Quando si parla di nutrizione della cannabis ogni grower rivendica di conoscere la migliore combinazione di nutrienti e terricci per le sue adorate creature vegetali. C’è chi preferisce coltivare nel proprio terreno accuratamente nutrito con materiale organico quale letame o residui vegetali, altri coltivano in vaso con terricci altamente selezionati, altri più coraggiosi si affidano all’idroponica e infine vi è l’eterna battaglia tra chi utilizza fertilizzanti inorganici e chi utilizza fertilizzanti biologici organici, magari anche prodotti in casa. Ed è proprio grazie alle diverse “ricette” di nutrizione che si possono indurre diversi effetti sulla pianta come una maggiore produzione di infiorescenze e/o cannabinoidi e terpeni.

Chi ha ragione? Difficile dirlo: purtroppo è molto relativo e bisognerebbe valutare attentamente le variabili. Diversi agronomi in senso stretto e soprattutto fisiologi agrari (ricercatori che si occupano nello specifico di come i vari composti chimici si comportano all’interno della pianta) hanno cercato di fornire risposte al tema “Nutrizione della cannabis”.

I nutrienti altro non sono che le varie sostanze che la pianta assorbe e metabolizza, tra questi si può fare una distinzione tra quelli più assorbiti e quelli meno:
– Macronutrienti: azoto (N), fosforo (P), potassio (K).
– Mesonutrienti: calcio (Ca), magnesio (Mg), zolfo (S).
– Micronutruenti: molibdeno (Mo), cloro (Cl), sodio (Na), ferro (Fe), manganese (Mn), zinco (Zn).
– Biostimolanti: acidi umici, zuccheri, amminoacidi e alcuni tipi di fenoli.

La variabile “suolo”

Quando si decide di coltivare la canapa da infiorescenza, ci si chiede quale sia il miglior suolo che permetta una crescita ottimale. Tendenzialmente, in ambito agronomico, un buon suolo deve avere una buona capacità di scambio cationico (CSC), cioè una buona capacità di trattenere e rendere disponibili alla pianta i nutrienti. Tale caratteristica è influenzata dalla tessitura del terreno. Cioè dalle rocce da cui il terreno si è originato e dalla grandezza delle particelle, le quali si dividono in sabbia (grandi), limo (medie) e argilla (fini).

Tendenzialmente un terreno con una buona quantità di argilla tra il 20 e il 40% risulta avere un’ottima CSC, che permette di trattenere i nutrienti evitando di essere “dilavati” a ogni irrigazione. Tale discorso non è univoco poiché non tutte le argille risultano avere un’alta CSC, argille come la caolinite, ad esempio, presentano bassa CSC. Un terreno troppo argilloso (sopra il 40%) potrebbe creare grandi problemi, infatti trattiene molta acqua ostacolando l’ossigenazione delle radici. È fondamentale che il terreno presenti anche particelle grosse di sabbia, perlite o argilla espansa al fine di evitare ristagni e permettere una microcircolazione dell’aria nel terreno. È importante anche avere una componente organica nel terreno, comunemente detta “humus”. Essa è costituita da materiale organico quale letame o residui vegetali elaborati da batteri e funghi nel terreno. L’humus permette di aumentare notevolmente la CSC anche in terreni che ne sono poco dotati (ad esempio quelli prettamente sabbiosi e limosi), inoltre fornisce riserve di nutrienti, che vengono rilasciati nel terreno durante la degradazione dell’humus stesso.

Uno studio condotto nel 1997 ha messo in evidenza come i nutrienti vengono ripartiti negli organi vegetativi (fiori e foglie) all’interno di piante di canapa di 4 varietà coltivate su 4 suoli diversi. Le varietà prese in esame furono Carmagnola (Italia), Fibrimon 56R (Francia), Uniko BF2 (Ungheria) e Fibranova (Italia) e i suoli presentavano caratteristiche di tessitura e percentuali di nutrienti anche molto differenti tra loro. Lo studio ha evidenziato che una stessa varietà assorbe e ripartisce in maniera differente tra fiori e foglie i nutrienti in base al suolo in cui viene coltivata e che la medesima situazione avveniva persino tra diverse varietà coltivate sullo stesso suolo. Da ciò si deduce che la nutrizione nel suolo è molto complessa e che essa debba essere valutata attentamente dal coltivatore caso per caso in base alla varietà di canapa e al suolo.

Per evitare di cercare il terriccio migliore molti coltivatori di cannabis si affidano alla coltivazione idroponica. Con tale sistema la canapa acquisisce i nutrienti dalla sola acqua annullando la variabile suolo. Di sistemi idroponici ne esistono molti e sono più o meno complessi e possono essere costruiti anche a casa potendo contare su un minimo di dimestichezza manuale.

Il principio di base è che la pianta immerge direttamente le radici in acqua, la quale verrà arricchita di aria atmosferica mediante ossigenatori molto simili a quelli degli acquari al fine di prevenire l’asfissia radicale. Le radici in idroponica si sviluppano molto velocemente poiché non incontrano l’ostacolo del suolo, inoltre la pianta non deve fare fatica per cercare nutrienti poiché essi circolano all’interno della soluzione. Il metodo idroponico permette di avere risultati maggiormente standardizzati e permetterebbe di avere effettivamente piante con produzioni fisse di biomassa, cannabinoidi e terpeni, qualora avvenisse in un ambiente indoor con variabili di luce, umidità, anidride carbonica e umidità e seguendo tabelle nutrizionali accuratamente studiate per nutrire cloni provenienti da talee di un’unica pianta madre.

Vi piacerebbe mangiare ogni giorno pasta al pomodoro?
Molte volte il coltivatore si chiede quando e come sia meglio somministrare un determinato nutriente. È fondamentale avere un buon buffet di nutrienti che non comprenda solo NPK o booster di fioritura. Come nel caso degli umani, di tanto in tanto ci fa bene mangiare un bel piatto di pasta alla carbonara, una fetta di tiramisù oppure una bella pizza con vellutata di zucca e pistacchi con crosta riempita internamente di ricotta di bufala alla maniera dei pizzaioli napoletani, basta solo non mangiarli ogni giorno altrimenti si ingrassa e si potrebbe incorrere in problemi di salute. Le piante in definitiva ci assomigliano, anche loro sarebbero contente di mangiare altri nutrienti come ad esempio calcio e magnesio, ferro e zinco.

Di base si dovrebbero seguire le istruzioni del produttore del fertilizzante o del biostimolante sia per quanto riguarda i dosaggi che la fase di sviluppo in cui bisogna somministrare il prodotto, ma è anche vero che l’assorbimento dipende dalla varietà e dal terreno, quindi il coltivatore dovrebbe prima di tutto sperimentare e fare più tentativi con diversi prodotti e diversi dosaggi al fine di trovare la combinazione che più lo aggrada.

Un’indicazione molto valida di quali organi della canapa assorbono un determinato nutriente è possibile desumerla da uno studio del 2017. Si è notato su campioni vegetali disidratati che le infiorescenze contengono circa 50mg/g di azoto e fosforo, le sugar leaves (foglie prossime alle infiorescenze) circa 30mg/g e le fan leaves (foglie grandi da fase vegetativa) circa 20 mg/g. Il potassio invece risulta essere bilanciato nei vari organi tra i 20 e i 30 mg/g così come il ferro che risulta leggermente più alto nelle infiorescenze e nelle sugar leaves. Il calcio e magnesio invece sono maggiormente concentrati nelle fan leaves arrivando a 35mg/g contro i circa 10 mg/g delle infiorescenze. Per gli altri micronutrienti (manganese, zinco, cloro e sodio) ve ne sono tracce minime nei vari organi.

Da ciò si desume che azoto, fosforo, potassio e ferro necessitano di essere somministrate durante l’intero ciclo e aumentare leggermente gli apporti in fase di prefioritura e fioritura. Mentre calcio e magnesio dovrebbero essere somministrati all’inizio della fase vegetativa, aumentando gli apporti duranti la crescita della pianta e diminuirli progressivamente dall’inizio della fioritura in poi. Per gli altri micronutrienti sarebbe utile somministrare una tantum piccole dosi al fine di nutrire nella maniera più completa la pianta.

Una menzione interessante va ai biostimolanti di cui non vi sono studi rilevanti su cannabis ma un ragguardevole numero su altre colture. Un biostimolante è una sostanza che è in grado di stimolare i processi fisiologici delle piante, quali crescita, produzione di metaboliti e resistenza a patogeni e stress. Uno studio pubblicato nel 2014 ha permesso di vedere come un biostimolante a base di Medicago sativa una volta somministrato alle piante Capsicum chinensis (peperoncino), permetteva di avere notevoli incrementi di produzione sia di foglie che di frutti. In particolare si è visto che, con una sola somministrazione a una dose di 50ml/L di tale prodotto, il numero di foglie era triplicato rispetto alle piante non trattate. Allo stesso modo la massa dei peperoncini trattati risultava essere di 40g contro i 14g dei peperoncini non trattati (un incremento del +185% del peso).

Il biostimolante ha inoltre migliorato il metabolismo secondario della pianta incrementando la produzione di capsaicina (molecola che dà la sensazione di piccantezza) e i risultati sono stati estremamente “infuocanti”. La pianta trattata con il biostimolante presentava una quantità di capsaicina all’interno del peperoncino di 277 μg/g contro i 48 μg/g di quelli non trattati. In sintesi mangiare un peperoncino trattato con un biostimolante naturale può essere potenzialmente 6 volte più forte di uno non trattato. Applicare tale categoria di prodotti sulla canapa, che con il suo metabolismo secondario produce cannabinoidi e terpeni, sarebbe estremamente interessante. Inoltre l’utilizzo dei biostimolanti permetterebbe di applicare meno fertilizzanti e migliorare lo stato di salute e il vigore vegetativo della pianta, tali risultati si potrebbero avere esclusivamente nel momento in cui vi è una corretta dose e somministrazione di tali prodotti.

In conclusione, è evidente che la nutrizione della canapa risulta essere estremamente difficile e non univoca. Per questo il coltivatore deve comprendere le esigenze della propria varietà di canapa e dei propri prodotti nutrizionali al fine di scegliere le combinazioni per avere il miglior prodotto. L’unico vero consiglio è sperimentare ma con consapevolezza scientifica, considerando la pianta come un essere vivente con le sue esigenze e i suoi gusti.

Bibliografia
Bernstein, N., Jonathan Gorelick, J., Koch, S. (2019). Interplay between chemistry and morphology in medical cannabis (Cannabis sativa L.), Industrial Crops and Products, 9, 185-194.
Ertani, A., Pizzeghello, D., Francioso, O., Sambo, P., Sanchez-Cortes, S., & Nardi, S. (2014). Capsicum chinensis L. growth and nutraceutical properties are enhanced by biostimulants in a long-term period: chemical and metabolomic approaches. Frontiers in plant science, 5, 375.
Landi, S. (1997) Mineral nutrition of Cannabis sativa L., Journal of Plant Nutrition, 20:2-3, 311-326.




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