Dall’incontro della Commissione ONU sulle Droghe (CND) e dell’International Cannabis Policy Conference, due summit che si sono tenuti a Vienna i primi di dicembre, ci si aspettava che l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) pubblicasse finalmente le sue considerazioni sulla cannabis. Già pochi mesi fa, il comitato di esperti aveva anticipato alcuni dettagli promettenti che dimostravano che la cannabis è una pianta dal potenziale terapeutico e che quindi non è corretto tenerla ancora nella Tabella I (altamente additiva e soggetta ad abuso), assieme all’eroina e ad altre sostanze.

La marijuana è inserita in questa tabella dal lontano 1961 e il summit di Vienna era dunque l’occasione ideale per riclassificarla. Purtroppo il portavoce dell’OMS ha dichiarato che «non c’è stato tempo sufficiente per portare a termine il processo di approvazione»; una decisione che ha deluso non poco i partecipanti (politici, attivisti, ricercatori, operatori sanitari, attori locali…) e che, secondo Kenzi Riboulet di FAAAT, è dovuta probabilmente alle pressioni effettuate da parte di alcuni governi e da altri gruppi che non vogliono la pubblicazione di uno studio scientifico e indipendente sull’utilizzo terapeutico della cannabis. Come mai?

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