E’ un problema di cui ci siamo accorti leggendo alcuni commenti ai nostri articoli o (peggio) le esternazioni di gestori di nuovi “canapa shop”, motivo per cui abbiamo pensato che servisse fare un po’ di chiarezza sulla denominazione Cannabis Sativa L., che non sta assolutamente per Cannabis Sativa Light.

E’ il nome scientifico della pianta di cannabis della varietà sativa, utilizzato da diverso tempo, nonostante il disaccordo di alcuni studiosi, per differenziarla dalla Cannabis Indica e dalla Ruderalis, le tre famiglie in cui viene comunemente suddivisa la pianta di cannabis.

La L. non sta ad indicare la cannabis light, che non è una specie a se stante ma semplicemente un’espressione per indicare cannabis a basso contenuto di THC, bensì indica colui che primo l’ha classificata, Carl Linnaeus per il quale esisteva solo una specie di questa pianta, che racchiudeva tutti i sottotipi, da lui chiamata appunto in questo modo.

Come raccontato dal nostro collaboratore Matteo Melosini proprio qui su Dolce Vita, successivamente vennero fatte altre distinzioni riguardo le potenziali famiglie della cannabis. “Jean-Baptiste de Lamarck (1744 – 1829), determinò che i ceppi di cannabis provenienti dall’India sono differenti da quelli europei, chiamando così la nuova specie appunto C. indica Lam.”, mentre più tardi: “Sono state successivamente proposte ulteriori famiglie di Cannabis indipendenti come la C. ruderalis Janisch, scoperta dal botanico russo D.E. Janischevsky durante studi effettuati su varietà spontanee cresciute nella Russia centrale e la C. chinensis Delile. Entrambe le varietà però non sono state ritenute “autonome” e quindi vengono classificate come sottospecie appartenenti alla larga famiglia della C. sativa”.

Secondo Shantibaba, che ha affrontato la spinosa questione nella sua rubrica sulla nostra rivista, “Si direbbe che la Cannabis Sativa sia stata utilizzata maggiormente per la sua fibra e per la produzione dei semi, senza essere messa in relazione all’idea di droga che può derivare dalla cannabis. Invece la Indica pare essere la famiglia di cannabis più diffusa, e che ha un grado di parentela con tutte le varietà produttive come le varietà di Korea, Cina e Giappone, così come quelle afgane, indiane e tailandesi. Oggi, a differenza del passato la distinzione è meno netta, quando parliamo di strain a foglia sottile (Narrow Leaf Drug strains, NLD) ci riferiamo solitamente alla Cannabis Sativa, mentre che quando parliamo di strain a foglia larga (Broad Leaf Drug strains, BLD) ci riferiamo alla Indica”.

Ad ogni modo si tratta di classificazioni umane per una pianta che è sempre la stessa, indipendentemente dall’utilizzo che si sceglie di farne. Infatti esistono specie a predominanza sativa che vengono utilizzate a scopo medico o ricreativo, e altre che vengono invece utilizzate per scopi agro-industriali, così come in India le piante autoctone vengono utilizzate sia per scopi religiosi, che per fini industriali come il tessile e la bioedilizia.





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