fine del mondo, apocalisseNulla sarà più come prima. Un intero mondo di parole, regole, associazioni e organizzazioni, trattati e risoluzioni, istituzioni, sta miserevolmente morendo. La stessa concezione del mondo come un insieme su cui provare a ragionare in nome di interessi comuni è oramai ricordo, per molti odioso, del passato.

Il prossimo insediamento di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, il miliardario pronto a stracciare ogni accordo e a dichiarare obsolete le principali istituzioni internazionali, fautore di nuove e grandi mura e del principio “innanzitutto noi”, foriero di nuovi nazionalismi e guerre commerciali, è solo l’epifenomeno di un processo che viene da lontano e che ha un solo e drammaticamente chiarissimo nome, crisi della democrazia e fine del mondo.

Le elites democratiche hanno fallito. La loro idea di un mondo unico e territorio di diritti e libertà, di ricchezza e benessere per tutti, si è infranta di fronte ad una realtà delle politiche messe in atto a tale scopo tutte a dir poco fallimentari.

La globalizzazione voluta da queste elites ha reso il mondo unico ed unito, ma lo ha reso irrimediabilmente ingiusto, rendendo visibili anche ad un cieco diversità che sono baratri. L’averla lasciata nelle mani dei mercati e della grande finanza ne ha fatto un inferno che ha massacrato il mondo del lavoro e le classi medie.

La democrazia come sistema universale è divenuta profitto solo per alcuni grandi interessi, innanzitutto l’industria delle armi, per l’essersi trasformata in guerre “umanitarie” capaci solo di rendere macerie intere realtà e paesi e far da lievito a nuovi conflitti, ad un terrorismo endemico e a spaventose e ingovernabili fughe di intere popolazioni.

La gestione di queste migrazioni di massa è quanto di più inumano possibile ed in più un fallimento totale capace solo di far crescere paure, spaccature sociali e populismi dal sapore crescentemente razzista e, diciamolo chiaramente, sempre più fasciste.

I sogni di queste elites democratiche sono oggi il più grande incubo di parti sempre più larghe delle nostre società e del mondo intero. Le istituzioni che sorreggevano questi sogni sono oramai carta straccia. Nazioni Unite, Tribunale Internazionale, Organizzazioni per il commercio internazionale, semplicemente sopravvivono e contano zero mortificate dagli infiniti usi di parte che se ne sono fatti e dall’ipocrisia che è stata la vera anima del loro agire.

Ci aspettano anni difficili, difficilissimi. Saranno gli anni del trionfo degli egoismi nazionali e degli egoismi all’interno delle singole nazioni. Dei populismi e dell’altro vissuto come nemico. Della logica del più forte e dei più forti, e stavolta senza infingimenti. Anni che non porteranno niente di buono. Le ricette di Trump e dei suoi epigoni sono quanto di più antistorico e pericoloso possibile.

Un’ondata retriva e nazionalista sta ingrossandosi in tutto il mondo.  A pochi passi da noi, in Turchia si sta costruendo un regime dispotico e taciamo per interesse. Nelle Filippine è presidente un dichiarato assassino che miete consensi attorno alla promessa di liquidare fisicamente milioni di tossicodipendenti. Interi paesi sono stati ridotti in macerie in nome di guerre umanitarie. Milioni di profughi ed emigranti in fuga e la gente europea sempre più spaventata ed in balia dei demagoghi.

La crisi è divenuta endemica ed intere generazioni sono fuori da ogni mercato del lavoro. Ma cosa più importante di tutte è lo scoramento e l’assenza di prospettive tra la nostra gente che rapidamente si trasforma in guerra tra poveri e richiesta di salvatori.

L’unica speranza è che i prossimi anni servano a ripensare seriamente ai problemi veri del nostro mondo ed a trovare con coraggio soluzioni e proposte in grado di affrontarli mettendo a tacere paure e populismi, costruendo dal basso nuova e concreta democrazia. Difficile, difficilissimo, ma non impossibile se si partirà da ciò che ad ogni latitudine unisce gli uomini e le donne di tutto il mondo, al di là del colore delle loro pelli e dei loro credi. Un universo di cose comuni su cui fondare un nuovo mondo, libero e giusto, condiviso ed un nuovo confine democratico.

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