10151164_703448669694454_2642935259933815323_nEravamo almeno in 20mila, per le strade di Roma, a chiedere di poter godere liberamente di un dono della natura: la pianta di marijuana. Ma non solo. Perché la 14ma edi­zione ita­liana della Mil­lion Marijuana March, che si è svolta come ogni anno in altre 420 città del mondo, dal Suda­frica all’Indonesia, dall’Iraq al Giap­pone, pas­sando per le Ame­ri­che e l’Europa, è stata l’occasione per ribadire che i consumatori tra i più criminalizzati al mondo (noi italiani) non stanno né con le nar­co­ma­fie né con le mul­ti­na­zio­nali del tabacco e del far­maco, che sono con­tro i mono­poli e la mer­ci­fi­cazione e  con­tro ogni pori­bi­zio­in­smo, vera radice di politiche scellerate che sperperano denaro pubblico e di un monopolio sulle sostanze stupefacenti che porta soldi a mafie e criminali.

Per ribadire insieme tutti questi concetti è stata coniato un neologismo, l'”umanopolio“, per indicare la battaglia da intraprendere contro i monopoli che gli umani stabiliscono sui beni comuni, patrimoni di tutta l’umanità e quindi non vendibili e assimilabili a quote di mercato.

Dopo la bocciatura della Fini-Giovanardi da parte della Consulta gli organizzatori avevano ribadito gli obiettivi del movimento italiano e cioè “la fine della per­se­cu­zione delle per­sone che uti­liz­zano sostanze rese ille­cite dal proi­bi­zio­ni­smo, il diritto all’uso tera­peu­tico imme­diato per i pazienti che neces­si­tano della can­na­bis, a col­ti­vare libe­ra­mente una pianta che è un pezzo del patri­mo­nio bota­nico del pia­neta e che appar­tiene all’umanità intera”, e anche  “l’abolizione del Dap (il Dipar­ti­mento Poli­ti­che Anti­droga della Pre­si­denza del Con­si­glio) che arroga a sè, esple­tan­dole con un furore ideo­lo­gico e un acca­ni­mento degno della peg­giore pro­pa­ganda proi­bi­zio­ni­sta, fun­zioni che dovreb­bero essere molto più prag­ma­ti­ca­mente di com­pe­tenza dei Mini­steri della salute, della giu­sti­zia e delle poli­ti­che sociali”.

La manifestazione è par­tita verso le 16,30 da Piaz­zale dei Par­ti­giani, si è chiusa in tarda sera a Piazza San Gio­vanni. Accompaganati dalla musica dei carri, dai colori e dalla convinzione che lo Stato neghi un diritto fondamentale della persona, molti attivisti di tutte le età hanno manifestato pacificamente accompagnando numerosissimi malati e parenti che utilizzano la cannabis a scopo terapeutico.

Alessandro Buccolieri, storico organizzatore della manifestazione ha ribadito che: “Riteniamo indispensabile un ripensamento globale delle politiche sulle droghe, un superamento del proibizionismo su scala planetaria e la delineazione di nuove prospettive a partire dalle persone che usano sostanze psicoattive, dai loro diritti, dalle loro definizioni dei problemi e dalle loro aspettative e proposte sintetizzate nei punti della “Carta delle persone che usano sostanze – Genova 2014”, puntualizzando che l’obiettivo è: “Valorizzare gli elementi positivi emersi in anni di lavoro sulla riduzione del danno e la limitazione dei rischi, le esperienze di autogestione degli assuntori, la capacità di rinnovamento di una parte dei servizi , partendo da quegli operatori e quelle associazioni con i/le quali negli anni abbiamo condiviso percorsi”. Con una dedica speciale: “La dodicesima edizione italiana della manifestazione è dedicata “a tutte le vittime del proibizionismo, massacrate di botte in galera o ancora prima di arrivarci, e in particolare ad Aldo Bianzino, di cui esigiamo la riapertura del processo per omicidio”.

Più di 20mila persone arrivate da ogni parte d’Italia, evidentemente la pensano come lui. Di recente l’Unodc, l’agenzia delle Nazioni Unite creata per assistere l’ONU nel dare una risposta coordinata e globale ai problemi di traffico illegale di droghe, abuso di stupefacenti, prevenzione della criminalità e giustizia criminale, terrorismo internazionale e corruzione, in un rapporto di 22 pagine redatto ha scritto che: “La depenalizzazione del consumo della droga può essere una forma efficace per “decongestionare” le carceri, redistribuire le risorse in modo da assegnarle alle cure e facilitare la riabilitazione”.





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