Amiruddin Nadarajan Abdullah, un nonno malese di 62 anni, è al centro di un caso che lo ha portato alla ribalta nazionale come uno dei più famosi sostenitori della legalizzazione della cannabis medica.

“Dr Ganja”, come è stato soprannominato dai media locali, rischia la condanna a morte per aver venduto barrette di cioccolato e brownies a base di olio di semi di canapa, in un paese, la Malesia, in cui la cannabis, anche per scopi medicinali, rimane illegale e altamente tabù.

La Malesia, infatti, ha alcune delle leggi sulla droga più severe al mondo ed è in netto contrasto con le restrizioni allentate nella vicina Thailandia. Le discussioni aperte sulla cannabis, medica o ricreativa, rimangono un tabù e il suo traffico è punibile con la morte.

Ma attivisti locali restano fiduciosi e affermano che gli atteggiamenti all’interno del paese stanno cambiando, con i politici del precedente governo riformista che propongono persino una legislazione per depenalizzare la marijuana medica.

Il coinvolgimento del dottor Ganja nella causa è avvenuto in maniera del tutto casuale, gli fu diagnosticato un doloroso tumore al midollo spinale che gli fece perdere un rene, lottando con il dolore cronico e la stanchezza correlata al cancro è andato alla ricerca di trattamenti alternativi.

Ha così iniziato ad usare olio di diverse parti della pianta di cannabis, iniziando a vedere miglioramenti notevoli, il dottor Ganja ha cominciato ad accogliere i malati di cancro e coloro che soffrono di altre condizioni di salute fisica e mentale nella sua casa.

Usava la cannabis per preparare alimenti come brownies, cioccolatini e miele medicinale. Inoltre, gestiva anche una pagina Facebook in cui condivideva “storie di successo” e difendeva la legalizzazione e la depenalizzazione della marijuana medica. Nel 2017, il dr. Ganja è stato arrestato e accusato di 36 reati ai sensi del Dangerous Drugs Act della Malesia, da allora sia la pagina che il suo account personale sono stati disattivati ​​e cancellati.

Le ultime foto mostrano un uomo fragile e anziano, ammanettato a una sedia a rotelle e accompagnato da agenti di polizia a un’udienza in tribunale rischiando la pena di morte; gruppi per i diritti umani stimano che più di 1.000 persone rimangano nel braccio della morte in Malesia per reati di droga.

Tra questi c’è anche il fondatore del Malaysian Marijuana Education Movement, che è in attesa di un ultimo appello e persino un venditore di latte di cocco dell’isola di Penang, recentemente condannato a morte per aver venduto cannabis all’interno di un mercatino locale.





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