L’olio di canapa migliore d’Italia arriva dalla Sicilia, più precisamente dal quartiere San Francesco di Paola di Caltagirone, dove sorge lo storico Molino Crisafulli. Il premio è stato assegnato nel corso di Canapa è, evento dedicato a tutte le sfaccettature della canapa industriale che anima Frattamaggiore nel mese di maggio. Per capire meglio come la cooperativa è arrivata a questo livello qualitativo, abbiamo contattato Giuseppe Sammartino, che ha raccontato a canapaindustriale.it il procedimento ed i segreti per arrivare a produrre un olio di canapa di alta qualità.


Quali possono essere gli accorgimenti per produrre un olio di alta qualità?
Da quello che abbiamo potuto capire e notare in due anni di coltivazione e trasformazione del seme, ci siamo resi conto che il passaggio fondamentale è la corretta asciugatura e pulitura del seme. Quindi asciugando bene il seme e facendo una buona operazione di pulitura e quindi togliendo tutto le impurità rappresentate da canapulo e fibra, ma anche dai semi vuoti, la qualità dell’olio tende ad aumentare esponenzialmente.
Più ancora della pressa utilizzata, o altri accorgimenti, sono più che convinto che sia la pulitura l’operazione fondamentale.

Come avete proceduto per la pulizia?
Noi lo puliamo a mano e con delle macchine che utilizziamo al mulino per le altre granelle.

Che essiccatoio utilizzate?
Noi facciamo essiccazione naturale, in questo ci aiuta fortunatamente il sole della Sicilia e quindi le temperature ottimali per asciugare il prodotto in modo naturale. Non facciamo un’essiccazione forzata è un’operazione molto semplice che avviene in dei magazzini in penombra, senza esposizione alla luce diretta e con un ricircolo d’aria naturale, secca e calda.

Che varietà di canapa avete utilizzato per produrre il seme?
L’olio prodotto l’anno scorso proviene da una coltivazione monocuturale di Futura 75.


Come procedete per la spremitura?
La spremitura la facciamo noi stessi, abbiamo una Bracco (azienda che fa parte del gruppo Coter, ndr); una piccola pressa che come macinazione fa circa 10 kg l’ora di seme spremuto.

Che rese avete avuto?
In olio abbiamo avuto il 20% del seme spremuto. E poi ciò che rimane lo utilizziamo per fare farina e pasta, miscelata con grani antichi che produciamo sempre noi.

Un consiglio a chi approccia a questo tipo di produzione per evitare magari l’irrancidimento dell’olio o il suo deterioramento…
Qualora si avesse una pressa a disposizione il mio consiglio è quello di non spremere tutto in una volta ma solamente quando serve. Basta spremere un tot di seme, imbottigliare l’olio e non appena finisce, spremere di nuovo. E quindi cercare di non conservare il prodotto in magazzino. Altrimenti conservarlo in assenza totale di ossigeno, eventualmente nei contenitori in cui si può iniettare azoto in modo da diminuire l’ossidazione il più possibile.

Che guadagni si realizzano da un ettaro di canapa da seme che viene trasformata in olio o farina?
Dipende dalla resa che si avrà ad ettaro di granella. Potenzialmente da un ettaro si possono produrre circa 400 chilogrammi di seme pulito e vagliato: con un 20% di resa sono già 80 litri di olio. L’olio noi lo vendiamo al dettaglio ad un prezzo che va dai 45 euro ai 60 euro al litro, dipende dal formato; all’ingrosso a non meno di 30/35 euro al litro. I guadagni ci possono essere, se si fa un buon prodotto, fermo restando che poi rimane anche la farina, che, nonostante sia un sottoprodotto, ha il suo mercato e un suo guadagno.

I vostri clienti sono siciliani, italiani o magari anche esteri?
Abbiamo parecchi clienti per la vendita al dettaglio e quindi privati che usano l’olio quotidinamente e lo vengono ad acquistare direttamente in azienda. In Sicilia abbiamo pochi rivenditori, molti sono al nord, soprattutto a Milano.

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