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I produttori di munizioni italiani si sono riscoperti imprenditori green

Le industrie produttrici di armi e munizioni stanno lavorando su materiali alternativi a quelli tradizionali, una pubblicizzata sensibilità che in realtà deriva della necessità di adeguarsi a regolamenti europei

Dopo anni di strenua opposizione agli sforzi europei per la limitazione dei proiettili al piombo nell’ambito della caccia, alcuni produttori di munizioni italiani sembrano aver intrapreso una nuova strada. Il Gruppo Fiocchi, uno dei leader italiani del settore, ha recentemente presentato il progetto Green Core, che prevede la produzione di “borre con materiale 100% biodegradabile con caratteristiche pari o migliori di quelle in materiali plastici tradizionali” e, in futuro, di inneschi privi di metalli pesanti. Nonostante i tentativi del gruppo lombardo di attribuire la nuova trovata di marketing a rinate preoccupazioni di natura ambientale, la mossa è, in realtà, un chiaro sintomo della sconfitta davanti a un’Unione Europea in grado di smorzare ogni tentativo di ostruzionismo.

I produttori di munizioni italiani si sono riscoperti imprenditori green
Borre prodotte con materiale 100% biodegradabile

Il provvedimento preso di mira dalla lobby dei produttori italiani – il Regolamento 2021/57 –, punta a limitare l’utilizzo delle munizioni al piombo nell’ambito della caccia a partire dal 2023, nel tentativo di ridurre le ingenti quantità di metalli pesanti immessi nell’ambiente ogni anno come risultato dell’attività venatoria. Nello specifico, il regolamento vieterà l’utilizzo di proiettili contenenti piombo nelle zone umide (come, ad esempio, acquitrini, corsi d’acqua e paludi) garantendo comunque una zona cuscinetto di 100 metri. Dal 2024, sarà inoltre possibile, per i Paesi costituiti da almeno il 20% di zone umide, implementare un divieto totale di uso e immissione sul mercato di pallini di piombo.

Il piombo è un metallo pesante che ha una filiera di produzione complessa, con rischi per i lavoratori” ha affermato Carlo Tombola, ricercatore per l’Opal (L’osservatorio permanente sulle armi leggere di Brescia), “Quando si spara, la rosata di pallini va a colpire solo in parte il bersaglio: che sia un animale o un piattello per il tiro a segno. Il resto si disperde nell’ambiente.” Si tratta di un’affermazione corroborata anche dalle stime dell’Agenzia Europea per le sostanze chimiche (Echa), secondo le quali, infatti, ogni anno, le tonnellate di piombo disperse nell’ambiente sarebbero coltre 100mila, la maggior parte delle quali derivanti dagli sport di tiro e dalla caccia.

Nonostante il nuovo impegno del Gruppo Fiocchi sembri suggerire un improvviso interesse per le vicissitudini ambientali, nel 2020, l’Associazione nazionale produttori armi e munizioni sportive e civili (Anpam), al tempo guidata da Stefano Fiocchi, fece un’opposizione particolarmente aggressiva agli sforzi dell’Unione Europea. Lo stesso Fiocchi, riscopertosi recentemente imprenditore green, fu il primo ad esprimere “rammarico” e denunciare “importanti criticità, che rischiano di danneggiare immotivatamente il settore venatorio europeo”, una posizione comunque non abbastanza convincente per fermare la pubblicazione del regolamento in Gazzetta Ufficiale l’anno seguente.

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TG DV


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