referendum-siDa una parte i partigiani del Si alla riforma renziana, pronti a promettere il ritorno di D’Alema e Berlusconi, la fine della governabilità del paese, la crescita dello spread e forse anche l’invasione delle cavallette se la riforma venisse bocciata.

referendum-noDall’altra quelli del No armati della retorica sulla Costituzione più bella del mondo, pronti a negare ogni problema dell’attuale assetto bicamerale risolvendo le motivazioni degli avversari alla sola fame di potere di Renzi. Un quadro all’interno del quale è difficile formarsi un’idea, anche perché i media come al solito non aiutano.

È innegabilmente vero, perché confermato dai dati, che il sistema attuale ha bisogno di modifiche alla seconda parte della Costituzione. Il bicameralismo perfetto non funziona e lo dimostra il ricorso sistematico da parte di tutti i governi della II Repubblica al voto di fiducia (strumento, questo si, antidemocratico per eccellenza visto che impedisce la discussione in Parlamento), il Senato è uno spreco di risorse immane e 630 parlamentari possono bastare per discutere e votare una legge, la riforma delle regole dei Referendum e delle leggi di iniziativa popolare è necessaria visto che entrambi gli strumenti non funzionano bene, il Cnel non serve a nulla e quindi va chiuso.

Tuttavia ci sono delle ragioni essenziali, e più importanti, per votare No:

  • La riforma del Senato è fatta malissimo
  • Non si può votare una riforma nella quale mancano dettagli fondamentali
  • L’idea di mandare i Sindaci a fare i senatori è delirante
  • La legge elettorale è antidemocratica
  • L’accentramento dei poteri è pericoloso
  • Non si può cambiare una Costituzione a colpi di maggioranza
  • Perché si è sprecata un’occasione

Si tratta di questioni essenziali. La Costituzione non è una legge qualsiasi, che si può cambiare e ricambiare, o che si può scrivere riservandosi di valutare nel tempo l’effetto che fa. La Costituzione è il libro delle regole del gioco, e la sua scrittura deve essere ragionata e condivisa tra le parti. Questa non lo è.

1) PERCHÉ LA RIFORMA DEL SENATO È PESSIMA. La politica italiana non è più bipolare come fino a pochi anni fa. Ora ci sono almeno tre blocchi che possono ambire alla vittoria elettorale: centro-destra, centro-sinistra e Movimento 5 Stelle. Poniamo che il centro-destra o il M5S vincano le prossime elezioni politiche, e col premio di maggioranza si aggiudichino un saldo controllo della Camera. Comunque sia dovrebbero fare i conti col nuovo Senato, che seppur ridimensionato, ha potere di richiedere la modifica di ogni legge approvata (seppur con indicazioni non vincolanti) e di votare con pari forza della Camera alcune faccende di primaria importanza, come la ratifica dei trattati internazionali. Ebbene il Senato, con la nuova riforma, sarebbe matematicamente a maggioranza del Partito Democratico, visto che questo partito governa 15 regioni su 20 e i nuovi senatori saranno nominati dai Consigli Regionali. Questo non è democratico.

2) I DETTAGLI FONDAMENTALI CHE MANCANO. Oltretutto neppure sappiamo da chi sarà composto il prossimo Senato, nel senso che ancora non è stato deciso il modo in cui saranno eletti (o meglio nominati) i senatori. La riforma costituzionale stabilisce che i nuovi senatori saranno 100 (74 consiglieri regionali e 21 sindaci che saranno scelti dai Consigli Regionali oltre ad altri 5 senatori direttamente nominati dal Presidente della Repubblica), ma rimanda a una futura legge, ancora tutta da scrivere, la normativa che stabilisce come i senatori dovranno essere scelti. È possibile chiedere ai cittadini di votare una riforma che rivoluziona il Senato e allo stesso tempo non dice come questi senatori verranno scelti? A voi la risposta.

3) I SINDACI E I CONSIGLIERI DOVREBBERO FARE IL LORO LAVORO. Anche se ce lo hanno presentato come tale il nuovo Senato assomiglia molto poco al Bundesrat tedesco. La Germania è un paese federale e il suo Senato si limita realmente a decisioni e interventi di carattere regionale, difatti si riunisce circa una volta al mese. Il Senato italiano che esce dalla riforma, come abbiamo visto, avrà mansioni molto più impegnative ed è presumibile che si riunirà uno o due giorni a settimana. Giorni in cui i sindaci delle grandi città dovranno andare a Roma per fare i senatori. Tuttavia fare il sindaco è un mestiere già abbastanza complesso, e non si vede proprio il bisogno di affidargli un secondo lavoro (con  annessa immunità parlamentare).

4) UNA LEGGE ELETTORALE ANTIDEMOCRATICA. La nuova legge elettorale per l’elezione della Camera garantisce la maggioranza assoluta al partito più votato. Ipoteticamente, meno del 25% dei voti potrebbe essere sufficiente per governare il Paese senza dover fare nessun accordo con le opposizioni. Questo non rispecchia il principio della rappresentatività del voto. È vero che la legge elettorale non rientra nel quesito referendario, ma è comunque strettamente collegata ad esso visto che la vittoria del No obbligherebbe a rivederla profondamente (perché se non passa la riforma del Senato in costituzione allora la nuova legge elettorale non può funzionare). Quindi votare No significa anche affossare questa legge elettorale.

5) UN PERICOLOSO ACCENTRAMENTO DEI POTERI. La riforma del titolo V attribuisce allo Stato (e quindi al solo partito di maggioranza che potrà governare in solitudine) ogni potere decisionale su «infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e di navigazione di interesse nazionale». Significa che su Tav, trivellazioni, gasdotti, autostrade, e ogni grande opera il governo potrà decidere in autonomia senza doversi più confrontare con le regioni. Questo potrebbe aver senso se fossimo di fronte a una Costituzione che prevede forme di consultazione popolare su questi temi, ma così non è. Spesso le possibilità dei cittadini – già oggi scarse – di opporsi a grandi opere impattanti per salute ed ambiente sono riposte nella loro possibilità di influenzare consigli comunali e Regioni. Con la nuova costituzione i cittadini non avranno più alcuna possibilità di opporsi a queste decisioni.

6) UNA COSTITUZIONE NON SI CAMBIA A COLPI DI MAGGIORANZA. Come dicevamo la Costituzione è l’elenco delle regole che normano il gioco democratico e deve saper rappresentare le anime del paese puntando ad essere sì efficace, ma anche condivisa nei suoi principi. Non per niente nel 1946 l’Assemblea Costituente che venne nominata per scrivere la Costituzione post-fascista conteneva al suo interno tutti gli schieramenti. Democristiani, comunisti, socialisti, liberali e monarchici si misero assieme per trovare un compromesso alto sui principi rappresentativi della Repubblica e per stabilire come far funzionare i suoi poteri. Oggi ci troviamo di fronte a una riscrittura che è invece sostenuta da un solo partito (neanche al completo, visto il No della minoranza Pd), con il rischio che il prossimo governo possa volerla cambiare. Ma non si può pensare di cambiare Costituzione ogni 5 anni.

7) PERCHÉ SI È SPRECATA UN OCCASIONE.  Perché il cambiamento di una parte della Costituzione è un’esigenza sentita anche dalla gran parte di chi si è schierato per il No. Ma, come abbiamo messo in luce, la Costituzione è qualcosa di troppo importante per essere cambiata in questo modo raffazzonato, malscritto, con evidenti problemi potenziali e non rappresentativo.

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