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Il nostro viaggio in Norvegia ha inizio da Andenes e si conclude ad Oslo. Andenes è la città più a nord dell’isola di Andoy, nell’arcipelago delle Vesteralen, da qui scenderemo verso sud con differenti mezzi di trasporto, dapprima in automobile, poi in treno, in traghetto e persino a piedi. Nei febbrili giorni antecedenti la partenza ci si rassicurava a vicenda sulla destinazione scelta per le nostre, ormai finite, vacanze. “Abbiamo fatto una buona scelta?”, “Troveremo bel tempo?”, “Soffriremo il freddo?”, ci ripetevamo fino alla noia queste ed altre domande. Come in tutti i viaggi ci voleva un po’ di fortuna e proprio nella sorte confidavo – avendo io spinto, più di altri, per andare in Norvegia – e così rassicuravo il gruppo che avremmo addirittura evitato la pioggia di Bergen, la città più piovosa al mondo. E invece… I tre giorni di soggiorno a Bergen saranno funestati da 72 ore di pioggia ininterrotta, ben oltre ogni peggiore previsione, per non parlare delle nebbie del nord, tali e quali a quelle della nostra pianura padana, eppure quanti sensi risveglia la poderosa natura norvegese con i suoi paesaggi forti!

Giunti a casa, chi più chi meno, tutti eravamo entusiasti dell’esperienza vissuta. Personalmente la Norvegia è stata la nazione che ha fatto nascere in me un piccolo viaggiatore. Paesaggi forti, dunque, ma non solo. Partendo alla volta della terra dei vichinghi quel che sorprende è la gente. I Norvegesi hanno un inaspettato cuore caldo a dispetto delle temperature e di quel che s’immagina senza averli conosciuti. Sì, forse un pò difficili da avvicinare, diffidenti verso il turista, ma soltanto all’inizio. A tal proposito riaffiora il ricordo di un intero pomeriggio trascorso in un pub di Andenes con il morale a terra per le avverse condizioni atmosferiche. Dovevamo salpare dal porticciolo per un’escursione in mare ad osservare da vicino le balene, ma la nebbia lo impediva e, quel che è peggio, le previsioni meteorologiche per la settimana erano orribili. Avevamo chiesto informazioni in diversi posti sperando che qualcuno, almeno qualcuno, non ci sconsigliasse di partire verso la mèta del nostro viaggio: “il globo di Capo Nord”, l’incanto del sole che non scende mai sotto la linea dell’orizzonte, il cosiddetto “sole di mezzanotte”. L’ufficio del turismo, la stazione della polizia, il capitano del porto, il responsabile del pub, un’agenzia di viaggi, da tutti avevamo ricevuto un’unica identica e amara risposta: “Non andate troverete brutto tempo”. Sfumato l’obiettivo del viaggio, abbiamo passato l’intero pomeriggio in un pub a ristudiare l’itinerario. Eravamo poco sotto al 70° parallelo nord, faceva freddo, c’era nebbia e piovigginava, ma tra infinite e inconcludenti discussioni finiamo per conoscere alcuni giovani del posto. La simpatia ha fatto dimenticare il brutto tempo e Capo Nord. Così, ad Andenes, ha inizio il nostro viaggio.

Nei giorni seguenti approfittiamo della loro disponibilità (alla fine si riveleranno delle impareggiabili guide…) e compagnia per esplorare gli arcipelaghi delle Vesterålen e delle Lofoten. In queste isole sembra davvero di essere in un paese delle favole, sarà per la nebbia, sarà per le storie raccontateci dai nostri compagni, chissà…ma sembrano posti creati per sognare.

Quando lasciamo le isole il viaggio riserva, finalmente, belle giornate di sole. Percorriamo quella parte di paesaggio che più di tutte s’identifica con la Norvegia, ovvero le zone costiere ed i fiordi. Sono centinaia, piccoli e grandi, e s’insinuano per migliaia di metri dal mare aperto fino ai monti. Un’immagine rimarrà indelebile se visiterete la Norvegia: le cime innevate che contrastano con il blu del mare, così come certamente non dimenticherete la freschezza e la purezza dell’aria. Percorriamo strade che sono un susseguirsi di curve e repentini cambi di pendenze, saliamo e sbarchiamo di continuo da lenti traghetti, mezzi di cui non si può fare a meno per attraversare i fiordi, accorciando tragitto e tempi. Dai traghetti la visione dei fiordi è anche migliore che non dalla strada. Possenti cascate ci accompagnano per tutto il percorso. Siamo in treno quando vediamo una linea bianca correre lungo i prati verdi. Si tratta di pietre colorate di bianco poste in fila, una dopo l’altra, opportunamente messe ad indicare il 66°33’ di latitudine nord, ossia il circolo polare artico. Ci dicono che sul treno che proviene dalla parte opposta, cioè da sud verso nord, viene anche rilasciato un certificato che attesta il passaggio del circolo polare.

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Il viaggio, tra un fiordo e l’altro, continua ora con un’escursione a piedi su qualche sperone roccioso per ammirare il panorama dei fiordi dall’alto, talvolta con una capatina a visitare qualche caratteristica chiesa di legno, e così chilometro dopo chilometro giungiamo a Bergen. Dopo giorni di bel tempo ci aspettano tre giorni di pioggia fitta e continua, ma la città si rivela lo stesso entusiasmante. E’ curioso osservare come tutta la gente, grandi e bambini, girino senza ombrello nonostante la pioggia battente, indossando semplicemente incerate o k-way e stivali di gomma di tutti i colori che rendono particolarmente ridicoli alcune donne e uomini d’affari. Imperdibili sono il mercato del pesce sul molo (una festa per quantità e specie), e le casette tra le strette viuzze del centro. Saliamo anche sulla funicolare, ma il panorama è offuscato dalle solite brume.

Prima di arrivare ad Oslo è d’obbligo fermarsi a quell’icona cui ogni norvegese è legato, riportata su tutti i depliant dell’ente del turismo e sui cataloghi dei tour operator: il “Preikestolen”, in altre parole il Pulpito. Dall’alto dei suoi 604 metri si ha un panorama grandioso sullo stretto fiordo di Lysefjord. Siamo fortunati, stavolta la giornata è stupenda e limpida a tal punto da permetterci di vedere persino il mare aperto. Lungo la camminata, di due ore circa, necessaria per raggiungerne la sommità si aprono viste magnifiche. Come già ho osservato, questo è quanto uno si aspetta dalla terra dei vichinghi, una natura padrona e assoluta!

Ma è un altro l’aspetto che mi ha più colpito della Norvegia. Cercherò di spiegarvi le mie emozioni poiché nessuna guida potrà mai comunicarvi e trasmettervi quella sensazione, che la gente del posto riesce a darti, di far parte della loro terra, di far parte di quella natura eccezionale, un insieme di sensazioni che ho provato e sentito soltanto là, in Norvegia. Visitare la Norvegia è anche incontrare un popolo orgoglioso e fiero della sua storia, della sua terra. Si potrà obiettare: “E chi non lo è?”. La differenza sostanziale sta nel fatto che per la gente di Norvegia la loro terra è la loro casa, il rispetto per la natura è totale. Nessun norvegese butterebbe mai della spazzatura per terra in quanto la natura è la sua casa. Noi italiani rispettiamo la nostra abitazione e mai ci sogneremmo di buttare dell’immondizia sul pavimento, mentre diversamente ci comportiamo, ad esempio, in spiaggia o in montagna. Se buttate della carta per terra in Norvegia sarà come se la buttaste in casa di un norvegese. Siete avvertiti. Il popolo norvegese è a torto creduto freddo ed inospitale. E’ tutt’altro invece! La gente di Norvegia è affabile.

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Ne sono un’inconfutabile prova la condivisione vera e sentita per il mal tempo incontrato negli arcipelaghi, gli amici di Andenes, l’ospitalità ricevuta da una famiglia e dal villaggio intero di cui siamo stati ospiti. In questo villaggio, uno dei tanti dislocati lungo le sponde dei fiordi, immersi letteralmente nella natura, accecati dall’irreale verde brillante abbiamo scoperto un mondo diverso: l’insospettata cordialità del popolo norvegese, gli sguardi delicati e penetranti di un’umanità che vive per metà dell’anno con una natura ostile e che tuttavia riesce ad amarla. Qui non siamo stati solo ospiti, ma parte integrante della piccola comunità di pescatori. Non abbiamo mai avvertito alcun disagio e tanto meno ci siamo sentiti degli estranei o degli intrusi. Quanti indimenticabili flash: i dolci visi dei bambini, le bellissime ragazze che vendevano il pesce, giovani e anziani impegnati a pescare, persone che porteremo sempre nei nostri ricordi.

Infine, eccoci ad Oslo. Questo, purtroppo, sta a significare che il viaggio volge verso il suo termine. Oslo, capitale norvegese, è allo stesso tempo una metropoli e una landa selvaggia: grattacieli, night club, negozi di ogni genere, ma anche boschi, aria pulita e una vita balneare che non ha nulla da invidiare al Mediterraneo. Non avrei mai creduto di trovare immacolate spiagge di sabbia e di vedere gente fare il bagno e prendere il sole ad Oslo, in pieno Mar del Nord! Norvegia, paesaggi forti, dunque, montagne dai fianchi ripidi lungo i bellissimi fiordi, cascate potenti e fragorose, ghiacciai maestosi, vasti altipiani, verdi vallate, aria pura, gente aperta e gentile…un viaggio che vale la pena fare!

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Adriano Socchi

 





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