L’Italia, in tandem tra Milano e Cortina, tornerà a ospitare i Giochi invernali per la terza volta, vent’anni dopo Torino 2006 e 70 anni dopo l’edizione di Cortina 1956. Neanche il collasso dell’umanità, che continuando di questo passo dall’ultima stima del National Center for Climate Restoration australiano è previsto intorno al 2050, eviterà quest’ultimo obiettivo suicida.

 

INSOSTENIBILITA’ ECONOMICA
Sono sempre meno le città che negli anni hanno presentato la propria candidatura per ospitare i grandi eventi, siano essi Olimpiadi o Expo. Il motivo, banalmente, sta nei costi: gli onori sono inferiori agli oneri. In pratica chi se li aggiudica, poi si indebita ed essendo questi tempi parecchio difficili, sono pochi i comuni che conti alla mano possono rischiarsela. Non se l’è sentita, solo qualche anno fa, Roma, risucchiata da un passivo che mese dopo mese la spinge oltre i limiti della decenza e della vivibilità (per dirne una: la situazione dei rifiuti è totalmente fuori controllo al punto che anche al “New York Times” ne hanno avvertito la puzza).

NUMERI
Uno studio dell’Università di Oxford
ha messo a confronto le edizioni delle Olimpiadi arrivando a calcolare che “il 79% ha sforato di più del 50%, mentre il 47% addirittura del 100%, ovvero i costi sono raddoppiati“. Ma i danni non si limitano a ingigantire il buco nelle tasche di istituzioni già in difficoltà nel garantire i servizi di base ai cittadini. È a medio-lungo termine che queste manifestazioni mostrano le conseguenze più disastrose.

OPERE INUTILI
Per accogliere e sostenere grandi eventi estemporanei come i giochi olimpici, la creazione di infrastrutture da realizzare per l’occasione è obbligatoria. Fosse anche solo la costruzione di un villaggio per ospitare tutti i partecipanti e delegazioni al seguito, non c’è bisogno di quantificare l’impennata delle metrature cubiche di cemento che segue la designazione della (s)fortunata città con conseguente giubilo dei ceti imprenditoriali che dai cantieri traggono un vantaggio.

L’Expo di Milano oggi

Sala è stato amministratore delegato dell’Expo 2015 e quindi non si pone affatto il problema, sa già come funziona: costruire alla cieca, senza la prospettiva di assolvere ad alcuna funzione utile alla cittadinanza una volta finita la festa.

Sono tantissime e ovunque nel mondo le strutture che versano in stato di abbandono, dimostrandone così l’insensatezza di partenza: in Corea del Sud, giusto per fare un esempio tra tanti, hanno uno stadio olimpico da 35 mila posti in una contea da 45 mila abitanti. Inutili giganti di cemento, folli cattedrali nel deserto.  

COSTI AMBIENTALI
Con l’arrivo di persone da tutto il mondo, aumentano a dismisura le emissioni e i rifiuti. Nonostante l’operazione di green washing che caratterizza ormai ogni evento, anche il più piccolo, pannelli solari e stoviglie biodegradabili non possono nulla davanti alle ripercussioni dello sfruttamento di ogni tipo a cui vengono sottoposti i territori interessati.

Nel caso delle Dolomiti (zona fragile e da tutelare, inserita per questo nel Patrimonio Unesco) mentre un gruppo di cittadini di Cortina rende noto che ci sarebbero pressioni per il prolungamento dell’autostrada, per la realizzazione di collegamenti sciistici di dubbia utilità e per attuare Piani Casa con aumenti volumetrici, c’è anche chi fa notare che manca l’ingrediente numero uno delle Olimpiadi invernali, ovvero la neve. Ma soprattutto manca del tutto un’assunzione di responsabilità, perché la soluzione nel caso della carenza di neve, non sta nel ricrearla artificialmente (con l’enorme impatto ambientale annesso e connesso) ma nell’interrogarsi sulle cause dei cambiamenti climatici e agire di conseguenza. Per questi e altri motivi condivisibili, le associazioni ambientaliste sono già sul piede di guerra.

GUARDARE AL FUTURO
Avere a cuore la salvaguardia dell’ambiente e quindi la qualità della nostra vita e delle generazioni future sul pianeta terra, dovrebbe essere la priorità della nostra specie. Prendere strade alternative in sintonia con questi obiettivi è ancora possibile.

Chi dice che non è più tempo di Olimpiadi, così come di tanti altri grandi eventi, non è un guastafeste; ha solamente in mente un mondo che guarda alla decrescita come stile di vita, dove gli eventi sono sostenibili e in cui, invece di costruire grandi opere, ci si dedica alla manutenzione di quelle già in essere. Un mondo davvero niente male.





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