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Ne abbiamo usati troppi, ecco perché gli antibiotici non fanno più effetto

La resistenza dei batteri agli antibiotici è una minaccia sempre più grave per la salute pubblica globale. Si sviluppa quando un microrganismo (batteri, funghi, virus o parassiti) non risponde più a un farmaco a cui era originariamente sensibile. Ciò significa che i trattamenti standard non funzionano più, le infezioni sono più difficili o impossibili da controllare, aumenta il rischio di diffusione dell’infezione ad altri, i periodi di malattia e di degenza sono prolungati, con costi economici e sociali aggiuntivi, e il rischio di morte è maggiore (in alcuni casi, il doppio di quello dei pazienti che hanno infezioni causate da batteri non resistenti). Un’era post-antibiotica, in cui infezioni comuni e lesioni lievi possono uccidere, è una possibilità molto reale per il 21° secolo.

Come siamo arrivati a questo punto? Innanzitutto sono anni che consumiamo troppi antibiotici, anche quando non servono. Secondo i dati dell’Istituto Superiore della Sanità almeno una prescrizione su cinque è superflua, mentre sempre più allarmante è la quantità di persone che assumono antibiotici senza alcuna prescrizione. Dalla loro scoperta, gli antibiotici sono stati “la pietra angolare della medicina moderna“, ricorda l’OMS. Tuttavia, il loro persistente uso eccessivo e abuso nella salute umana e animale hanno incoraggiato l’emergere di batteri resistenti ai farmaci usati per trattarli.

Resistenza antimicrobica: relazione globale sulla sorveglianza 2014” è stato il primo tentativo dell’OMS di ottenere un quadro accurato dell’entità del fenomeno. Dai dati raccolti sono emersi tassi molto elevati di resistenza nei batteri comuni come quelli che causano infezioni del tratto urinario, delle ferite, del flusso sanguigno e la polmonite e per i quali in molti contesti si deve fare affidamento sui carbapenemi, una classe di antibiotici ad ampio spettro, come ultima spiaggia. Questi antibatterici sono più costosi, potrebbero non essere disponibili in ambienti con risorse limitate e potrebbero anche accelerare ulteriormente lo sviluppo della resistenza. Inoltre è stata rilevata una ridotta suscettibilità alla penicillina nei casi di polmonite e meningite, malattie comuni e gravi nei bambini e negli anziani. Infine è diminuita la suscettibilità alle cefalosporine di terza generazione, il trattamento per la gonorrea che in rapido aumento.

Un altro settore di estrema rilevanza, riguarda la resistenza antibatterica negli animali da produzione alimentare e nella catena alimentare di cui si sa ancora molto poco per la mancanza e scarsa condivisione di dati. La sorveglianza, infatti, è ostacolata da un’attuazione insufficiente di norme globali armonizzate. Un recente studio pubblicato su Science sostiene che dal 2000 ad oggi nei paesi a basso e medio reddito la quantità di batteri resistenti ai più diffusi antibiotici risulta quasi triplicata, nei polli e nei maiali, e raddoppiata nei bovini.

La resistenza antimicrobica è una minaccia globale alla sicurezza sanitaria che richiede un’azione concertata trasversale da parte dei governi e della società nel suo insieme. La sorveglianza che genera dati affidabili è la base essenziale di solide strategie globali e azioni di sanità pubblica per contenere la resistenza antimicrobica ed è urgentemente necessaria in tutto il mondo.

In tutto ciò ognuno di noi può fare del proprio meglio, evitando di improvvisare terapie autoprescritte.





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