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Milano: consigliere comunale si accende una canna davanti al comune

Daniele Nahum, consigliere del PD, ha fumato una canna davanti al comune di Milano per chiedere la legalizzazione

Daniele Nahum si accende una canna davanti al comune di Milano
L’aveva promesso, e l’ha fatto: Daniele Nahum, consigliere comunale della città di Milano del PD, ha acceso e fumato una canna davanti a Palazzo Marino, la sede del comune, per chiedere la legalizzazione della cannabis.

Il motivo del gesto? Ce l’ha raccontato in questa intervista.

UNA CANNA DAVANTI AL COMUNE DI MILANO PER LA LEGALIZZAZIONE

Tre settimane fa il comune di Milano aveva approvato con larga maggioranza un’ordine del giorno proposto da Filippo Barberis, capogruppo, chiedendo al sindaco e alla giunta di “attivarsi con il Parlamento e presso tutte le sedi opportune per sostenere la necessità di approvare un disegno di legge sulla legalizzazione della produzione e del consumo di cannabis e suoi derivati” e di “reinvestire gli introiti derivanti dalla legalizzazione della cannabis in politiche di formazione, prevenzione e riduzione del danno”. 

L’opposizione è arrivata dalla Lega, con la consigliera Deborah Giovanati che ha proposto di ritirare l’ordine del giorno e che venga effettuato il test del capello per verificare l’utilizzo di stupefacenti. Le aveva risposto il proprio Daniele Nahum dicendo che, se la proposta della Lega fosse passata in aula, avrebbe “fumato una canna davanti al Comune”. E così è stato.

Si è accesso un bel cannone davanti al comune?
Sì, ho accesso un bel cannone davanti a Palazzo Marino per sostenere la legge che è in discussione in Commissione Giustizia alla Camera, e che spero arrivi presto in aula, che permetterebbe di coltivarsi delle piantine in casa. Le ragioni più profonde sono i 16mila detenuti nelle carceri (le più sovraffollate d’Europa, nda) per reati legati alla cannabis, che è una follia, i 7 miliardi che la mafia ogni anno guadagna vendendola, i tribunali ingolfati per processi a piccoli spacciatori o semplici consumatori, gli 800 milioni all’anno che spendiamo per le indagini: per tutta questa follia ho fatto questo gesto, anche per sottolineare che il proibizionismo è un crimine.

Per questa iniziativa è stato attaccato da Salvini…
Io rimango basito per il fatto che Salvini non abbia detto niente sulla strage di Bucha, ma si sia dedicato a questa iniziativa. Inoltre, andando a vedere i post sui social, tantissimi elettori di centrodestra hanno fatto plauso a questa iniziativa, perché è una battaglia che riguarda tutti, non solo la sinistra o chi si fa le canne. Tra l’altro, se posso fare una battuta, il peggior governo repubblicano è caduto sotto i fumi dell’alcol, non è mai capitato che un governo cadesse per una canna. Parlando seriamente invece bisogna dire che in Italia per l’alcol muoiono ogni giorno 48 persone, eppure è legale e nessuno avrebbe detto nulla se davanti al comune avessi bevuto un bicchiere di vino.

Che reazioni ci sono state?
Positive. C’è un popolo in rete che è veramente molto ampio e mi sono stupito di tutte le persone che ci hanno scritto. C’è anche un fatto politico, il mio partito, a livello nazionale, su questo tema deve avere più coraggio.

Gli antiproibizionisti italiani dal PD e da Enrico Letta in effetti si aspettavano molto di più.
A Milano il gruppo del partito democratico ha votato l’ordine del giorno di Barberis all’unanimità, anche l’area più legata al mondo cattolico. A livello nazionale il PD sta sostenendo la legge, però serve un cambio di passo e dobbiamo essere molto compatti. Secondo me è una priorità.

Se la sente di fare un appello a Letta perché faccia una dichiarazione pubblica a sostegno della legge?
Spero che il nostro segretario su questo tema abbia più coraggio e si schieri in modo netto. Per il resto bisogna sottolineare che il momento politico è complesso. Però serve lo stesso coraggio che abbiamo avuto sul tema dei diritti civili.

TG DV


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