Psiconauta

Cosa sappiamo sul microdosaggio, finora

Un'anteprima dal nuovo libro del dott. Rick Strassman, una guida pratica, seria e alla portata di tutti, per comprendere meglio gli psichedelici. In libreria dal 28 marzo 2023

Cosa sappiamo sul microdosaggio, finoraDopo il suo avvincente resoconto della sperimentazione della DMT condotta all’inizio degli anni ’90 il dott. Rick Strassman torna in libreria con un dettagliato manuale sulla storia e sulla scienza delle sostanze
psichedeliche, dei loro usi e dei potenziali rischi e benefici.
Manuale di Psichedelia, edito da Spazio interiore e disponibile dal 28 marzo, è una guida pratica sul funzionamento sia dal punto di vista biologico sia scientifico sia psicologico di psilocibina, LSD, dmt/ayahuasca, mescalina/peyote, ketamina, mdma, ibogaina, 5-metossi-dmt e Salvia divinorum. A seguire un estratto che fa il punto sul microdosing diventato molto popolare ma di cui in effetti abbiamo ancora una conoscenza approssimativa.

MICRODOSAGGIO, COS’E’

Il microdosaggio si riferisce all’assunzione di dosi di una sostanza psichedelica al fine di ottenere effetti non psichedelici. Al di là di questa ampia definizione, le opinioni scientifiche non sono unanimi. La pratica è sempre più popolare, e sostenitori e media entusiasti ne decantano i benefici: maggiore concentrazione, maggiore creatività, diminuzione dell’abuso di sostanze, miglioramento dell’umore, diminuzione dell’ansia, meditazione migliorata e maggiore benessere.

Una delle attrattive di questa sorta di movimento del microdosing è che elimina lo stigma dell’uso di droghe, del trip da funghi o di altri comportamenti anti-sistema tipici della controcultura. Invece è come se si assumesse qualcosa di simile a una vitamina, un integratore o persino un farmaco antidepressivo o stimolante. Pur comprendendo questo approccio, esso porta all’estremo la medicalizzazione degli psichedelici, trattando quindi gli psichedelici come un super Prozac ed eliminando l’unicità che deriva dall’esperienza con la sostanza psichedelica. Ed è proprio questa unicità, questa stranezza dello stato psichedelico, che attira la maggior parte di noi verso queste sostanze. Non intendo sminuire il microdosing, ma è importante distinguere tra il microdosaggio e l’esperienza psichedelica.

Ecco il titolo di uno studio scientifico apparso di recente su una prestigiosa rivista: Gli adulti che praticano il microdosaggio di psichedelici riportano motivazioni legate alla salute e livelli più bassi di ansia e depressione rispetto a chi non lo pratica. Sembra fantastico, non è vero?

Il principio più importante nella valutazione di studi come questo è che l’associazione non prova la causalità. Ecco un esempio estremo che chiarisce questo punto.

Immaginate uno studio in cui si dice che le persone che fanno esercizio fisico sono più felici di quelle che non lo fanno. Questo significa che l’esercizio fisico provoca la felicità? Oppure che le persone felici sono più propense a fare esercizio fisico rispetto a quelle che non lo fanno? Inoltre, le persone che fanno esercizio fisico si aspettano che farlo le faccia sentire meglio? E quando fanno esercizio, si sentono meglio coloro che non si aspettano di sentirsi meglio quando fanno esercizio?

Allo stesso modo, lo studio a cui ho appena fatto riferimento significa che il microdosing riduce la depressione e l’ansia? Oppure significa che meno si è depressi e ansiosi, più si è propensi al microdosaggio? Inoltre, gli studi di sondaggio intervistano coloro che da esso si aspettano un beneficio. Perché altrimenti dovrebbero iniziare a praticarlo? Anche in questo caso, abbiamo a che fare con una serie di fattori legati al placebo, all’aspettativa, al bias di selezione e alla suggestionabilità.

La scienza del microdosaggio è ancora agli inizi. Al momento in cui scriviamo (marzo 2022), esistono solo una dozzina di studi di laboratorio e tutti, tranne uno, hanno somministrato solo una singola microdose piuttosto che dosi multiple nel tempo. Poiché i dati a disposizione sono così pochi, non è possibile fornire conclusioni o raccomandazioni definitive su cosa sia il microdosing e quali siano i suoi effetti positivi e/o negativi.

Cosa sappiamo sul microdosaggio, finora
Psilocibina

LA DOSE GIUSTA

Una definizione comune di microdose è un decimo o un ventesimo della dose attiva di una sostanza psichedelica. Tuttavia, questa definizione non è particolarmente utile perché dobbiamo partire dalla domanda: «A quanto corrisponde una dose attiva?» È la quantità che dà un’esperienza psichedelica media, intensa o lieve? La sensibilità agli psichedelici varia da persona a persona, e anche all’interno della stessa persona nel corso del tempo. Un decimo di una dose attiva in una persona può essere una microdose sub-psichedelica, mentre in un’altra potrebbe produrre un forte effetto. Inoltre, le risposte a una microdose possono variare da un giorno all’altro.

Il mio approccio è quello di dividere le microdosi in minime, molto piccole e piccole. In tutti i casi, le possiamo definire sub-psichedeliche. Ma questo non significa comunque sub-psicoattivo. Utilizzerò come esempio l’LSD perché è disponibile in dosi più standardizzate rispetto ai funghi contenenti psilocibina o all’ayahuasca contenente dmt.

Le dosi minime sono quelle che non producono effetti soggettivi acuti, cioè non sono psicoattive. In uno studio di laboratorio i volontari non sarebbero in grado di distinguere la sostanza da un placebo inerte, come l’acqua o una pillola di zucchero. La dose potrebbe quindi essere non superiore a 5-10µg di LSD.

Dosi molto piccole producono effetti acuti evidenti, simili a quelli di altre droghe non psichedeliche, in particolare stimolanti come la caffeina o il metilfenidato (Ritalin). Si osserva un aumento dell’energia, dell’attenzione, della concentrazione, un alleggerimento dell’umore e una maggiore rapidità o chiarezza di pensiero. Dieci o venti µg di lsd sono una dose molto piccola.

Le dosi piccole, superiori a 20 µg di lsd, sono quelle che danno un accenno di cosa può accadere aumentando la dose; per esempio, sottili effetti percettivi come un leggerissimo scintillio nella stanza, idee e associazioni più nuove e creative e un leggero senso di anticipazione o di trepidazione interiore. Questi sono i tipi di effetti che si provano all’inizio di un’esperienza con una dose piena.

Tratto da “Manuale di Psichedelia” di Rick Strassman, per gentile concessione di Edizioni Spazio Interiore 2023

Cosa sappiamo sul microdosaggio, finora
Il Dott. Rick Strassman


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