MezzoSangue è un classe ’91, romano. A dispetto di gran parte dei suoi coetanei, lui ha deciso di puntare tutto sull’essenza, il talento e le rime, piuttosto che sull’apparenza o l’aspetto. Si è fatto conoscere con una potentissima strofa nel Capitan Futuro Contest, dove un passamontagna copriva il suo volto e al contempo esaltava il suo spessore lirico e interpretativo. Sembra essere sempre più merce rara un giovanotto che viene fuori, con le proprie forze, esclusivamente grazie alla qualità della sua musica. L’ha notato Blue Nox, che ha supportato il suo “Musica Cicatrene Mixtape“, opera prima che preannuncia un nuovo potenziale fenomeno del rap italiano. Noi siamo andati a conoscere meglio il  suo passato, il suo presente e quello che ci auguriamo essere un futuro di grande spessore. A voi, MezzoSangue!

Con un brano al Capitan Futuro Contest ed un video (seguito poi dal mixtape completo), hai già macinato consensi di critica e pubblico. Ma prima d’ora dov’è stato MezzoSangue?
Innanzitutto grazie, diciamo che Mezzosangue non c’è mai stato prima, è una sorta di MrHyde per Jekyll. Una parte di me che il mondo m’ha insegnato a tirare fuori ed è uscita poco tempo fa. Ho passato una fase critica della mia vita e sono riuscito a venirne fuori così, però comunque è da anni che scrivo e produco.

Classe ’91, ma una maturità di scrittura e pensiero invidiabile. Ci sono state letture o ascolti che più di ogni altro hanno influenzato il tuo modo di comporre musica?
Sicuramente troppe letture hanno influenzato me come persona e quindi la mia musica. Orwell, Nietzsche, Osho, Jung, Baudelaire, Bukowski e così via. In quanto ascolti gran parte del rap americano, volendo specificare quelli che più mi hanno condizionato direi: House of Pain, Poor Righteous Teachers, Immortal Technique, Wu Tang, Eminem, Onyx e Jedi Mind Tricks. Stesso vale per quello italiano, da papà Kaos (anche se né lui né mia madre sanno che è mio padre), Sangue Misto, Lou-x, Bassi, Colle Der Fomento, Cor Veleno, fino al Raige di Tora Ki, i One mic, Roggy Luciano, i DSA ecc.

Ultimamente, sembra ci sia una corsa ai nuovi talenti (quelli veri) del rap italiano. Blue Nox ha subito colto in te le capacità per venire fuori come una delle migliori prospettive hip hop dello stivale, supportando Musica Cicatrene. Come credi di averli convinti?
Inizialmente è nata la collaborazione con Squarta e l’incontro con Kiave, poi entrambi mi hanno presentato a Blue Nox. Penso che li abbia convinti quello che convince le persone che mi stanno scrivendo e supportando, “real recognize real”, è come quando senti che qualcuno sta dalla tua parte.

Tra le molteplici quotable ricavabili dal mixtape, una di quelle che mi ha più colpito è “non punto all’ottimo, ma sempre al distinto”. Insomma, la tua volontà, più di tutte, è quella di essere sempre distinguibile dalla massa?
Sicuramente è una regola che mi guida da anni, nel rap ne ho accusato il peso perché tante volte ti chiedi se valga la pena metterci il cuore e distinguersi, un po’ come in tutto. Ultimamente però in molti mi stanno dimostrando che effettivamente ne è valsa, perché certe cazzate hanno stufato e c’è bisogno di un po’ di verità.

Difficilmente un rapper romano non mantiene forti legami con la scena capitolina: aprirai il prossimo live dei BrokenSpeakers e sei stato avvistato con Squarta su Deejay Tv, dunque anche per te è valida questa affezione. Cosa pensi possa darti la tua città, l’appartenenza alla scena romana?
In realtà non mi sono mai sentito attaccato alla scena romana, inoltre non considero la musica relegabile ad un luogo fisico. I BrokenSpeakers sono un gruppo che a mio parere ha poco o niente a che vedere con il rap da coatto romano molto in voga qui, sono un gruppo “nazionale”, Squarta collabora con artisti di alto livello da tutta Italia. E’ un po’ lo stesso discorso di Blue Nox, conta se sei vero o meno e in base a ciò vieni supportato da chi parla la tua stessa lingua, se poi sono nella tua stessa città è solo più comodo. La scena è questione di dove ti trovi, la musica di chi sei.

In te è facilmente riscontrabile una notevole vena intimista, mescolata all’esuberanza che è propria della tradizione rap di Roma, ad esempio. Pensi sia il giusto compromesso?
In effetti non ci avevo mai pensato, riflettendoci però potrebbe essere un giusto mix, d’altronde sono un ossimoro vivente e adoro accostare elementi discordanti. Diciamo che sono entrambe caratteristiche che sto cercando di dosare, per esempio difficilmente riesco a scrivere testi con leggerezza così come difficilmente riesco a contenermi.

Una domanda che non t’aspetteresti: la maschera? Anzi, il passamontagna, a cosa è dovuto? Pensi ti possa accompagnare per tanto altro tempo?
Questa domanda è un must. Purtroppo il passamontagna si è rivelato un’arma a doppio taglio, perché se l’intento era quello di dare voce a chiunque ed evitare la semplice costruzione di un ennesimo personaggio o faccia, ora il personaggio è il passamontagna stesso. Tuttavia mi è stato molto utile per riuscire a trasmettere con impatto i messaggi che volevo dare. Non credo mi accompagnerà ancora per molto, comunque in un modo o nell’altro resterà con me.

Siamo alle battute conclusive: ringraziandoti per la disponibilità, ti chiediamo dove potremo trovarti nel prossimo futuro. Disco in vista?
Yes, sto già collaborando con Squarta al disco ufficiale, tutto in autotune, spari, elicotteri e belle fiche in SUV modificati. (ovviamente scherzo, ci stiamo mettendo il cuore). Stay Mezzo!

Spazio libero per te!
Grazie a voi per le interessanti domande. Colgo l’occasione per specificare che SCV non sta per “Santa Città del Vaticano” ma per “Se Cristo Vedesse”.

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