tributoLe ultime vicissitudini mediatiche – no, non sto parlando del festival di Sanremo – mi hanno dato da riflettere. Gli artisti oggi sono fortemente influenzati da tutto, oltre la musica esiste la cultura, il contesto sociale vissuto, film visti, libri letti (spesso non pervenuti) le lingue parlate, scritte e pensate, il grado di suggestionabilità (aka fino a che punto la tua arte è plagiabile dalle mode), eccetera. Esiste un limite tangibile che determina quando termina il tributo ad un artista mentore ed inizia il coveraggio – no, non sto parlando del festival di Sanremo – spudorato e senza coscienza?

Cadere nelle ambiguità sui social è quotidianità, ma giuro le mie mire puntano a istigare un interrogativo e non polemiche sterili su delle competizioni sportive [cit. necessaria].

Per un pugno di note

plagioOltre il tanto discusso (dagli altri) festival, questo febbraio è stato anche teatro di una stucchevole vicenda di plagio in cui i Subsonica ai danni del Maestro Ennio Morricone, in cui ne avrebbero messo in dubbio l’originalità dell’opera composta per via de “le prime 4 note della (bellissima) colonna sonora di The Hateful Eight”.

Dal primo botta e risposta (poi gran parte della diatriba sarà smontata) 4 note e parte il putiferio, tanto che il Maestro Morricone non ci sta e intraprende nell’immediatezza le vie legali, in quanto le 4 note più quanto seguiva erano datate 1982 e non utilizzate a loro tempo in una pellicola di un certo John Carpenter.

Da plagio a tributo il passo è breve

4 note = plagio. Una definizione pretenziosa che decontestualizzata farebbe storcere non poco il muso a chi fa della composizione sample-based il solo metodo conosciuto adoperato.

…dei primi 950, fanculo ai tuoi copyright

Ma dopotutto, il mondo Hip Hop non ha mai mistificato sull’utilizzo dei campioni – altro che 4 note quando si preleva pari pari da una fonte – tanto da prendere le distanze da una SIAE che, in nome della tutela, ha assunto negli anni una posizione netta e diametralmente opposta, ignorando i vasti e promiscui confini raggiunti sulla stesura dei tappeti musicali attraverso i sample.

Il 90% dei producer della golden age fonda i propri classici su brani già editi, in stili e modalità tali da rendere il sampling un discorso così solido da stare in piedi da solo. A questa tanto discussa tecnica di composizione va riconosciuto il valore di tributo: idealmente, selezionare un sample dalla propria libreria equivale a rendere omaggio all’artista designato al pari dell’editing e dell’estetica che ne deriveranno.

Discorsi un po’ posticci per i newcomers, ma ciò non deve smorzarne la valenza, semmai essere un promemoria da rivedere unatantum.

L’era Dilla

Febbraio è anche, e purtroppo, dall’anno domini 2006, un anno di riferimento per la categoria dei beatmaker e dei producer per via della scomparsa di James Dewitt Yancey, noto ai più con lo pseudonimo di J Dilla.

J Dilla ha fatto parte di quella schiera di produttori che ha osato vedere oltre a suo tempo, e J Dilla stesso, a suo tempo, ha avuto a che fare con una delle figure ispiratrici a cui fare riferimento.

He later told Pete Rock when they met years later that “I was trying to be you.”

…come testimoniano molte delle sue produzioni di stampo soulful e, successivamente, l’introduzione di sonorità elettroniche, creando un vero e proprio precedente nell’universo dei producer.

Nel mese di febbraio però, resto sempre spaesato dalla mole di “tributi” che intasano social e circuiti musicali dedicati, dai singoli brani ad interi beat tape. Spesso mi ritrovo ad ascoltare sapienti re-flip dei classici sample che J Dilla stesso ha reso celebri per i chop eseguiti, per il drumming sincopato (oggigiorno abusato) e l’intromissione di synth, ingredienti fondamentali per la ricetta dilliana. Altre volte, ed è la maggioranza, i vari soundcloud/bandcamp/youtube sono oberati di copia-incolla di ciò che è solo etichettato come tributo, ma che all’atto pratico non si potrebbe nemmeno bollare come cover. Cercate “Dilla tribute” sui siti sopra citati e datemi pure torto.

Il rap può e deve fare della versatilità il suo punto forte, soffermarsi oltretempo su determinati stilemi facendo leva sull’idolatria porta alla chiusura mentale, la stessa di chi a suo tempo “Non è boom bap? Allora non è true hip hop. Non campioni funk e soul esclusivamente dalle prime stampe? Allora non è true hip hop”.

Alcuni tributi

Rendere omaggio a un artista attraverso il sampling è intrinsecamente un test: prova background, abilità tecniche, l’abilità nell’essere distinguibili, e infine la creatività di un producer/beatmaker.

Knxwledge, Elaquent, Ta-Ku, The Roots e molti (molti molti…) altri, noti e meno noti, hanno reso omaggio anche con album interi alla memoria di J Dilla. Tuttavia, assumere un fare religioso lascia perplessi, perché in prospettiva può portare ad una chiusura mentale che si focalizza solo su “quell’evoluzione”, proiettandosi in un purismo 2.0, non distante dal premierismo boom bap menzionato poco fa.

“The mistery”

Forse l’Hip Hop non taglierà mai il cordone dall’arte del sampling. Da un lato la cosa mi rincuora perché chi punta all’evoluzione è riuscito ad elevarne il concetto pur restando su un paradigma semplicissimo nella teoria: basti pensare alle evoluzioni del chopping o del time-stretch, al saper riformulare melodie stravolte rispetto alla loro origine o nella capacità di gestire più sample parallelamente. Tutti elementi che potrebbero anche essere elevati autonomamente.

Con ciò non condanno il tributo ad un artista, quanto più il lasciar prendere piede alle derive teologiche che si celano dietro la scomparsa di questi fino all’esasperazione, fino a far cedere il passo alla propria personalità. Se rimane un alone di mistero in tutto ciò – ci narra Madlib “Dilla’s still here” – non snaturiamone la poesia che abbiamo ereditato, per il resto ci sono le cover band.

Delle volte ipotizzo un J Dilla ancora in vita, chiedendomi se avesse avuto le stesse attenzioni che il mondo del beatmaking oggi gli dedica.

Ai giorni nostri, fossi nei panni di un genio incompreso comincerei a grattarmi ogni qual volta facessi uscire un nuovo disco, o peggio, se qualche nuova leva prenderebbe in prestito spudoratamente quattro note dal mio repertorio. E penso che da oggi in poi farò così…





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