DisinformazioneIl 10 ottobre l’ANSA ha pubblicato il seguente articolo:
(ANSA) – ROMA, 10 OTT – La Commissione Giustizia del Senato ha depenalizzato il reato di chi viola le regole per la coltivazione della Cannabis. E’ stato approvato infatti un emendamento al provvedimento sulle pene non detentive a firma di Giuseppe Lumia che trasforma in illecito amministrativo la violazione delle prescrizioni per la coltivazione della Marijuana.
Com’era prevedibile, il tam tam della notizia ha fatto il giro del web.

E’ bene ricordarsi sempre che i mass media cercano di attirare l’attenzione dei lettori con titoli sensazionalistici ma nello stesso tempo fuorvianti e inesatti, come in questo caso (e in altri successi in passato). Questa per quanto ci riguarda si chiama disinformazione e noi da sempre cerchiamo di combatterla.

Pubblichiamo di seguito il commento legale del nostro avvocato Carlo Alberto Zaina, che chiarisce bene la questione: Attenzione, non fatevi prendere da entusiasmi eccessivi, perché non ve ne è ragione, purtroppo. In primo luogo la notizia è proposta in modo fuorviante ed inesatto. L’emendamento approvato è il seguente 1.0.100/31 LUMIA, CAPACCHIONE, CIRINNÀ, FILIPPIN, GINETTI, LO GIUDICE, MANCONI All’emendamento 1.0.100, al comma 2, lettera c), dopo il numero 6), aggiungere il seguente: «6-bis). Articolo 28, comma 2 del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309;». La norma emendata è l’emendamento 1.0.100 comma 2 lett. c) che recita “Trasformare in illeciti amministrativi le contravvenzioni punite con la pena alternativa dell’arresto o dell’ammenda, previste dalle seguenti disposizioni di leggi speciali”. Vale a dire che si interviene sull’art. 28 dpr 309/90 che disciplina effettivamente la coltivazione dichiarandola illecita in assenza di autorizzazione, ma l’emendamento approvato tocca il comma 2° di tale articolo, che tratta solo del mancato rispetto delle prescrizioni e delle garanzie che tale autorizzazione comporta. A mio avviso dunque si tratta di un intervento inutile perché la norma da riformare principalmente è l’art. 73 che è la norma in base alla quale si viene puniti (dove si dimostra che i politici spesso si muovono in buona fede ma erroneamente e non hanno una visione ad ampio respiro dei processi di modificazione normativa). Non vi è alcun raccordo, quindi, con le norme penalmente rilevanti. Non cambia nulla in pratica.

In secondo luogo, ammesso e non concesso che l’intervento possa avere qualche valore (ma così non lo ha affatto) si tratterebbe di una proposta che deve passare, poi, alla Camera e poi dovrà andare in aula in entrambi i rami del Parlamento. Dunque allo stato potrebbe essere un primo passo di un lungo cammino. Continuo a pensare che non si possa definire questioni del genere sulla base di emendamenti, senza intervenire in modo chiaro ed univoco.

fonte: enjoint.com





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