Interviste

Nico Royale

2015-03-09 01.49.41 pm

NicoRoyale è un giovane bolognese che da parecchio tempo scalda la scena del Reggae italiano. Reduce dal recentissimo festival LakeSplash 2008 e pronto a far uscire il suo nuovo disco intitolato “Singa”, eccolo qui per raccontare qualcosa di lui e della sua musica a tutti i lettori di DolceVita!

Nico, tu fai musica da un sacco di tempo, cosa ti a portato a scegliere di diventare un musicista? E perché proprio il reggae?
La musica non è stata mai una scelta ma una necessità. Avevo bisogno di esprimermi e la musica è stato il modo più diretto per farlo e quello che sentivo più mio. Il reggae forse è stata una scelta, ma neanche troppo consapevole. Ho iniziato a 12 anni come chitarrista in varie band, poi batterista in un gruppo punk, e poi da quando ho scoperto il reggae non l’ho più lasciato. Però sinceramente non considero molto i generi, mi interessa più superarli che seguirli anche se la musica giamaicana, per me, ha una marcia in più.

Tu sei bolognese e sicuramente avrai un rapporto profondo con la tua città, ma so che con la tua musica ti sei spinto anche oltreconfine, Messico, Cuba, e Panama sono state le mete di alcuni tuoi viaggi, cosa ti è rimasto di queste esperienze? Hanno influenzato la tua musica?
Certo che mi hanno influenzato! Sono stato in posti in cui la musica ha un ruolo molto importante nella società, riempie la vita delle persone e colora le strade delle città. Non come qui dove a con la richezza e lo sviluppo siamo diventati tutti apatici e chiusi nei nostri appartamenti. Laggiù ho imparato che cantare è la cosa più naturale che esista e che unisce le persone, che ballare è comunicare con il corpo e che mettere due casse in mezzo alla strada non è un reato!

Sta per uscire entro pochi giorni il tuo ultimo album dal titolo “Singa”, parlaci un pò di questo disco e del percorso che ha portato alla sua realizzazione…
Questo disco ha una storia lunga più di 2 anni. E’ una storia travagliata e sinceramente non vedo l’ora che sia fuori così da poter pensare al futuro! In realtà questo tempo mi è servito perchè mi sono evoluto artisticamente e ho capito alcune cose di cui farò tesoro in futuro. I primi pezzi addirittura sono registrati nel salotto di Mickey Tuff (Forward the Bass) mentre dal 2006 in avanti ci siamo trasferiti nello Studio 61, negli stabilimenti del Vag 61, a Bologna. Alle produzioni oltre a Mickey e Adriano (Forward the Bass-Audioplate records) ci sono alcuni dei migliori produttori italiani come Segnale Digitale, Macro Marco, Zuingo Comunication, Fire Pon Rome, Bizzarri, oltre ad alcune basi create e suonate da me. Ci troverete molti pezzi nuovi che tengo nel cassetto da un bel pò. Dal new roots, alla dancehall fino al nyahbinghi e all’ r’n’b. Lo ripeto non vedo l’ora esca così che possiate ascoltarlo!

Però la tua carriera non si limita al ruolo di cantante, so che hai vestito anche i panni dell’attore in un film della regista Enza Negroni (autrice tra l’altro di “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”) intitolato “Quanti siamo quelli che siamo” e incentrato sulla realtà degli ultras bolognesi. Com’è stata l’esperienza del set cinematografico? Come cambiano le sensazioni dal palco di un concerto alla scenografia di un film?
Sinceramente conosco bene il palco, ma credo di non sapere niente di cinema! Forse proprio per questo potrei avere un futuro. Mi piacerebbe ci fossero registi che, come Pasolini, prendessero i ragazzi dei paesi e li facessero recitare in maniera naturale, raccontare storie di vita. Anche Pupi Avati a volte viene a Sasso Marconi in cerca di materiale umano. Dicono che siamo pazzi da queste parti…

Tornando alla musica, avrai di certo sentito quello che succede ad artisti come Capleton o Sizzla in moltissimi paesi europei ma non solo. Mi riferisco al fatto che i loro concerti vengano proibiti ed apertamente osteggiati anche tramite manifestazioni, (com’è successo a Roma…), a causa della pericolosa dose di omofobia insita nei loro testi. Come ti poni di fronte a questa situazione?
Domanda difficile. Perchè comunque credo che nessuno possegga la verità assoluta nella vita. Certamente io rispetto i gay come rispetto qualsiasi essere umano, tranne forse i fascisti. Però mi chiedo: Perchè viene impedito a Sizzla o Capleton di fare un concerto ma non a Bossi o a Fini di fare un comizio? Non credo abbiano idee molto diverse sull’omosessualità. Quindi secondo me è solo uno spreco di energia contro un nemico facile e che in più divide persone che politicamente dovrebbero essere unite, nella difesa dei piu deboli. Guarda mi fa proprio incazzare se ci penso a questa cosa.

Una domandina più “politica” e più facile: che ne pensi della legislazione in fatto di droghe adottata qui in Italia? E nei tuoi viaggi all’estero come l’avevi trovata?
Come l’avevo trovata cosa? La ganja? Molto buona… No a parte gli scherzi, mi trovi totalmente in disaccordo con la politica proibizionista dei vari governi italiani nei confronti della marijuana. Sarei a favore solo se lo stesso trattamento fosse riservato alle medicine, all’alcool e alle sigarette. Sono loro che hanno deciso di che morti possiamo morire, non ci è permesso sceglierlo noi. Nei paesi in cui sono stato la situazione non è migliore, anche se ovviamente laggiù in Messico o a Panama l’erba non costa niente e ti danno delle sacche della spesa per 5 euro, però si rischia molto se non stai attento, devi sgangiare dei soldi al poliziotto o magari ti cacciano dentro! La politica che regna sovrana purtroppo è quella degli Stati Uniti d’America. Che dio la maledica!

Ultima domanda! Progetti per il futuro e sogni nel cassetto! Dove finirà NicoRoyale?
E che ne so. Per il momento sono nel mio scantinato a cantare, provare nuovi pezzi, farmi venire nuove idee. Aspettando che qualcuno si accorga di me, un nuovo concerto, altri posti in cui portare la mia vibe. Io non mi pongo limiti e aspetto il mio momento rimanendo sempre umile.

a cura di SMEE

 

TG DV


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