legge-omicidio-stradaleIl Parlamento ha approvato con il voto di fiducia il reato di “omicidio stradale”, inasprendo le pene per chi, guidando senza rispettare le norme del codice della strada, causa lesioni o la morte di altre persone. Ma la norma approvato rischia di andare a colpire indiscriminatamente i consumatori di sostanze, visto che rimane irrisolto l’annoso problema dell’attendibilità dei controlli. Specie per quanto riguarda la cannabis.

LE NUOVE MISURE INTRODOTTE DALLA LEGGE. L’omicidio stradale colposo diventa reato autonomo, graduato su tre varianti: resta la pena già prevista oggi (da 2 a 7 anni) per l’ipotesi base, quando cioè la morte sia stata causata violando il Codice della strada; la seconda, prevede invece da 8 a 12 anni di carcere per chi provoca la morte di una persona sotto effetto di droghe o in stato di ebbrezza grave (con un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro); la terza prevede, infine, la reclusione da 5 a 10 anni se l’omicida si trova in stato di ebbrezza più lieve (se il tasso alcolemico supera 0,8 grammi per litro) oppure abbia causato l’incidente a seguito di condotte particolarmente pericolose (eccesso di velocità, guida contromano, sorpassi e inversioni a rischio, ecc.). Vengono inasprite allo stesso modo le pene previste per le lesioni, se provocate da automobilisti sotto effetto di droghe: da 3 a 5 anni per le lesioni gravi e da 4 a 7 per quelle gravissime.

I CONTROLLI SULLE DROGHE NON SONO ANCORA ATTENDIBILI.
Le nuove misure, ovviamente, valgono per chi si mette alla guida sotto l’effetto di qualsiasi sostanza illegale, cannabis inclusa. Il pericolo però rimane sempre lo stesso che da anni denunciamo per quanto riguarda la contestazione dell’uso di droghe alla guida. La legge stabilisce chiaramente (art. 187 decreto legisl. 30 aprile 1992 n. 285 e successive modificazioni) che è reato la guida «in stato di alterazione psico-fisica». Ma a tutt’oggi non esistono metri di valutazione oggettivi per stabilire se un’automobilista è sotto l’effetto di sostanze al momento della guida o se il suo organismo risulta positivo ai controlli per avere assunto droghe anche diversi giorni prima dei controlli. Nel momento in cui si stabilisce che chi guida sotto effetto di droghe e viene coinvolto in un incidente mortale rischia la bellezza di 12 anni di carcere sarebbe opportuno rivedere l’intero sistema dei controlli e renderlo finalmente scientificamente attendibile al 100%.

I RISCHI DI UN PROVVEDIMENTO DEMAGOGICO. Senza la disposizione di dispositivi esatti e inattaccabili per valutare lo stato psico-fisico del conducente il decreto approvato rischia di tradursi in un provvedimento esclusivamente demagogico, come sottolineato dall’avvocato Carlo Alberto Zaina sulla pagina “Stupefacenti e Diritto”: «contestare un’aggravante come quella della guida sotto l’effetto di stupefacenti, che determina in casi specifici l’arresto dell’indagato, quando non esiste – a differenza della guida in stato di ebbrezza alcolica – una metodica che possa seriamente permettere di affermare che il conducente fosse in stato di alterazione da assunzione di sostanze psicoattive, costituisce ulteriore attestazione della demagogia che sottende al provvedimento. Io non sono affatto contrario a punire e duramente, chi guidando e violando il Codice della strada ferisce od uccide persone innocenti. Esigo, però che le leggi siano giuste e chiare e non siano redatte solo per compiacere qualcuno o per raccattare voti».





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