La copertina di Gemini

Nato sotto il segno dei gemelli, Nerone, a un anno dal suo secondo disco “Entertainer” e a qualche mese dall’Ep “Hyp3r” (terzo capitolo della saga “Hyper”), è tornato con “Gemini”. Tredici tracce, prodotte da 2P e Paolo Adma, con le quali il rapper milanese si spinge, a livello sonoro, oltre i confini nazionali e di genere, come nel caso di “Tre Goal”, il singolo dalle sonorità afro-trap, che ha anticipato l’uscita dell’album.

Un autoritratto tra genio e sregolatezza, tratti tipici del segno dei gemelli, che, con risultati scoppiettanti, si vanno a mescolare ai tanti featuring presenti nel disco, tutti di pregio, da quello con Gemitaiz in “Sul Serio”, a quello in trio con Ensi e Jake La Furia in “Avengers”, uno degli episodi migliori di un disco curatissimo, già a partire dall’idea della cover, e senza peli sulla lingua.

Perché hai sentito la voglia o il bisogno di raccontarti apertamente proprio ora?
Tendo a raccontare sempre la realtà che mi riguarda e mi circonda. Ad esempio, rispetto tanto Guè Pequeno perché ha  un tenore di vita molto alto e investe i soldi che fa per andare a vivere la vita, che poi racconta nei pezzi con dei dettagli, che ti fanno capire che quella vita è stata veramente vissuta. Zero cazzate, quindi, anche perché non le so dire: il primo disco si chiamava “Max”, che sono io, il secondo “Entartainer” e riguardava sempre me, ché ho fatto anni e anni di animazione, sono su un palco da quando ho sedici anni, in un modo o nell’altro, e “Gemini” è il mio segno zodiacale, la parte di me, che adesso, a ventotto anni, sta uscendo di più. Facendo questo lavoro non sai quanto durerà e quello dei gemelli è un segno un po’ stronzo, un giorno è così, un giorno è cosà, quindi era il modo migliore per descrivere il momento della vita che sto vivendo: sono un po’ confuso, ma determinato.

A livello di suoni questo è un lavoro in cui, con 2P e Paolo Adma, ti sei spinto oltre, in particolare cosa ci troviamo dentro?
Nel disco c’è un po’ di tutto, è genio e sregolatezza per quanto riguarda l’aspetto sonoro e nelle rime c’è sempre parte di me e della mia crescita. A livello di testi, infatti, credo che sia il disco più bello che ho scritto. In particolare ho cercato di valorizzare la mia voce. Possiamo dire che in questo disco c’è tutto quello che ho imparato in questi anni e che mi sono sbattuto per applicare tutto quello che ho sempre visto e cercato di fare.

Nei featuring troviamo Gemitaiz, Ensi e Jake La Furia, Warez, Nex Cassel ed Egreen. Un motivo ciascuno per cui li hai voluti nel tuo disco?
Sono tra i nomi che ho sempre preferito nella scena. Con Werez siamo molto amici, con Ensi negli ultimi anni abbiamo istaurato un rapporto bellissimo. Con Jake posso dire lo stesso. Di Gemitaiz sono sempre stato fan e con Nex Cassel e Egreen ce ne andiamo in vacanza insieme tutti gli anni, almeno un paio di giorni. Sentivo il bisogno di cacciare fuori tutto e sapevo che avrebbero chiuso in pochi giorni qualcosa di incredibile. Il fatto che aiutino uno come me è una dimostrazione di rispetto e del fatto che magari qualcosa di buono ho fatto, al di là dei numeri.

Nel pezzo con Ensi e Jake la Furia, “Avengers”, rendi omaggio a Primo Brown: “Fanculo rapper e talent”. Vedi troppo poco rispetto in giro?
Vedo troppo poco rispetto per la musica in sé ed è come quando vedi un’ingiustizia per la strada, c’è chi si intromette e chi no e poi parte il dibattito: hai fatto bene, ti dovevi fare i cazzi tuoi. Io dico sempre come la penso e non mi interessava toccarla piano, questo è il mio disco di svolta, quindi o tutto o niente, non me la tengo in c**o, come si suol dire.

E la trap?
Ha dato una rinfrescata, hanno cancellato la mentalità chiusa che aveva il rap, perché comunque sia la trap ha costretto ad aprire la mente e non è neanche giusto stare a discutere su a chi piace cosa. Nelle tue cuffie ci sono i c***i tuoi, non ti dirò mai niente, così come nel mio stereo c’è un sacco di trap. Anche nel disco ci sono delle sonorità trap a tratti, anche se poi sono io che scelgo di rapparci, questo non vuol dire che la trap sia il male, anzi, ha tirato l’acqua in faccia a tutti e chi si è svegliato ha capito che è meglio che ognuno, a livello di musica, pensi per sé.

In tracklist troviamo il pezzo “Canne”. La disinformazione sul tema cannabis è sicuramente un problema, ma poi c’è la politica, che cavalca quest’ignoranza diffusa. Salvini addirittura preme per la messa la bando della canapa legale. Cosa ne pensi?
Innanzitutto, che se ti interessa conoscere qualcosa, te la vai a cercare, non ci sono scuse. La gente deve informarsi e più cerchi e più ti informi, più diventi sgamato, perché le fake news sono veramente ovunque adesso, però più cerchi, più impari a distinguere. Sul discorso canne in Italia soprattutto adesso si è fatta una confusione clamorosa, non si sta neanche più capendo quanto è legale o illegale avere la cbd e i negozi che la vendono. Ora, senza parlare di affari, che è l’ultimo dei miei problemi, non avendo aperto negozi, penso che sia un discorso di etica di base, che fa ridere. Il problema dei negozi di cbd non è proprio il primo della lista, come quello degli immigrati, stanno ingigantendo cose che non erano neanche problemi e creando dei palliativi per distogliere l’attenzione, per distrarti. Questo delle canne fa proprio ridere, è vero che noi abbiamo il Papa e quindi c’è un processo più lento, ma nel mondo si stanno svegliando tutti, negli Stati Uniti e in Europa piano piano si stanno accendendo delle lampadine. Il problema è che l’italiano vede sempre il divertimento ovunque, quindi legalizzare per loro è Amsterdam: erba, mignotte e fare cose che quando torni rimangono là, perché è meglio se non le racconti a nessuno. Invece, no, non è esattamente così. Il lato terapeutico e del business, sono davvero pazzeschi. Poi, io ho da sempre una visione in generale molto aperta, io legalizzerei tutto e darei tutto a tutti in base a quello che vogliono, ma poi si decide anche quello che a quel unto puoi o non puoi fare, tipo avere la patente. Non puoi avere tutto, ma ti diamo tutto noi, sia per curarti, che no. Così crei un giro di soldi, per cui potresti permetterti di pagare uno psicologo per ogni questura ed eviti di avere una Rogoredo o gente che fa giri strani nella sua cantina. Nelle questure non c’è uno psicologo, mi fa rabbrividire. Io però devo rappare e stare zitto, perché anche quando mi esprimo sui social c’è gente che mi scrive: “E tu che cazzo ne sai”, “Pensa a rappare”, eccetera.

In questi giorni intanto è nata la prima varietà di canapa light intitolata al ministro degli Interni, la Salvini Haze di Marmalade Skies. Ti gusta la cbd o sei un tradizionalista?
Per quanto riguarda il gusto sono un tradizionalista, per la cbd preferisco le gocce o vaporizzo, perché tra tutti i produttori che ho conosciuto non ho ancora trovato quella con il corpo giusto. Però, sì, soffrendo un po’ d’ansia, in generale, la cbd la prendo, anche perché l’alternativa cos’è, lo psicofarmaco? No, grazie.





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