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Narghilè: origini, consigli ed effetti sulla salute

Storia e diffusione della pipa ad acqua dalle origini incerte

Narghilè: origini, consigli ed effetti sulla salute

Il narghilè è la pipa ad acqua per eccellenza, chiamata con svariati nomi a seconda della zona in cui viene utilizzato (hookah in India e nel mondo anglosassone, shisha in quello arabo, gûza per definirne un tipo in Egitto, waterpipe negli Stati Uniti, qalyan o kalyan in Russia, jajeer in Kashmir, pipe à eau in Francia), che ha ormai ampiamente superato i confini del mondo arabo per essere apprezzato in tutto il mondo.

Oggi non c’è città occidentale che non abbia un bar o un caffè che offre anche la possibilità di assaporare il tabacco tramite questo strumento, che viene spesso proposto con l’aspetto “posticcio” da Mille e una notte, e che, nonostante tutto, non ha perso la sua caratteristica principale: quella di essere utilizzato in modo conviviale, in genere dopo una cena, e condiviso tra le persone che siedono al tavolo.

Per raccontarvi che cosa rappresenta questo strumento, la sua storia e la sua evoluzione, ci baseremo sul lavoro del ricercatore Kamal Chaouachi che, dopo aver dedicato al narghilè la sua tesi di dottorato, vista l’esplosione anche in occidente dello strumento negli anni ’90, ha curato una revisione degli studi allora pubblicati raccogliendoli in una review nei primi anni 2000.

COME È COMPOSTO IL NARGHILÈ

Narghilè: origini, consigli ed effetti sulla salute“Il narghilè”, spiega il ricercatore, “si presenta in forme diverse, la più conosciuta delle quali è la shisha, apparecchio destinato principalmente al consumo di tabamel, una preparazione a base di tabacco aromatizzato e dal forte odore. Il narghilè è formato da quattro elementi principali: il fornello per il tabacco, l’asta di condotta del fumo, il recipiente dell’acqua e il tubo di aspirazione.

Tenendo conto delle varianti ortografiche dei nomi dei diversi tipi di tabacco utilizzati, in alcune ricerche la loro distinzione non sempre è chiaramente definita. D’altro canto, molti individui possiedono una conoscenza locale o superficiale del narghilè, avendolo visto o conosciuto solo al di fuori del suo contesto, come avviene oggi in conseguenza della sua diffusione nel mondo. In quest’ultimo caso, e più precisamente in Europa e nelle Americhe, viene utilizzato un solo tipo di tabacco dei tre esistenti”.

QUALI TIPI DI TABACCO SI UTILIZZANO

Già, perché se in passato ci sono ampie testimonianze dell’uso di hashish, oggi viene utilizzato quasi esclusivamente per fumare tabacco, distinto appunto in 3 diversi tipi.

  1. Il Tabamel (in inglese “tobamel” o “molasses tabacco”), il cui nome è costruito sulla stessa base di “idromele”, un composto a base di acqua e miele. Il nome latino di quest’ultima sostanza è “mel”. Tabamel corrisponde abbastanza fedelmente al nome arabo “mu’essel” che significa letteralmente “mielato” o “mieloso”, ed è chiamato così per la sua composizione a base di melassa o miele (fino al 70% contro il 30% di tabacco), che fungono da agglutinanti.
  2. Il Tumbâk, tabacco puro, il più utilizzato del quale attualmente è lo “‘ajamy”, chiamato anche “tombeki” o “tutun” a seconda delle regioni, mentre in Turchia è impropriamente chiamato “jurâk”. Il suo livello di nicotina è più elevato rispetto al tabamel.
  3. Il Jurâk può essere considerato un prodotto intermedio fra i primi due. Generalmente la sua consistenza è densa, il colore nerastro, ma non è aromatizzato. Chaouachi specifica che secondo uno studio di Zarhan del 1982, la sua componente di tabacco sarebbe in un rapporto di 3 su 20, e fumarlo per quindici minuti produrrebbe un volume di fumo equivalente a quello di una sigaretta.

Secondo Chaouachi “il primo tipo di tabacco e la corrispondente forma di narghilè, la shisha, sono attualmente quelli più utilizzati, e costituiscono l’oggetto di moda globale. Il tabamel contiene spesso delle essenze che gli conferiscono vari gusti e profumi: alla mela, alla fragola, all’albicocca, alla menta, etc. nonostante gli appassionati preferiscano i primi due o tre gusti. Un tabamel tunisino (Cheikh el-beled), ad esempio, ufficialmente venduto in Francia, reca sulla confezione da 50gr: 28% tabacco, 70% miele e zucchero di canna, 2% agenti strutturali; catrami 0,06%; nicotina 0,46%”.

QUALI TIPI DI CARBONE

Ci sono distinzioni anche per il tipo di carbone che viene utilizzato: se in occidente si usa prevalentemente il carbone “chimico” auto-combustibile, ci sono delle alternative come il carbone naturale o anche gli escrementi secchi di animali.
“Se il primo tipo di carbone viene generalmente utilizzato in Europa e nelle Americhe per motivi pratici”, fa notare Chaouachi, “tradizionalmente non viene invece usato in Medio Oriente. Qui infatti si utilizza il carbone derivante dal legno naturale (ulivo, limone, ecc.) che si ottiene mediante un braciere (kânûn). Si fa ricorso al carbone auto-combustibile per comodità nei caffè e nei locali alla moda nel mondo. Questa è una delle motivazioni che spiega l’impressionante diffusione mondiale del narghilè negli ultimi anni: la preparazione si semplifica in maniera considerevole”.

STORIA E ORIGINI DEL NARGHILÈ

Narghilè: origini, consigli ed effetti sulla saluteLa storia del narghilè suscita sempre degli interrogativi ed è circondata da un alone di mistero. Chi volesse approfondire può farlo leggendo lo studio di Chaouachi, “Le narguilé: analyse socio- anthropologique. Culture, convivialité, histoire et tabacologie d’un mode d’usage populaire du tabac” o il libro “Le monde du narguilé”, che è un estratto della sua tesi di dottorato.

Riassumendo possiamo dire che la data di inizio dell’uso sociale del narghilè su grande scala è in concomitanza con l’apparizione dei caffè pubblici e l’utilizzo del tabacco. “Al giorno d’oggi”, spiega il ricercatore, “le ipotesi più pertinenti attribuiscono al narghilè un’origine sudafricana, etiope o persiana.

Alcuni storici del tabacco propongono anche un’origine europea. Questi pensano che, nel Mediterraneo, in Africa ed in Asia, il narghilè discenda dalla pipa americana (correlata agli Aztechi e ai Maya, ndr), dopo la sua diffusione avvenuta grazie agli europei nel sedicesimo e diciassettesimo secolo. Se gli scavi archeologici iniziati in varie parti dell’Africa australe e orientale nel corso del ventesimo secolo continuassero in maniera sistematica, potrebbero portare alla luce le prove definitive dell’uso delle pipe ad acqua in questo continente molto prima del fatidico anno 1600, data che rappresenta la soglia critica e simbolica per coloro che avanzano l’ipotesi dell’origine europea”.

Secondo l’autore infatti “il caso della grotta etiope dove sono stati rinvenuti dei fornelli per pipe ad acqua, e in cui l’uso di fumare la cannabis nel quattordicesimo secolo è stato confermato con metodi chimici, costituisce una prova in più in questa direzione. Numerosi colleghi indicano un’origine indiana del narghilè, citando come prova un breve studio di Kandela, il quale chiaramente non si basa su alcuna fonte concreta. Per diverse ragioni che non staremo ad approfondire, questa è una delle ipotesi più inverosimili”.

GLI EFFETTI SULLA SALUTE

Gran parte degli studi di Chaouachi sono però diretti agli effetti del narghilè sulla salute. Sostiene infatti che: “Il narghilè è una forma d’uso del tabacco che, a causa della sua antichità e della tradizione che lo accompagnano, ma soprattutto in ragione delle sue singolarità farmacologiche e termodinamiche, è in continuo sviluppo per diversi motivi: uno di essi, che ci interessa in modo specifico, è la dimostrazione da parte della comunità internazionale dei ricercatori della catastrofe sociale e sanitaria causata dal tabagismo di sigaretta nell’ultimo secolo. Infatti, il lavaggio e il raffreddamento del fumo non sono solo un filtro ideale, ma costituiscono anche un aspetto interessante per il ricercatore”.

Nonostante il narghilè non sia fornito di un filtro in acetato di cellulosa come la sigaretta, “il suo filtro ad acqua e il sistema di riscaldamento del tabacco eliminano ugualmente un certo numero di sostanze, alcune delle quali cancerogene. Il narghilè riduce o evita la formazione dell’acroleina, dell’acetaldeide, di alcuni idrocarburi aromatici policiclici e dei radicali liberi. Il raffreddamento della temperatura del fumo e il riscaldamento del tabacco – di centinaia di gradi inferiore a quello di una sigaretta – fanno sì che i catrami, benché filtrati in maniera insufficiente, siano meno cancerogeni (QUI uno studio curato, tra gli altri, da Hoffmann e QUI un altro studio a supporto).

Quanto alla nicotina, se l’acqua non fosse presente, il fumatore ne assorbirebbe fino a delle quantità 7 o 9 volte superiori. In una seduta di 45/60 minuti, la quantità di nicotina inalata a ritmo sostenuto da un solo fumatore si avvicina a quella di una normale sigaretta. Il narghilè d’altro canto, in virtù del passaggio del fumo nell’acqua, elimina le sostanze irritanti per le alte e basse vie respiratorie”.

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TG DV


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