Un’indagine condotta nel 2019 da Legambiente su frutta e verdura coltivata sia in Italia sia all’estero ha messo in evidenza come i vegetali che comunemente mangiamo risultano avere almeno uno o più residui di pesticidi tossici. Questi hanno diversi tipi di azioni a seconda del principio attivo, alcuni sono insetticidi, altri acaricidi, battericidi o fungicidi. Molti di essi, come ad esempio il Chlorpyrifos, sono stati messi al bando dall’Unione Europea poiché si è visto che provocano danni al sistema nervoso centrale dei bambini; nonostante questo, sono, purtroppo, ancora ampiamente utilizzati e venduti sotto banco. Basti pensare che lo scorso giugno sono state sequestrati durante l’operazione Silver Axe della Europol circa 16mila kg di pesticidi illegali nella zona di Viterbo; tali pesticidi sarebbero stati poi immessi sul mercato e finiti negli alimenti del consumatore italiano.

È bene ricordare che l’Italia è tra i produttori più floridi di frutta e verdura in Europa, insieme a Francia e Spagna. L’Italia gode del triste posto sul podio dei maggiori consumatori di pesticidi, solo nel 2018 ne ha utilizzati circa 54 milioni di chilogrammi. Attualmente si stima che almeno il 36% della frutta e della verdura sia contaminata da residui di pesticidi. Fortunatamente le legislazioni italiana ed europea risultano essere abbastanza rigide verso la sicurezza alimentare a differenza della legislazione del resto del mondo: di fatto, molti pesticidi comunemente usati in Asia, principalmente in Cina e in India, e negli Stati Uniti sono banditi o comunque possono essere utilizzati ma in maniera parsimoniosa nel nostro paese. La legislazione in Europa e nello specifico in Italia ammette che un vegetale possa presentare dei residui di pesticidi ma entro una certa soglia di sicurezza, per cui la quantità non risulta essere tossica per l’uomo.

Esistono numerosi studi che evidenziano come alcuni residui di pesticidi potrebbero fare insorgere problemi a livello ormonale, andando ad alterare la normale funzionalità endocrina e causando a lungo termine malattie come tumori, diabete, scompensi tiroidei e problemi cardio vascolari. I residui dei pesticidi a breve termine, non risultano essere tossici per l’uomo, ma si sospetta che piccole quantità assunte continuativamente tramite l’alimentazione possano fare insorgere le malattie precedentemente citate sul lungo periodo.

Le alternative ai pesticidi
Abbandonare i pesticidi è attualmente impensabile, poiché i sistemi agrari che sostentano la domanda di cibo si basano sulla tecnica della monocoltura, cioè la coltivazione di una sola specie vegetale su enormi estensioni, ciò porta al diffondersi di patogeni specifici molto velocemente e quindi risulta necessario un utilizzo dei pesticidi al fine di non perdere tonnellate di vegetali ogni anno.

Per il consumatore un utile consiglio proviene da uno studio dell’Università del Massachusetts, che ha evidenziato che per rimuovere i residui di pesticidi presenti su frutta e verdura è necessario immergere l’alimento in una soluzione di acqua e bicarbonato per almeno 15 minuti e poi risciacquarlo sotto acqua corrente prima del consumo.

Per gli agricoltori la difficoltà è maggiore, poiché le alternative all’utilizzo di pesticidi su larga scala per contenere i patogeni sono veramente poche. Tra queste vi è la coltivazione in idroponica che oltre a garantire una resa maggiore a livello di prodotto, risulta essere più sicura poiché l’utilizzo di pesticidi è notevolmente ridotto vista la totale assenza dell’elemento terra che è tra i principali veicoli di trasmissione dei patogeni.

Un’altra possibile soluzione deriva dall’utilizzo di droni e dalla cosiddetta agricoltura di precisione. Attualmente si stanno sperimentando con successo dei droni equipaggiati con speciali telecamere denominate spettrometri, che riescono a rilevare le piante sotto attacco del patogeno cosicché possano essere sottoposte al trattamento con pesticida solo quelle colpite e quelle circostanti, evitando l’utilizzo del trattamento fitosanitario su piante che non ne necessitano.

Un’altra alternativa interessante deriva dagli oli essenziali delle piante, tali oli presentano sostanze denominate fenoli e terpeni che hanno un effetto tossico verso numerosi patogeni e risultano essere estremamente meno tossiche rispetto ai più comuni pesticidi di sintesi.

L’olio essenziale di canapa
Tra le piante che presentano più oli essenziali utili in agricoltura vi sono: origano, timo, eucalipto, anice, basilico, chiodi di garofano e naturalmente la canapa.
Uno studio dell’università di Pisa ha messo in evidenza come potenzialmente un preparato a base di olio essenziale di canapa sia in grado di eliminare insetti estremamente fastidiosi in agricoltura come ad esempio la nottua del cotone (Spodoptera littoralis) che attacca molte specie orticole e l’afide verde del pesco (Myzus persicae) che è anche vettore di virus che colpiscono piante appartenenti alla famiglia delle drupacee come pesco, albicocco, ciliegio, susino e mandorlo. È il vettore principale del virus Sharka, che causa danni sia alle foglie che ai frutti delle drupacee.

Da tale studio è stato evidenziato che il 100% degli adulti di afidi esposti al preparato estratto dalla canapa varietà Felina 32 veniva eliminato dalla pianta infestata, medesimi risultati si ebbero sul 66% delle larve di nottua durante il tale test. Questo studio ha messo inoltre in evidenza come tale preparato non sia nocivo verso organismi utili come ad esempio la coccinella, la quale si ciba di insetti parassiti, o il verme rosso californiano il quale è un prezioso alleato per l’ecosistema e la fertilità del suolo, tale verme di fatto è suscettibile a numerosi pesticidi e quindi è importante cercare di mantenere la sua presenza nel terreno.

La selettività è altresì importante quando si vogliono mantenere specie innocue come il verme rosso californiano ma si vogliono eliminare i parassiti dannosi. L’olio essenziale di canapa di fatto si è dimostrato altamente efficace per contrastare Meloidogyne incognita. Una specie di nematode parassita delle radici di numerose piante orticole, che è considerato una vera e propria piaga soprattutto nelle coltivazioni localizzate nell’America latina.

La canapa ha dimostrato inoltra di essere in grado di avere un ampio spettro d’azione come dimostrato in uno studio condotto dall’Università di Poznan: il loro preparato a base di olio essenziale di canapa ottenuto da varietà di canapa industriale coltivate comunemente in Polonia è risultato mortale per l’afide a macchie verdi della patata (Aulacorthum solani) e l’acaro più distruttivo per le colture vegetali meglio conosciuto col nome di ragnetto rosso (Tetranychus urticae).

Ragnetto rosso

Infine, per quanto riguarda l’utilizzo come antibatterico è stato evidenziato da uno studio dell’Università di Modena condotto nel 2019 che l’olio essenziale di canapa risulta essere efficace per contrastare i batteri appartenenti al gruppo dei Gram positivi. In Italia è vietato l’utilizzo di antibiotici in agricoltura ma l’olio essenziale di canapa potrebbe essere una valida alternativa a tali prodotti.

La canapa quindi può considerarsi un’ottima alleata contro numerosi patogeni vegetali e potrebbe essere in futuro una valida alternativa ai numerosi prodotti chimici di sintesi attualmente presenti sul mercato. Unita all’utilizzo dei droni potrebbe diminuire significativamente l’impatto e i costi che hanno i pesticidi sulle tasche degli agricoltori, sulla salute dei consumatori e della natura che ci circonda.

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