Il microdosaggio di cannabis consiste nell’assumere la minor dose efficace possibile prendendo la quantità giusta per avere gli effetti positivi, ma senza raggiungere uno sballo vero e proprio né soffrire gli effetti collaterali indesiderati. Ciò che gli utenti ludici stanno scoprendo poco a poco, potrebbe essere ancora più interessante per gli utenti terapeutici.

L’azienda KIVA Confections produce caramelle a base di cannabis e chiama le sue pastiglie Petra. La lista degli ingredienti non lascia dubbi sul fatto che si tratti di un prodotto salutare: tè verde Matcha, olio di eucalipto e dolcificante naturale allo Xilitolo.

I cibi prodotti senza zuccheri o additivi sono sicuramente in linea con i tempi ma non è questo il motivo per il quale i consumatori acquistano Petra. La vera ragione è la cannabis: ogni mentina, le cui dimensioni sono quelle di un’unghia, contiene esattamente 2.5 mg di THC, per un totale di 100 mg di THC a pacchetto.

Il futuro è compatto
Le varietà di cannabis ad alto contenuto di THC sono da tempo al centro di questo settore. Il motto era chiaro: più forte è, meglio è.
In questi giorni in cui termini come ‘minimalismo’ e ‘mindfulness’ sono diventati di uso comune, il dibattito sta sempre più prendendo una piega diversa. La gente è interessata agli effetti curativi della cannabis. Vuole i suoi benefici ma senza lo sballo, il che spiega il recente boom del CBD.

Ora stanno entrando nel mercato prodotti che contengono THC in dosi facilmente individuabili, è il caso di prodotti commestibili come Petra. «Il trend sta cambiando e non vede più al centro gli utenti ricreativi dalla mentalità estremamente aperta, che in futuro costituiranno poco più che una nicchia, ma genitori, pensionati e gente che integrerà la cannabis nella propria dieta come parte di uno stile di vita salutare, o che la userà per rilassarsi a fine giornata».

Potrebbe verificarsi che i prodotti a base di cannabis, gli integratori vitaminici e i supplementi nutrizionali verrano raggruppati insieme? Ci sono molte evidenze che ci si sta muovendo in questa direzione.

Cosa si intende per microdose?
La risposta è: dipende. La dose minima efficace (d.m.e) varia enormemente da un individuo a un altro. La quantità di THC che porta allo sballo è maggiore o minore a seconda della genetica dei ricettori cannabinoidi, del consumo precedente, del peso corporeo e del metabolismo dell’individuo.

In generale, si considera microdose una quantità che oscilla tra 2.5 e 10 mg di THC. La neuroscienziata Michelle Ross, anche Fondatrice e Direttore generale del Cannabis research & education network con sede a Denver, guarda alla cannabis medica dal punto di vista delle neuroscienze. Lei consiglia ai nuovi utenti di iniziare dalla soglia inferiore di questo range.

A questo punto vi starete chiedendo quanto THC è presente in una canna normale? Se prendiamo 0.4 grammi di cannabis con un contenuto di principio attivo del 18% allora si avrebbero 72 mg di THC ma, visto che parte del principio attivo si perde durante il processo di combustione, alla fine si inalerebbero circa 35 mg di THC.

Piccola dose, grande effetto
L’idea alla base del microdosing non è nulla di nuovo e deriva dal mondo della medicina. Un farmaco viene sempre somministrato alla dose massima necessaria per essere efficace. Proprio come le medicine, cannabis e alcol hanno anch’esse un effetto bifasico. Ciò significa che dosi basse o alte della stessa sostanza producono un effetto opposto a seconda della quantità assunta.

La maggior parte di noi ha familiarità con la sensazione di rilassatezza e tranquillità che si prova dopo aver bevuto uno o due bicchieri di alcol. Ma se si continua a bere si avranno effetti indesiderati come nausea e vomito. La cannabis funziona esattamente allo stesso modo. Se dosi piccole agiscono più come stimolante, le dosi alte possono comportare sensazioni di ansietà e altri effetti indesiderati.

Abbiamo buone notizie per tutti quelli che usano la cannabis per scopi terapeutici. Anche in questo caso capita spesso che “meno è meglio”. In una ricerca pubblicata sul Journal of Pain, i pazienti oncologici rispondevano meglio alle dosi basse di THC e CBD. Per essere precisi, il gruppo al quale era stato somministrato il livello più basso di principio attivo ha sofferto di meno il dolore.

Secondo un altro studio, anche quantità molto piccole (4 mg) di nabilone, un cannabinoide sintetico, sono risultate efficaci per il trattamento dei sintomi del disordine post-traumatico da stress.

I benefici di una microdose sono evidenti anche sui soggetti sani. Una ricerca ha svelato che piccole quantità (7.5 mg) di THC riducono sensazioni soggettive di stress, mentre dosi più alte (12.5 mg) sono risultate essere controproducenti. Questo risultato è rilevante anche per un altro motivo: si tratta di uno dei pochi studi clinici a tracciare un parallelo tra uso di cannabis e riduzione dello stress. 

Quali sono i metodi di assunzione adatti per il microdosaggio?
Ognuno ha le proprie preferenze quando si tratta di usare la cannabis. Quando si parla di microdosing non tutti i metodi di consumo sono equivalenti. Vediamo da vicino i tre modi più popolari di usare la cannabis.

Fumare continua a essere un metodo molto popolare. Risulta comunque difficile gestire la quantità di principio attivo inalata e c’è il rischio di assumere troppo THC in una sola boccata. Fumare non è consigliato per motivi di salute dato che il processo di combustione produce catrame e agenti cancerogeni. Inoltre gran parte del principio attivo viene bruciata. Riassumendo: fumare è dannoso, inefficace e il dosaggio risulta difficile.

Molta gente crede che anche vaporizzare la cannabis inneschi un processo di combustione, ma si tratta solo di una falsa credenza. I cannabinoidi si mantengono intatti perché non vengono bruciati. Vengono anzi scaldati delicatamente ed estratti attraverso la deidratazione. Un ulteriore vantaggio della vaporizzazione è che la dose è facilmente controllabile. Oggi si trovano sul mercato tutta una serie di vaporizzatori che offrono una alternativa al fumare salutare, discreta ed efficace.

Dal cioccolato ai dolci gelatinosi passando per le mentine e i biscotti c’è una tendenza per i cibi che contengono cannabis. Dati precisi sul contenuto di THC indicano che questi alimenti sono anche adatti per il microdosing. Per questi prodotti la dose, diversamente che per il fumo e la vaporizzazione, può impiegare fino a due ore per fare effetto. Quindi fai con calma e non esagerare.

Oliver – Sensi Seeds

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