Dopo le promesse, il silenzio. E così i pazienti del Comitato Pazienti Cannabis Medica e quelli dell’Associazione Pazienti Cannabis Medica si sono nuovamente rimboccati le maniche, hanno ripreso carta e penna, e hanno scritto di nuovo alle istituzioni. Senza nessuna pretesa e senza nessuna provocazione, ma con la consapevolezza che dal ministero della Salute debbano arrivare delle risposte rapide e chiare.
E oltre ad una lettera aperta firmata da decine di medici, farmacisti e pazienti inviata al ministro della Salute Roberto Speranza, al vice Pierpaolo Sileri e ai dirigenti Germana Apuzzo e Achille Iachino, hanno anche lanciato una raccolta firme online (su Change.org).

«Questa è l’ulteriore lettera di denuncia che verrà inviata al ministero e i suoi tecnici che continuano a calpestare l’articolo 32 della Costituzione della Repubblica Italiana», scrivono in modo fermo nell’apertura della denuncia online per poi rilanciare tutte le problematiche che sussistono per migliaia di pazienti italiani che utilizzano la cannabis medica per la propria patologia, rinnovando un appello alle istituzioni per sottolineare le difficoltà che quotidianamente vivono sulla loro pelle.

Istanze che erano state raccontate a voce proprio dal Comitato, in un incontro online avuto a fine luglio con il viceministro Pierpaolo Sileri, che aveva risposto dicendo che il tempo delle attese era finito e che era giunto quello di mettersi al lavoro per risolvere i problemi. Dalla fine di quella chiacchierata è tornata la carenza di cannabis, è stata emanata una circolare secondo la quale sarebbero vietati gli oli e le resine e anche la consegna con corrieri dei prodotti a base di cannabis dalle farmacie, e poi un decreto che inserisce le composizioni orali con CBD naturale nella tabella dei medicinali all’interno del testo unico sugli stupefacenti. Chissà cosa sarebbe successo se l’intenzione fossa stata l’opposta.

Nella lettera viene ricordata la situazione insostenibile per la continua carenza di cannabis, i dubbi sulla circolare del 23 settembre, chiedendo che venga abolita, l’erogazione tramite SSN, la garanzia della continuità terapeutica, l’aggiornamento delle patologie, l’aumento di importazione e produzione di cannabis, i corsi per i medici, la ricerca scientifica e la definizione dei criteri per il rinnovo della patente per chi fa uso di cannabis.

I punti chiave, ad oggi restano la domanda sulla spedizione del farmaco e la carenza di cannabis: «Molti di noi sono disabili e distanti dalle farmacie, e non hanno la possibilità di recarsi fisicamente prima per portare la ricetta e poi per ritirare il prodotto. Con costi e tempi inimmaginabili per un malato e la sua famiglia. Ci chiediamo come sia solo possibile immaginare un simile sacrificio per persone già così provate dalla sofferenza». E sulla carenza spiegano: «Le farmacie sia territoriali che ospedaliere, non hanno approvvigionamenti costanti e quindi ci si trova in una situazione a macchia di leopardo: in molte regioni i malati si sono trovati in condizioni veramente terribili, senza fornitura per settimane, persino in ospedali pubblici con bambini in terapia».





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