi. Per esagerare soltanto poco, anche la monade, simbolo del cambiamento e del Tao, somiglia visivamente alla sovrapposizione di 0 e di 1 quando la linea curva centrale si estende per l’azione della forza centrifuga dovuta alla velocità sempre maggiore di rotazione della monade.

2014-10-10 02.54.48 pmCiber religione del Baby Boom
Già nell’anno 2000 gli interessi della generazione Baby Boom saranno digitali, o – per usare i paradigmi tradizionali – filosofici e spirituali. Da adolescenti quelli del Baby Boom fecero un trip spirituale senza pari. Nella loro rivolta contro la cultura delle fabbriche, reinventarono e aggiornarono Induismo, Buddhismo, Amerindianismo, Magia, Stregoneria, Vudoo, Esalen, Yoga, I King, Taoismo, Esorcismo del Pentagono, Reincarnazioni 3-D, Love-In e celebrazioni psichedeliche. Paganesimo da Rinati! Pan-Dioniso su cassette audiovisive. Mick Jagger fece loro provare compassione per il Diavolo. I Beatles li fecero galleggiare sul Gange, Jimi Hendrix insegnò loro come essere figli del vudoo. Esiste una singola metafora, pre-cristiana o terzomondista, della Divinità, che nessun gruppo rock abbia ancora celebrato sulla copertina di un album?

L’ontologia ricapitola la teologia
I ragazzi del Baby Boom nel loro ciclo vitale in via di evoluzione sembrano aver ricapitolato la storia teologica della nostra specie. Esattamente come il monoteismo emerso per unificare le tribù pagane e per formare le nazioni, così alcuni del Boom hanno riscoperto da giovani adulti il fondamentalismo dei Rinati nel Giudaismo e nel Cristianesimo. Anche il lontano Islam ha attratto buongustai neri ed ex hippie come Cat Stevens. Bob Dylan è un ottimo esempio dell’approccio consumista verso la religione. Da venticinque anni continua a frequentare le boutique spirituali, prendendosi uno spruzzo di “rinatismo” battista, un morso di Chassidismo, per poi tornare alla propria originaria fede di umanesimo riformato. Possiamo ridere di questa moda di andare a fare la spesa per trovare un Dio progettato su misura, ma dietro la moda troviamo un indizio importante. Notate come Dylan, per esempio, ha conservato le proprie opzioni e ha cercato di evitare animaware di seconda scelta o prêt-à-porter. Bob non cerca “il Cristo in plastica fosforescente al buio”! La vera religione in questo contesto è l’evoluzionismo, basato sulle classiche premesse umaniste e trascendentali:
• Dio non è un padre tribale né un signore feudale né ancora un ingegnere-manager dell’Universo. Non esiste un Dio (al singolare) tranne te stesso in questo momento. Esistono tanti Dei (al plurale) quanti se ne possono immaginare. Chiamateli comunque volete; sono liberi agenti come me e come voi.
• Potete cambiare e mutare e continuare a migliorare. L’idea è quella di passare continuamente ad una versione filosofica-teologica migliore.
Come hanno insegnato Buddha, Krishna, Gurdjieff, et al: scopo della tua vita è di aver cura di te stesso, affinché possa prenderti cura degli altri.

Con un po’ di aiuto da parte degli amici
Ricordiamo come questa generazione fosse disillusa nei confronti delle religioni, delle idee politiche e delle idee economiche dei genitori. Crescendo sotto la minaccia di guerra nucleare, con l’assassinio di leader amati, con il sistema industriale in via di collasso, con un debito nazionale impossibile, con fondamentalismi religiosi (cristiani, ebraici, islamici) che lanciano urli fanatici di odio e di intolleranza, con immunodeficienze acquisite e con la bieca negligenza nei confronti dell’ecologia, è nato in loro un sano scetticismo nei confronti delle soluzioni collettive. Non sorprende che la generazione del Baby Boom abbia creato una psicologia basata sulla navigazione individuale – sulla singolarità. L’idea fondamentale è quella dell’auto-responsabilità. Semplicemente non puoi dipendere da chiunque altro per la soluzione dei tuoi problemi. Devi fare tutto da solo… con un po’ di aiuto da parte degli amici.

Una religione fai-da-te
Dal momento che il Dio N° 1 sembra sia tenuto in ostaggio dall’Ayatollah persiano assetato di sangue, dal telegenico Papa polacco e dalla Maggioranza Morale, esiste una sola alternativa logica. Navigate per conto vostro. Insieme ai cari amici date inizio alla vostra religione. Il Tempio, naturalmente, è il vostro corpo. Le vostre menti scrivono la teologia. E lo Spirito Santo emana da quell’infinitamente misteriosa intersezione tra il vostro cervello e quelli della vostra équipe. Per raggiungere anche la periferia del Paradiso sono necessarie pianificazioni e navigazioni precise. L’inferno è una serie di errori irrecuperabili, come una deviazione provocata dalla perdita di una carta geografica, o una serie di colpi di sfortuna. Premiate quelle vostre scelte che conducano all’amicizia ed al piacere; costruite un ciclo cibernetico di feedback positivo. Soltanto da uno stato di libertà del sé è possibile inviare ad altri dei segnali veramente compassionevoli.

Amministrazione di uno stato personale
Gestire e pilotare una singolarità è un’occupazione a tempo pieno. Una volta che l’individuo si sia affermato come religione, paese, società per azioni o rete informatica o universo neurologico, è necessario mantenere gli equivalenti personali di tutti i dipartimenti con tutto il personale delle burocrazie che si occupano di queste mansioni. Questo significa formare alleanze private, formulare piattaforme politiche personali, condurre i propri rapporti nazionali ed esteri, determinare politiche commerciali, di difesa e di sicurezza e gli eventi educativi e ricreazionali. Sul lato positivo, ci si libera dalle burocrazie, e ciò è un bene inestimabile. (I liberi agenti possono naturalmente stringere accorti pro-tempore con le organizzazioni e con i loro rappresentanti.) E se i Paesi hanno la loro storia e le loro origini mitiche, perché non averne anche voi?

2014-10-10 02.54.59 pmMitologia personale
Cercate e ricercate nei vostri personali banchi genetici di memoria, i Vecchi Testamenti del vostro DNA-RNA, ivi compresi se vorrete, le incarnazioni precedenti, i prototipi junghiani, le sbalorditive preincarnazioni in un qualsiasi futuro di vostro gradimento. Scrivetevi un ultra-personale Nuovissimo Testamento, tenendo però presente che il martirio volontario non regge e che le crocifissioni, come la guerra nucleare, possono rovinarvi la giornata. Insieme agli amici potrete fare qualsiasi cosa hanno mai fatto le grandi religioni, gli imperi, i gruppi razziali, in nome dei loro rispettivi dei. Ed è sicuro che lo farete meglio, perché… Beh, guardate i loro record. Non esiste alcun rischio che il vostro Stato Personale possa produrre le persecuzioni, i massacri, i bigotti del passato e del presente. Voi siete una persona sola, e anche con l’aiuto degli amici la quantità di danni che i singoli individui possono fare è insignificante rispetto alle possibilità di un collettivo. Inoltre, siete figli degli anni Sessanta e Novanta. Il vostro imprinting è tale che volete un mondo pacifico, tollerante, divertente. Potete selezionare i vostri dei in modo che siano furbi, divertenti, compassionevoli, carini e buffi.

“Irriverenza”: parola d’ordine per il secolo XXI
La società umana è giunta ormai ad una svolta nel funzionamento dei programmi digitali dell’evoluzione, un punto in cui i prossimi passi evolutivi dalla specie ci diventano apparenti, e ne possiamo cavalcare le onde a volontà. In un futuro prossimo, i metodi della tecnologia informatica, dell’ingegneria molecolare, biotecnica, nanotecnica e programmazione digitale quantistica potrebbero fare della forma del corpo umano una questione determinata totalmente dallo sfizio personale, dallo stile e dalla scelta stagionale dell’individuo. La sanità dell’immagine del nostro corpo, con tutti gli irrazionali tabù su sesso e morte, sembra essere uno degli anacronismi più persistenti nel pensiero dell’era industriale. L’umano del futuro potrà essere un ibrido bio-calcolatore avente una forma qualsiasi od una “entità elettronica” nell’info-universo digitale. Umano come programma, o umano in programmi. Tramite l’immagazzinamento dei propri sistemi di credenze su strutture informatiche on-line, sotto l’impulso dei programmi prescelti, il nostro apparato neuronale potrebbe operare “in silicio” esattamente come “in carne”, anche se in modo più veloce, più prevedibile, più auto-mutabile e, se lo si desidera, in modo immortale. I post-umanisti intelligenti non solo si immagazzineranno elettronicamente; forse lo faranno sotto forma di “virus”, capace di attraversare le reti di computer e di autoreplicarsi come salvaguardia contro la cancellazione accidentale o per malizia. “Che c’è su questo CD?” “Ah, è una roba noiosa, Leary da adolescente. Lo possiamo riformattare”. Tali forme virali umane potrebbero già abitare nei nostri sistemi informatici. Progettati a regola d’arte sarebbero difficilissimi da rilevare, anche se in teoria la cosa sarebbe possibile. I programmi odierni non consentono di raggiungere la velocità e la complessità parallela dei cervelli convenzionali, ma la scala dei tempi è soggettiva e non pertinente, se non nelle operazioni di interfaccia. E naturalmente non c’è motivo di limitare la propria manifestazione ad una singola forma particolare. Con limitazioni fisiche sempre meno stringenti (anche se i limiti economici potrebbero essere ineluttabili), sarà possibile assumere una forma qualsiasi. Data la facilità di copiatura delle informazioni su computer, dovrebbe essere possibile esistere simultaneamente in molte forme. Funzionando indipendentemente e clonati ad ogni diramazione, l’intelligenza persisterebbe in ciascuna di queste forme. Le funzioni della parola “io” in queste circostanze sono una questione di competenza dei pagani ad alta tecnologia e dei filosofi digitali.

Titothy Leary con la collaborazione di Eric Gullichsen
fonte: Caos e cibercultura, Leary T., Urrà Edizioni

 





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