Il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha emesso una circolare nella quale spiega alle forze di polizia come comportarsi nei confronti dei commercianti che vendono cannabis light. La circolare è datata 31 luglio ma solo ieri è diventata di dominio pubblico.

Nel testo della stessa l’iperattivo vicepremier leghista autorizza a trattare come una sostanza stupefacente tutta la cannabis light che riveli concentrazioni di THC superiori allo 0,5% e a valutare la condotta dei commercianti che la vendono “sulla base del Testo Unico in materia di sostanze stupefacenti e del perimetro sanzionatorio della normativa antidroga”.

Insomma, se la canapa non rispetta il limite dello 0,5 per cento di Thc (che secondo la normativa italiana è la concentrazione sopra il quale la cannabis va considerata droga, nonostante la legge sulla canapa tolleri fino allo 0,6% nelle coltivazioni) oppure non rientra nell’elenco delle 64 varietà definite industriali a livello europeo, va considerata sostanza stupefacente.

Le conseguenze sono la contestazione del reato di spaccio per il titolare del negozio e la segnalazione al Prefetto dei consumatori, i quali rischierebbero quindi di subire le pene amministrative riservate agli assuntori di droghe. Nessun rischio invece per i coltivatori, come previsto dalla legge sulla canapa.

Nella circolare il ministro cita come base del provvedimento ben 10 operazioni sequestri di polizia ai danni di commercianti. Tuttavia, come sottolineato dall’avvocato Carlo Alberto Zaina, omette di sottolineare come in nove di questi casi “l’autorità giudiziaria abbia annullato i sequestri per illegittimità, oppure i procedimenti siano stati archiviati con restituzione dei prodotti agli aventi diritto”. 

Un provvedimento che quindi autorizza le forze dell’ordine a proseguire nell’ondata di controlli e sequestri nei confronti dei negozi di cannabis light. Mentre il governo, almeno per il momento, continua a non rispondere agli operatori del settore che da tempo chiedono che vengano riscritte le regole del mercato per permettere a tutti di lavorare senza il rischio di trovarsi in zone grige della legge, sottoposte all’arbitrio di polizia e magistratura. Richiesta che dopo la circolare di Salvini è stata ribadita da coltivatori e aziende del settore.

Per ora, come ribadito dallo stesso avvocato Zaina, in verità cambierà poco o niente. I commercianti continueranno a vendere cannabis light certificata, la polizia continuerà a fare sequestri arbitrari (ora incitata pure dal ministero) e la magistratura verosimilmente continuerà ad archiviare e restituire il maltolto ai commercianti. Una circolare che serve solo a spaventare gli operatori del settore e mettergli ulteriormente i bastoni tra le ruote e una nuova dimostrazione dell’approccio medievale con cui la lega affronta la questione canapa.

A questo link può essere consultato il testo integrale della circolare.

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