I Cannabis Social club spagnoli rischiano la definitiva messa al bando dopo che l’ultima sentenza della Corte Suprema Spagnola ha deliberato che la regolamentazione locale della Catalogna in materia di stupefacenti non può differire dalla normativa vigente nel resto del Paese. Pertanto il vuoto normativo con il quale il Parlamento catalano ha tacitamente consentito il proliferare dei Cannabis Social Club è stato colmato seppur in parte.

In subbuglio i gestori delle asociaciónes, la cui federazione ha richiesto di sedere al tavolo istituito dal Comune catalano per risolvere la controversia legale.

Ricordiamo come ad oggi Barcelona rappresenti una meta turistica di passaggio per molti consumatori di cannabis, che apprezzano di buon grado il modello dei CSC (cannabis social club) catalani. Di fatto associazioni senza scopo di lucro, ma il cui gettito fiscale fa da volano all’indotto, dalla ristorazione agli alberghi locali.

È curioso come per la polizia locale, con dati reali alla mano, il modello dei CSC rappresenti un deterrente verso il mercato nero ed il consumo in strada; mentre per le autorità governative di Madrid il fenomeno è da considerarsi un esperimento mal riuscito sulla carta tanto da irrompere con l’ennesima sentenza su un tema già ampiamente discusso in passato.

Si preannunciano controlli a campione da parte delle autorità locali, al fine di contrastare il fenomeno della promozione della cannabis all’interno di circoli che dovrebbero essere privati, ma che molto spesso aprono le porte soprattutto ai turisti per ben ovvi motivi. Le entrate dei social club derivano in gran parte dalle quote annue di iscrizione con cui un gruppo di cittadini delega il club per la coltivazione del proprio fabbisogno annuo di cannabis e derivati. Con questa nuova sentenza la Corte Superiore sostiene il ritiro delle licenze comunali del 2016 che hanno regolato questo tipo di locali. Ricordiamo come Il Consiglio
Comunale guidato dalla sindaca Ada Colau, abbia già presentato ricorso in Cassazione che è stato respinto dalla corte lo scorso aprile.

L’intero consiglio comunale ha inoltre creato un gruppo di lavoro interno che coinvolge le aree servizi legali, salute, sicurezza e urbanistica per formulare proposte di modifiche legislative e studiarle con la Generalitat e il Governo. In attesa che questo gruppo di lavoro trovi la quadra, la realtà è che la notizia, resa pubblica dal consiglio comunale in un comunicato la scorsa settimana, aggrava il limbo giuridico che perseguita queste associazioni.

I club continuano a chiedere a gran voce una regolamentazione della loro attività per fermare un mercato nero che, secondo gli stessi Mossos d’Esquadra (polizia catalana) è diventato una minaccia per la pace sociale in Catalogna per la sua capacità di permeare e corrompere i poteri pubblici.





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