Dopo la sentenza favorevole dello scorso agosto sul caso Johnson che ha al centro il discusso diserbante Roundup brevettato da Monsanto, il verdetto è stato confermato in appello.

La Bayer, che lo scorso hanno ha acquisito il gigante delle sementi, aveva continuato l’iter giudiziario sostenendo che non ci fossero prove tra la malattia dell’uomo e il diserbante al glifosato ma il giudice d’appello, Suzanne Ramos Bolanos, ha confermato la condanna, sebbene abbia ridotto considerevolmente il risarcimento (da 289 milioni di dollari  a 78,5 milioni).

Le pressione su Bayer sta decisamente aumentando, tanto che in soli tre mesi sono state presentate 1900 nuove cause contro il Roundup, portando il numero totale dei procedimenti intentati contro la multinazionale a oltre diecimila.

Il colosso farmaceutico ha chiuso il bilancio 2018 con un utile netto in calo del 76,9%. A pesare sono svalutazioni per 3,3 miliardi di euro e oneri straordinari propri relativi al ramo d’azienda acquisito (2 miliardi di euro).

Il Ceo della Bayer, Werner Baumann, ha recentemente dichiarato: «Abbiamo la scienza dalla nostra parte e continueremo a difendere con vigore questo importante e sicuro erbicida per un’agricoltura moderna e sostenibile».





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