Ben ritrovati nella rubrica “Prime Armi”, in questo numero andremo a trattare un argomento tanto complesso quanto comune, le infestazioni da oidio, un male con cui hanno avuto a che fare tutti i grower almeno una volta nella loro esperienza di coltivazione, proprio perché è difficile da riconoscere.

L’oidio è stato il flagello della maggior parte degli agricoltori fin dall’alba dei tempi e per svariate colture: dai pomodori al grano alla cannabis; questa piaga lascia inalterati pochi raccolti e colpisce così tante colture, seppur diverse fra di loro.

Un ospite indesiderato
A differenza della maggior parte dei patogeni fungini, l’oidio cresce sulla superficie della foglia rendendone difficile l’eliminazione. Questa piaga è composta da due organismi: un batterio e un fungo, entrambi sono simbiotici e non possono sopravvivere l’uno senza l’altro.

Chiamato anche muffa polverosa, può essere il peggior incubo di un grower, seppur facile da individuare, in quanto appare sulla foglia come un velo bianco opaco, quasi come se fosse neve finta; è una malattia fungina che colpisce molte più specie vegetali della sola cannabis.

Correre ai ripari
Un buon metodo per prevenire un’infestazione da oidio è utilizzare biostimolanti biologici in grado di aumentare le difese naturali delle piante: a base di propoli o estratti naturali (echinacea, tormentilla, aloe) e sali minerali. L’obiettivo è stimolare la biosintesi di sostanze endogene che fortificano i tessuti della pianta, rendendoli più resistenti e inibendo lo sviluppo di funghi sulla parete fogliare.

Infatti, tutte le infezioni fungine richiedono che il tessuto vegetale sopravviva; la muffa ha origine da spore che possono essere ovunque, se ci sono parti della tua growroom fatte di materiale organico, come il legno, le spore possono nascondersi all’interno dei pori lignei.

È anche possibile che le spore si trovino nel tuo substrato di coltura o che siano state trasportate sulle tue piante da altre stanze o da un qualsiasi giardino all’esterno.

Questo è il motivo per cui mantenere un ambiente pulito è così importante. Anche in presenza di potenziali spore, non vedrai mai un segno di “mal bianco” a meno che le condizioni ambientali non diventino favorevoli allo sviluppo del fungo. Ricorda che per poter prosperare l’oidio ha bisogno di una temperatura compresa tra 20-22 C°, con un’umidità relativa dell’70-90%.

I primi sintomi

Se la temperatura della growbox è bassa e l’umidità alta, l’infestazione si diffonderà rapidamente, prediligendo zone con un’alta densità di piante e colpendo le parti più in ombra di queste ultime. In natura, il vento diffonde le spore attraverso il raccolto, nelle growroom questo accade a causa dei dispositivi di aerazione. Per controllare la diffusione di un’area colpita, abbassa o spegni del tutto i ventilatori per evitare che l’infestazione si propaghi. Dopo aver controllato l’area interessata, possibilmente disinfettando le pareti della growroom, riattiva le ventole.

Esiste un nuovo dispositivo che rappresenta un ottimo deterrente alla proliferazione dello oidio o di muffe in generale, è lo ionizzatore d’aria. Questa macchina funziona tramite ionizzazione bipolare, rilasciando ciò che sembra essere aria fresca di montagna. Attraverso questo processo di ionizzazione, le spore della muffa non sono in grado di sopravvivere nell’ambiente circostante.

Tutto sommato, l’infestazione da oidio è un problema curabile, solo se affrontato rapidamente, evitando che si diffonda, perché ci vogliono solo pochi giorni prima che una piccola epidemia si trasformi in una piaga.

Misurazione e correzione di temperatura e umidità
Per misurare correttamente la temperatura e l’umidità, avrai bisogno di un igrometro digitale, che funzionerà anche da termometro.  È meglio investire in uno digitale in grado di fornire letture corrette con uno o più sensori semoventi, da poter piazzare in punti strategici della growbox.

Va da sé che per aumentare il calore, avrai bisogno di un calorifero e per abbassarlo, avrai bisogno di un condizionatore d’aria. Questi possono trovarsi all’esterno o all’interno dello spazio di coltivazione a seconda delle dimensioni della tua growroom e di quanto oscillano le temperature e i livelli di umidità. Un umidificatore e un deumidificatore possono essere impiegati per alzare e abbassare i tassi di umidità. Le growroom più grandi possono beneficiare di un controller remoto che utilizza un sensore per tenere traccia delle temperature e dell’umidità e accende/spegne l’apposito dispositivo per regolarle e mantenerle all’interno dei parametri ottimali.

Clonazione
Le talee di cannabis si radicano meglio in condizioni di caldo con elevata umidità, i vassoi economici con cupole in plastica trasparente funzionano molto bene. In condizioni fredde, una piastra termica dovrebbe essere posizionata sotto i vassoi per mantenere una temperatura ottimale di 24-27 gradi C° e umidità relativa al 75-85%. Indipendentemente da quale substrato deciderai di utilizzare per radicare i tuoi cloni, mantieni il calore e l’umidità costanti. I cloni lasciati raffreddare o asciugare periranno abbastanza rapidamente. Troppa umidità (oltre il 90%) può anche causare muffe e marciume, spesso si applicano uno o più fori nella cupola di plastica trasparente per consentire una corretta circolazione dell’aria.

Cima con oidio

La fase vegetativa
La migliore temperatura dell’ambiente di crescita durante la fase vegetativa è di 22-26 gradi C° quando le luci sono accese durante il “giorno” e non più di 18-20 gradi a “notte” con un’umidità relativa del 45-55%. Con queste impostazioni, le tue piante saranno in grado di convertire la luce in energia per la crescita. Questo è il momento in cui la pianta sviluppa i palchi di foglie e rami ed espande il suo sistema radicale in tutto il terreno di coltura. Se fa troppo freddo o caldo, la crescita si ferma e alla fine rischi di perdere del tutto le tue piante.

La fase di fioritura
La migliore temperatura dell’ambiente di crescita durante la fase di fioritura della crescita è di 20-25 gradi durante il giorno e non più di 16-21 gradi durante la notte. Se si sta completando con CO2, le temperature diurne possono aumentare di un paio di gradi. Durante la fioritura, dovresti abbassare l’umidità relativa al 35-45% e ancora più in basso (30%) per le ultime due settimane prima del raccolto. Questo ti aiuterà a evitare problemi di muffa, marciume, botrite e oidio, che possono insorgere in condizioni di elevata umidità.

Essiccazione e concia
Il miglior modo per far essiccare le infiorescenze è trovare un luogo sicuro e attentamente monitorato. Tieni presente che le tue piante emanano una grande quantità di umidità nella stanza mentre si asciugano. È importante far uscire l’aria umida e mantenere l’aria che circola nella stanza senza avere realmente i ventilatori che soffiano direttamente sui rami appesi, questi ultimi possono asciugare prematuramente i fiori, con conseguente sapore aspro e combustione irregolare.

La temperatura ideale per una stanza di essiccazione è tra 18-22 gradi C° e umidità tra 45-55% in una stanza buia e ben ventilata.

Cannabinoidi, terpeni e flavonoidi possono evaporare ed essere rilasciati a temperature superiori a 27 gradi, diminuendo l’odore, il gusto e la potenza dei tuoi boccioli. Entro 6-10 giorni i rami dovrebbero rompersi invece di piegarsi e le gemme dovrebbero apparire asciutte al tatto. Questo è il momento di tagliare i singoli germogli dai rami e metterli in barattoli di vetro per iniziare il processo di concia in un luogo fresco e buio.

Puntiamo sempre più a mantenere condizioni ottimali delle coltivazioni, sfruttando la tecnologia per garantire i parametri vitali delle nostre piante, sempre più spesso ci si affida all’indoor perché, soprattutto in questa stagione, il clima sembra impazzito. In realtà siamo noi i veri pazzi di questa storia, i cambiamenti climatici mettono a repentaglio la nostra stessa sopravvivenza. Purtroppo, temperatura e umidità non possono essere regolati sulla Terra con dei semplici accorgimenti, come se il pianeta non fosse altro che una enorme growroom.





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