Come ogni anno si è tenuta a Colonia la Conferenza internazionale della European Industrial Hemp Association (www.eiha.org). Nella sua 15° edizione, tenutasi il 12 e 13 giugno, si è parlato dei recenti sviluppi dell’industria canapicola a livello mondiale, affrontando temi attuali e rilevanti per la crescita del settore. In primis, la necessità di portare, alzandoli, i livelli minimi di THC al pari di quelli dei paesi esteri così da dare la possibilità all’Europa di essere competitiva economicamente, oltre a regolamentare i livelli di THC negli alimenti con dei valori razionali e sviluppare una legislazione a livello comunitario sull’uso del CBD.

Presenti al tavolo di EIHA, sono intervenuti circa 340 partecipanti provenienti da 40 paesi del mondo per collaborare nella realizzazione di legislazioni adeguate da presentare a Bruxelles. Erano presenti i rappresentanti delle più importanti realtà europee ma anche di paesi extra-europei in cui il settore della canapa sta crescendo fortemente, cioè Canada, Stati Uniti e Cina.

Limiti di THC razionali in campo
Guardando alla storia della regolamentazione della canapa industriale, nel 1984 sono stati determinati per la prima volta in Europa i limiti di THC fissando un valore limite dello 0,5% (No 1430/82). La norma prevedeva che dal 1987 questo valore fosse ridotto allo 0,3%, giustificando questa decisione come “Protezione della salute pubblica”. Ciò era in linea con gli ultimi studi scientifici in materia. Nel 1976 Small and Cronquist utilizzarono il limite dello 0,3% di THC (peso secco) per distinguere tra “canapa” (Cannabis non da droga) e “Marijuana” (Cannabis da droga). Da allora, il valore limite del THC allo 0,3% è stato riconosciuto e utilizzato a livello internazionale per le varietà di canapa industriale, rimasto in vigore fino ad oggi in Canada e negli Stati Uniti.

Sorprendentemente, il regolamento nell’Unione Europea è stato modificato nel 1999 ed il limite è stato ridotto dallo 0,3% allo 0,2% (No 1251/1999). Questo ulteriore abbassamento del livello di THC venne giustificato per impedire la coltivazione di cannabis da droga nei campi industriali di canapa, senza mai presentare nessuna prova a sostegno di questa politica restrittiva. Infatti, da un punto di vista scientifico non vi è alcun motivo di porre un limite di THC dello 0,2%, esso è sicuro tanto quanto lo 0,3% per escludere ogni fine illegale. Inoltre, decenni di esperienza in Canada hanno dimostrato che i semi di canapa ad uso alimentare ottenuti da varietà con 0,3% di THC non hanno valori di THC più elevati, rimanendo sicuri e innocui per la salute umana.

Il problema reale è che il livello di THC concesso in Europa limita la scelta delle varietà per gli agricoltori, escludendo diverse genetiche dal mercato. Per esempio, a causa della limitazione dello 0,2%, l’industria alimentare Europea ha uno svantaggio competitivo significativo nei confronti dei produttori del Nord America e dell’Asia e, con l’aumento dei mercati alimentari derivati dalla canapa, questo problema diventerà ancora più evidente nei prossimi anni.

Ad oggi, l’obiettivo della European Industrial Hemp Association (EIHA) è di ripristinare il precedente limite di THC allo 0,3% basato su studi scientifici e ben funzionante all’estero, comunicando al Parlamento Europeo, alla Commissione europea e agli Stati membri la necessità di invertire e modificare il processo di inasprimento avvenuto nel 1999, garantendo la piena competitività dell’industria europea della canapa.

Limiti di THC elastici negli alimenti
EIHA chiede alla Commissione europea e agli Stati membri di aggiornare i valori di riferimento di THC negli alimenti sulla base delle recenti evidenze scientifiche. La proposta vede l’utilizzo di valori guida per semi (decorticati e interi), olio, farina e altri derivati.

Negli ultimi 20 anni i derivati dalla canapa si sono gradualmente inseriti nel mercato dei prodotti naturali, espandendosi velocemente date le innumerevoli applicazioni e proprietà benefiche del seme. Il primo prodotto ad essere entrato nel mercato alimentare è stato l’olio di semi nel 1995, mentre oggigiorno la gamma di prodotti si è ampliata notevolmente includendo farina, pasta, pane, biscotti, grissini, taralli, cracker, tisane, semi interi, semi decorticati, bevande energetiche, barrette proteiche, formaggi, birra, latte, prodotti cosmetici e altro ancora.

Attualmente sono pochi gli Stati europei che hanno stabilito dei limiti o linee guida per i valori di THC negli alimenti capaci di stare al passo con la ricerca scientifica e l’industria alimentare. Data la mancanza di una normativa comunitaria, alcuni Paesi hanno preso l’iniziativa di regolare questo settore in forte crescita; solo l’alimentare ha raggiunto infatti un volume di 40M di euro in Europa e un volume globale di 200M di euro (EIHA 2017).

La Svizzera rappresenta il caso più tollerante in Europa con i limiti più alti di THC registrati e mirati esclusivamente ad evitare effetti psicotropi. Per semi e farina 10 mg/kg; olio di semi 20 mg/kg; bevande non alcoliche 0,2 mg/kg; bevande alcoliche 5 μg/kg; pane e dolci 2 mg/kg; cibi vegetali 1 mg/kg. Questi limiti sono considerati dagli industriali come la proposta governativa più indicata al settore alimentare della canapa, capace di tutelare i consumatori e garantire l’elasticità necessaria alle aziende produttrici.

I Paesi Bassi si distinguono per la mancanza di regolamentazione; il loro approccio liberale riguardo ai prodotti contenenti THC è una conseguenza del suo mercato a uso ricreativo, un esempio unico in Europa.
Altro esempio interessante è la Germania; dopo la liberalizzazione della coltivazione della canapa nel 1996 l’istituto federale per la tutela della salute dei consumatori e della medicina veterinaria (BgVV) ha stimato che l’assunzione giornaliera accettabile di THC dovrebbe essere di 1-2 μg/kg di massa corporea al giorno (BgVV, 1997). Da queste stime sono stati ricavati i limiti di THC per vari prodotti. Olio commestibile 5 mg/kg; bevande alcoliche e non alcoliche 5 μg/kg; altri alimenti 0,15 mg/kg (BgVV, 2000).

Secondo la relazione consegnata da EIHA, la dose minima di THC somministrata ripetutamente per via orale capace di causare effetti psicoattivi negli adulti è di 2,5 mg/giorno (EIHA 2015). Questo equivale alla somministrazione di circa 40 μg/kg di peso corporeo al giorno se si assume un peso corporeo di 60 kg. Come detto precedentemente, per eliminare ogni incertezza il Governo Tedesco ha indicato una dose giornaliera massima di 1-2 μg/kg di massa corporea, circa 20-40 volte inferiore alla dose efficace nota più bassa (BgVV, 1997), valori che offrono un ulteriore margine di incremento rimanendo sotto la soglia di rischio del consumatore.

Generalmente tutte le parti della pianta di cannabis possono contenere cannabinoidi ed in particolare THC. I gambi e i semi presentano livelli molto bassi, le foglie possono avere concentrazioni di THC dieci volte inferiori ai fiori, e i gambi fino a cento volte. Concentrazioni più elevate possono derivare da eventuali contaminazioni con le inflorescenze, la parte vegetale dove si concentra il THC. L’inadeguata separazione dei semi dalla brattea può originare prodotti non conformi con gli standard (ancora da definire). La raccolta e la pulizia dei semi giocano quindi un ruolo decisivo nella concentrazione di THC e quindi nella conformità del prodotto.

In Italia persiste il vuoto normativo in materia, creando continui problemi ed ambiguità agli agricoltori e aziende alimentari. La legge 242/2016 denominata Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa assegna “entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge” al Ministero della Salute l’incarico di definire “i livelli massimi di residui di THC ammessi negli alimenti”, norma non ancora entrata in vigore. Nel 2017 è stata presentata una bozza a riguardo, che però ha suscitato non poche critiche visti i valori piuttosto bassi e incompleti: semi di canapa e farina di semi 2 mg/kg; olio di semi 5 mg/kg; integratori contenenti alimenti derivati dalla canapa 2 mg/kg. È fondamentale che le Istituzioni europee e nazionali dialoghino con gli operatori del settore, rappresentati da EIHA in Europa e Federcanapa in Italia, in modo da sviluppare un apparato legislativo in materia di THC negli alimenti capace di garantire la salute dei consumatori e l’elasticità necessaria alle aziende per poter lavorare, mettendo da parte i tabù proibizionistici, pregiudizi e conflitti di interesse.

Il CBD necessita di una regolamentazione europea
Un ulteriore impulso al settore è stato dato dal lancio di prodotti contenenti la sostanza non psicotropa cannabidiolo (CBD), che possiede lievi effetti calmanti ed importanti prospettive mediche per il trattamento di malattie come epilessia, dolori e infiammazioni, ansia e depressione, nausea e vomito, sclerosi multipla, disturbi neuro-psichiatrici, cancro e diabete. La domanda è alta ma non può essere soddisfatta a pieno per colpa del complesso mosaico legislativo europeo. Mentre i discount in Svizzera vendono già prodotti a base di CBD al pubblico, in diversi paesi d’Europa è possibile acquistarlo ufficialmente solo tramite prescrizione medica.

Purtroppo, data l’inesperienza della medicina moderna nei trattamenti a base di cannabinoidi, sono praticamente assenti protocolli medici che utilizzino il cannabidiolo. Ciononostante, la letteratura scientifica e i primi casi medici hanno dimostrato come il CBD sia efficace nel trattamento di molteplici patologie degenerative. Altrettanto importanti sono gli effetti del CBD quando somministrato a concentrazioni inferiori, apportando proprietà salutari e protettive date le sue caratteristiche antiossidanti, neuro-protettive e anti-infiammatorie.

Ad oggi, il CBD viene impiegato principalmente come integratore alimentare e nelle preparazioni cosmetiche. Il ventaglio di prodotti che contengono CBD è già molto esteso ed include fiori e trinciati di canapa, estratti come olio e cristalli, prodotti pronti all’uso come capsule, integratori alimentari, liquidi per sigarette elettroniche, sostituti del tabacco, oli essenziali, chewing gum, spray e unguenti. Come cosmetici sono state prodotte creme, pomate, balsami e protettori delle labbra.

Come detto precedentemente, negli ultimi anni l’interesse per il CBD è cresciuto fortemente e sono incalcolabili le aziende che hanno deciso di puntare su questo prodotto, forti del fatto che, al contrario del THC, il CBD non è soggetto a leggi sui narcotici e non produce effetti psicotropi. Per questo motivo EIHA sostiene lo sviluppo di una legislazione adeguata e armonizzata tra i Paesi dell’Unione Europea, tutt’oggi assente, capace di assicurare la protezione necessaria ai consumatori e produttori, sostenere l’attuale tasso di crescita a due cifre del settore, attirare nuovi investitori e stimolare la diffusione del prodotto dotato di dimostrate proprietà benefiche.

Entriamo nel dettaglio con la proposta formulata da EIHA nel 2017:
1) il CBD è un prodotto naturale non psicotropico né intossicante pertanto è giusto e ragionevole che non venga trattato dai Dipartimenti Nazionali Antidroga con regolamenti stringenti e non venga limitato da alcuna legislazione dell’UE.

2) EIHA è rigorosamente contraria ai tentativi di alcune aziende farmaceutiche di fare del CBD un farmaco a prescrizione obbligatoria, facendo l’interesse delle grandi aziende e danneggiando la giovane industria che sta puntando sui prodotti alimentari e cosmetici.

3) Inoltre, dato l’ampio e variegato spettro di effetti benefici e la sicurezza della sostanza, non vi è alcun motivo di limitare l’accesso al CBD.

EIHA propone un regolamento a tre livelli a seconda delle dosi e applicazioni:
• A dosi elevate (superiori a 200 mg al giorno) il CBD è da considerare come un medicinale e dovrebbe essere regolato come tale, includendo aspetti tecnici come l’area di indicazione, la via di somministrazione, la dose singola/giornaliera massima e le dimensioni della confezione.
• A dosi fisiologiche (tra 20 e 200 mg al giorno) il CBD dovrebbe essere considerato come un prodotto OTC (da banco/erboristeria) o integratore alimentare. Questo approccio è già applicato per molte sostanze come valeriana, glucosamina, la condroitina (solfato), Ginkgo Biloba, alcune vitamine e prodotti di ferro.
• A bassi dosaggi (inferiori a 20 mg al giorno) il CBD dovrebbe essere consentito senza alcuna restrizione, come nel caso dei prodotti alimentari.

È evidente come sia la dose a farne l’uso. Il CBD offre effetti farmacologici (alte concentrazioni), effetti protettivi (medie concentrazioni) e talvolta trascurabili (basse concentrazioni), ciascuno dei quali da regolamentare adeguatamente, tenendo a mente che è una sostanza naturale benefica, priva di effetti collaterali rilevanti e capace di rilanciare l’economia agricola dato l’importante valore economico.

Biografia
Appendino G., Chianese G., Taglialatela-Scafati O. (2011): Cannabinoids: Occurrence and Medicinal Chemistry Current Medicinal Chemistry, 18, 1085-1099
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EIHA Press Release: The European Industrial Hemp Association (EIHA) demands rational THC limits for industrial hemp in accordance with international regulations
Ernest Small and Arthur Cronquist (Aug. 1976) A Practical and Natural Taxonomy for Cannabis, Taxon Vol. 25, No. 4, pp. 405-435″
Hampson, A. J., Grimaldi, M., Axelrod, J., & Wink, D. (1998): Cannabidiol and (-−) Δ9-tetrahydrocannabinol are neuroprotective antioxidants. Proceedings of the National Academy of Sciences, 95(14), 8268-8273.
HempConsult: THC regulations regarding industrial hemp in the EU
Position paper of the European Industrial Hemp Association (EIHA) on: Reasonable regulation of cannabidiol (CBD) in food, cosmetics, as herbal natural medicine and as medicinal product (2017)





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