carceri

Fratelli… si dice spesso che la vita è fatta a scale, c’è chi scende e c’è chi sale… Riflettendoci ho pensato che non corrisponde alla mia personale visione perché un ordine di questo genere presuppone un sopra e un sotto, ovvero, qualcuno che pesta e qualcuno che viene inevitabilmente pestato. Oltre il cancello, le celle stanno una a fianco all’altra e paradossalmente è questo il mio modo di immaginare i rapporti tra la gente; mi spiego meglio: perché abbiamo la necessità di immaginarci gerarchie dove vogliamo essere a tutti i costi superiori a qualcuno e dove inevitabilmente ci sentiamo inferiori a qualcun altro? Perché non decidere che tutti coloro con cui ci rapportiamo nel corso del nostro cammino (breve, provvisorio e temporale come quello terreno) non siano invece isole presso le quali approdiamo, ed invece di dannarci l’anima per “salire” i gradini della società ed andare ad occupare le posizioni dominanti, non cominciamo a sentirci parte di quel magnifico marasma che tutti ci include e nei confronti del quale ci spostiamo trasversalmente, godendo di ciò che i tanti incontri ci danno e gioendo di quanto siamo in grado di dare? Sapete che fino ad un po’ di anni fa i secondini (termine anche questo abrogato e sostituito con “assistente”) erano chiamati con l’appellativo di “SUPERIORE”? In un’ottica che rispecchia perfettamente un metodo “rieducativo” che ha ampiamente dimostrato la propria inefficacia.

Voglio citare oggi l’indimenticato Faber, che era così avanti da apparire spesso diminuito dalla distanza, quando nel 1973 scriveva: “Di respirare la stessa aria di un secondino non mi va, perciò ho deciso di rinunciare alla mia ora di libertà se c’è qualcosa da spartire tra un prigioniero e il suo piantone che non sia l’aria di quel cortile voglio soltanto che sia prigione, che non sia l’aria di quel cortile voglio soltanto che sia prigione… Certo bisogna farne di strada da una ginnastica d’obbedienza fino ad un gesto molto più umano che ti dia il senso della violenza però bisogna farne altrettanta per diventare così coglioni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni.”
Alla prossima fratelli…





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