Cos’è la civiltà umana se non il risultato di tutte le storie che ci sono state raccontate? Usando le tecniche di “immaginazione radicale”potremmo cominciare a vedere che il potere di cambiare la realtà inizia con il cambiare quello che consideriamo “possibile”. “Una volta che l’immaginazione è svincolata, la liberazione è illimitata”, scrive Adrienne Marie Brown.
Quindi, voglio tracciare un possibile percorso per come potrebbe essere questo decennio, se facciamo ciò che è necessario fare.

Come meteorologo, ho usato le prove attuali per prevedere eventi futuri. Come scrittore, ho sempre scelto di lasciarmi guidare dalla verità scientifica che esistiamo come comunità interdipendente di specie su un pianeta finito.
Ma dopo mezzo secolo di negazionisti del clima istituzionalizzati e azioni rimandate, ho imparato che è impossibile prevedere il comportamento umano e, in caso di emergenza climatica, le nostre scelte assumono un’importanza inaudita.

Durante gli anni 2010, la scienza del clima è diventata sempre più allarmante, indicando “punti di ribaltamento” planetari che arrivano più rapidamente di quanto si pensasse. Parte delle motivazioni per cui questa crisi si è trasformata in un’emergenza è che c’è stata troppa attenzione ai numeri – 1,5°C, 350 parti per milione, 12 anni – e non abbastanza attenzione sulle storie collettive per un mondo migliore.
Tuttavia, il numero più importante è facile da ricordare: zero. Azzerare le emissioni a livello globale il più rapidamente possibile. Zero è rivoluzionario. Ci sono un numero infinito di possibili percorsi davanti a noi, e quello che segue è solo uno di essi, raccolto con l’aiuto di amici da tutto il mondo. Questa è una storia sul nostro viaggio verso il 2030 – una visione di come potrebbe apparire se finalmente, radicalmente, agiamo collettivamente per costruire il mondo in cui vogliamo vivere.

2020
In un’emergenza climatica, il coraggio non è solo una scelta. È strategico. È una strategia di sopravvivenza. Lasciar andare la vita che pensavi di avere può causare un’enorme quantità di dolore. Ci vuole un enorme coraggio nell’aprirsi alla ridefinizione della tua esistenza. Ci vuole un enorme coraggio nell’immaginare che forse la propria vita diventerà ancora più ricca e profonda in modi inaspettati. Basta solo il 3,5% della popolazione per provocare un cambiamento politico. In Nuova Zelanda, circa il 3,5% della popolazione ha partecipato agli scioperi climatici nell’autunno 2019, seguita quasi immediatamente dal governo del Paese che ha adottato uno degli obiettivi climatici più audaci al mondo: ridurre le emissioni di carbonio allo zero netto entro il 2050.4 Basandosi sulla politica pioneristica della Nuova Zelanda, il 2020 è l’anno in cui riconosciamo che la cosa più urgente che possiamo fare in caso di emergenza è comunicare appassionatamente agli altri, con rabbia e coraggio, che l’emergenza esiste.
La chiamata a proteggere il pianeta diventerà un grido di battaglia mentre gli scioperi per il clima in tutto il mondo continueranno a intensificarsi. Più persone inizieranno a chiedere un mondo migliore, e che lo sia per tutti.
Questo movimento per il clima catalizzerà una politica rivoluzionaria urgente per affrontare la crisi. Saremo consapevoli anche nel 2020 che dobbiamo fare molto meglio, ma ammettere che siamo in una situazione di emergenza significa che possiamo iniziare a raccontarci nuove storie che ci aiuteranno a uscire dalla crisi. Nel 2030 ridefiniremo la felicità. Guarderemo programmi televisivi e film di speranza su un mondo possibile che non esiste ancora. Smetteremo di vedere la Terra come una cosa esterna da salvare. Ci renderemo conto che siamo indissolubilmente legati al pianeta: salvarlo, infatti, significa salvare noi stessi.

2021
Ci saranno crescenti pressioni sociali per le leggi sul clima molto più ambiziose rispetto alla legge della Nuova Zelanda. Per avere abbastanza effetto sul clima, alcuni dei paesi ricchi e i grandi emettitori dovranno già essere a zero emissioni di carbonio entro il 2025. Quasi tutti i paesi ricchi dovranno essere a zero emissioni di carbonio entro il 2030. Non importa quale governo sia al potere. Le elezioni si muovono troppo lentamente. Votare sembra una cosa impotente quando la scelta è tra negazionismo e ritardo nell’azione. Chiederemo ai candidati di riconoscere la realtà di questa crisi. Nel 2021, un nuovo presidente del più grande emettitore di gas serra del mondo, gli Stati Uniti, passerà una serie di radicali cambiamenti legislativi per realizzare un vero Green New Deal e aiutare a decentralizzare permanentemente il potere politico dalle industrie estrattive che hanno concentrato la ricchezza per secoli. George Monbiot ha definito questo processo “rewilding politico” (in cui la governance dall’alto verso il basso è sostituita da modelli più partecipativi, spontanei, dal basso verso l’alto). È l’idea che le industrie che detengono il potere di porre fine alla civiltà così come la conosciamo non dovrebbero farsi le leggi da sole. È l’idea che i funzionari del governo non dovrebbero mettere i profitti aziendali prima del bene pubblico. È l’idea che proteggere la sicurezza di tutta la vita sulla Terra significhi solo amarsi l’un l’altro. Inizieremo a ridefinire la democrazia attraverso manifestazioni, chiedendo giustizia climatica. Cominceremo a ridefinire la libertà in un’era in cui l’aria che respiriamo incarna le scelte mortali fatte da uomini bianchi per centinaia di anni. È così che le persone ricominceranno ad ascoltare e ad esercitare la leadership morale in tutte le posizioni di potere che deteniamo nelle nostre vite.

2022
Inizieremo a ridefinire le singole azioni come azioni per conto del bene collettivo. Ci accorgeremo di come il lavoro di cura e l’aiuto reciproco siano al centro dell’azione per il clima. Il termine “azione per il clima” inizierà a perdere significato. Diventerà semplicemente “azione”. Inizieremo il processo di riparazione del clima, riparando parzialmente le cosiddette “perdite e danni” causati dal colonialismo e decentralizzando il potere politico su scala globale. Inizieremo il processo di restituzione della terra al controllo indigeno.
Ci vedremo come persone che meritano il diritto di prosperare. Gli indigeni hanno gestito per secoli efficacemente oltre l’80% della biodiversità del mondo. La “Dichiarazione delle Nazioni Unite” sui diritti delle popolazioni indigene fornirà un modello particolarmente efficace per sostenere le relazioni pacifiche tra nazioni e contemporaneamente costruire un mondo che funzioni per tutti. Noi, come esseri umani, sappiamo come farlo da molto tempo. Ricorderemo come farlo di nuovo. Raggiungeremo finalmente il picco delle emissioni globali (momento in cui le emissioni arrivano al massimo per poi iniziare a decrescere). Finalmente smetteremo di accelerare verso la nostra stessa distruzione.

2023
Capiremo che continuare a tenere in vita le industrie di combustibili fossili sarebbe un atto criminoso, e faremo perdere alle industrie fossili la legittimità e impunità di cui godono. Gli amministratori delegati delle multinazionali dei combustibili fossili potranno essere processati per crimini contro l’umanità dai tribunali internazionali che si occuperanno del crimine internazionale di ecocidio. Marceremo per le strade delle nostre città costiere che erano minacciate e lungo le rive dei mari del futuro esprimendo solidarietà reciproca e celebrando. La storia ricorderà i nostri decenni di inazione per affrontare la crisi climatica come uno degli errori più profondi dell’umanità. Ci renderemo conto di aver perso così tanto, ma che c’è ancora tanto per cui vale la pena lottare. Daremo la priorità alla nostra resilienza psicologica ed emotiva. Faremo passeggiate lungo il fiume, visiteremo i nostri amici, mediteremo…

2024
Finalmente avremo creato il background morale e culturale per una rapida decarbonizzazione di ogni aspetto della nostra civiltà. Elettrificheremo tutto: treni, riscaldamento, acciaierie, trattori agricoli. Poiché l’anidride carbonica rimane nell’atmosfera per centinaia di anni, ci concentreremo maggiormente sugli altri gas a effetto serra, come metano e protossido di azoto. Ascolteremo gli agricoltori e useremo la loro saggezza per riformare radicalmente l’agricoltura affinché le aziende agricole producano cibo, non materie prime. Mentre continueremo a piantare nuovi alberi con criterio, concentreremo i nostri sforzi sul salvataggio delle foreste intatte che trattengono il doppio dell’anidride carbonica dall’aria rispetto agli alberi appena piantati e minimizzano il rischio di usare la terra necessaria al sostentamento della vita in modi che non supportano l’ecosistema locale. Ridurremo le emissioni globali del 10% in un solo anno e manterremo tale ritmo per il resto del decennio. Sarà il primo anno nella storia in cui faremo abbastanza per rallentare l’emergenza climatica.

2025
Avremo a lungo iniziato a vedere le auto come macchine della morte che rubano metà della superficie delle nostre città. A questo punto, ci sarà molto più spazio disponibile per alloggi di qualità per tutti, per i parchi, per gli orti cittadini, per la vita. Avremo da tempo iniziato a risanare gli spazi aperti e i parcheggi nelle nostre città per restituirli alle persone e giardini. Ci riapproprieremo degli spazi pubblici che erano stati privatizzati. Inizieremo a sentirci di nuovo a nostro agio in pubblico perché ci amiamo e l’abbiamo sempre fatto. Ci è sempre piaciuto incontrare nuove persone, quindi i nostri spazi pubblici ci aiuteranno a farlo invece di isolarci nei cubicoli obsoleti dell’individualismo. Ricostruiremo le nostre città e ridisegneremo le nostre strade per camminare, andare in bicicletta e per coloro che si muovono lentamente. Il trasporto pubblico sarà gratuito, perché non ha senso che non lo sia. Avremo città e città pedonali, come avrebbe sempre dovuto essere. Impareremo tutti a muoverci più lentamente. I luoghi in cui viviamo ci ispireranno perché vivere una buona vita è l’obiettivo di tutti.

2026
Ridefiniremo cosa intendiamo per tecnologia. Non abbiamo bisogno di più gadget, abbiamo bisogno di più connessione fra umani. Non abbiamo bisogno di più intrattenimento, abbiamo bisogno di più empatia. Non abbiamo bisogno della realtà virtuale, abbiamo bisogno della realtà. La reazione contro Big Tech è già iniziata, e sarà sempre più chiara a tutti la loro responsabilità nell’averci usato come ingranaggi nelle ruote del capitalismo estrattivo. Rifiuteremo la menzogna che la tecnologia curi intrinsecamente la solitudine. Rifiuteremo gli sforzi delle aziende tecnologiche per mercificare il nostro desiderio di comunità. A metà di questo decennio di trasformazione, inizieremo a renderci conto che ciò che avevamo sempre desiderato era provare il senso di avere uno scopo nella vita. Volevamo fare un lavoro che fosse significativo. Volevamo appartenere a qualcosa di più grande di noi stessi. Attraverso l’arte, la musica, i meme e i metodi ancora da inventare, rideremo e ameremo e interpreteremo cosa significa far parte di una fiorente civiltà globale nel mezzo del decennio più trascendente della storia umana.

2027
Amplieremo la nostra pratica di agricoltura rigenerativa. Dico “pratica” perché lavorare in collaborazione con la natura per produrre il nostro cibo è qualcosa che abbiamo saputo fare per migliaia di anni prima di iniziare a espandere l’agricoltura basata sulla monocoltura.
La vecchia pratica di coltivare un singolo raccolto su vaste aree di terra aveva spogliato il terreno di sostanze nutritive, ma saremo tornati a tecniche sostenibili ancora più antiche come la consociazione, in cui piante diverse crescono fianco a fianco, favorendo la diversità su cui la natura prospera  Il cibo prodotto in questo modo richiede meno pesticidi e fertilizzanti, consentendo un florido ecosistema che supporta più fauna selvatica. Impareremo di nuovo ciò che abbiamo dimenticato. Costruiremo un’economia circolare.

2028
Inizieremo a rendere non commerciabili i beni comuni, che servono per la nostra stessa sopravvivenza; impediremo alle forze del mercato di infiltrarsi nel commercio dei beni necessari alla vita, e li forniremo come diritto umano di base. Non guadagneremo più “da vivere”, siamo noi a determinare la nostra importanza individuale per la società. Ci regaleremo quello che meritavamo da sempre: l’accettazione di se stessi per il fatto stesso di essere vivi.
È questo ciclo di produzione in fuga per il profitto a tutti i costi che ha creato la crisi climatica. È possibile interrompere questo ciclo cambiando il modo in cui funziona l’economia. Abbandoneremo il concetto di crescita al solo scopo della crescita stessa. Celebreremo l’inefficienza, che chiameremo creatività, la chiameremo sentirsi vivi. Stabilendo una civiltà che valorizzi la vita anziché la produzione, ricalibreremo l’economia per prenderci cura delle persone e dei bisogni del pianeta. Il nostro valore non sarà legato a quanto possiamo produrre per le persone che sono già ricche. Costruiremo una società che garantisce le basi della sopravvivenza agli esseri viventi.

2029
Mentre il decennio volge al termine, celebreremo che i nostri sforzi hanno dimezzato le emissioni a livello globale negli ultimi 10 anni. Molti paesi raggiungeranno l’obiettivo di zero emissioni di carbonio molto prima di quanto i loro leader ritengano possibile. Finalmente saremo al passo per un mondo senza catastrofici cambiamenti climatici. Ma questa sarà solo una piccola parte del nostro successo.
Avremo cambiato il modo di essere e sentirsi vivi. Avremo fatto tutto questo perché eravamo costretti, per sopravvivere. Ma, dopo averlo fatto, ci renderemo conto di averlo fatto allo scopo di poter prosperare. Non saremo in grado di ricordare com’era il vecchio mondo. La chiave, con il senno di poi, era capire che il cambiamento rivoluzionario inizia con il cambiamento di come vediamo la vita, di come ognuno di noi si adatta al mondo.

2030
Forse il cambiamento più radicale di tutto questo decennio sarà la nostra nuova capacità di raccontare una storia – una storia positiva – sul futuro e renderla realtà. L’aspetto che avrà quella storia sarà probabilmente molto diverso da quello che hai appena letto, ma sarà molto simile. Ti sembrerà di vivere qualcosa che hai sempre desiderato, ma che non avresti mai pensato di ottenere. Ricorda che te lo meriti.
Questo è ciò che dobbiamo fare ora, nei primi giorni del 2020. Sogni grandi, sogni senza vergogna, sogni che reimmaginino il mondo più giusto e amorevole in cui vogliamo vivere, non fantascienza distopica o persino quello che i media propongono come inevitabile. Metti questi sogni sulla carta, parlane col mondo e lavora insieme agli per renderli realtà.

Autore: Eric Holthaus, meteorologo che ha lavorato come scienziato del clima e giornalista per 15 anni principalmente negli Stati Uniti, nei Caraibi e nell’Africa orientale.

Fonte originale: The Correspondent

Traduzione di Extinction Rebellion Italia





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