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Ospite di un grower: arrestato e poi assolto

Ospite da un amico che coltivava cannabis, è stato arrestato e poi assolto, mentre il grower rimane sotto processo

coltivazione Indoor grower
27 maggio 2022: sono passati 178 giorni da quando la polizia ha bussato alla porta di Domenico Russo. Il raccolto della coltivazione estiva, e una grow-room allestita per l’autoproduzione indoor della cannabis che Domenico consuma personalmente, hanno fatto scattare le manette per l’appassionato grower e per il dott. Giuseppe Nicosia, suo amico ed ospite.

La disavventura, che vi avevamo raccontato in un precedente articolo, si è conclusa solo per il dott. Nicosia che, per volere del Pubblico Ministero, avrebbe dovuto scontare 2 anni e 4 mesi di detenzione, più 5.200 euro di multa.

Quando la polizia ha fatto irruzione in casa, Russo e Nicosia erano affetti da Covid. Per questo motivo sono stati messi agli arresti domiciliari (durati 80 giorni per Domenico e 90 per Giuseppe), e non perché fossero cittadini senza alcuna “pericolosità sociale”.

CARCERE VERO PER I GROWER QUANDO SI PARLA DI CANNABIS

Per i due aver contratto il virus è stata dunque una vera fortuna, perché altrimenti sarebbero stati mandati a Poggioreale, almeno per lo stesso periodo passato in reclusione forzata in casa. Dopo i domiciliari, è stato imposto loro un obbligo di presentazione giornaliero in caserma, escluso sabato e domenica. Restrizioni assurde ed inutili, senza alcun fine rieducativo e imposte al solo scopo di punire chi viola il DPR 309/90, che sappiamo essere una legge sbagliata ed indesiderata dalla maggioranza degli italiani.

Venerdì scorso si è giunti all’udienza: per Russo è stato rifiutato il rito abbreviato condizionato, ed il processo è stato rimandato “a data da destinarsi”. Purtroppo, per la lentezza della giustizia in Italia, potrebbero passare mesi o addirittura anni, prima che si arrivi alla sentenza definitiva.

Sino ad allora, Domenico sarà soggetto ad una serie di limitazioni, oltre che alla pressione psicologica che subisce chi deve esser penalmente condannato.

Per Nicosia, difeso dagli avvocati Claudio Miglio e Lorenzo Simonetti, nonostante l’accanimento del P.M. che chiedeva la condanna, il biglietto di arrivo a Napoli e quello del ritorno, sono state prove inconfutabili della sua presenza momentanea a casa di Domenico. Questo ha permesso l’assoluzione in quanto è stata riconosciuta l’estraneità alla coltivazione.

Cosa logica, chiara fin dall’inizio; ma nonostante la legge preveda la presunzione di non colpevolezza sino a prova contraria, quando si tratta di cannabis è spesso l’opposto: basta una pianta o dei fiori secchi, che si viene immediatamente considerati colpevoli di coltivazione e/o detenzione ai fini di spaccio.

Ci chiediamo sino a quando si dovrà sopportare quest’illogica legge, che rovina la vita a cittadini onesti, colpevoli solo di preferire un fiore illogicamente ed ingiustamente vietato, anche se meno pericoloso del vino o del tabacco.

Sappiamo che ormai sono tante le sentenze di assoluzioni per i grower, ma restano ancora eccezioni; ed è assurdo che il futuro di una persona onesta sia a discrezione di un giudice. Una condanna penale ti rovina la vita, anche se inflitta per un’azione che realmente non lede nessuno e non crea alcun danno, come appunto coltivare cannabis e consumarne il fiore.

TG DV


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