Iran Soldier 1979

Nei secoli dei secoli, il motivo di morti ammazzati con mani, pietre, accette, lance, daghe, spade, frecce, proiettili, bombe, acidi, reazioni nucleari e sostanze tossiche, è solamente uno: i soldi, perlomeno da quando esiste la moneta, o la volontà di esercitare un potere con la forza per trarne comunque un guadagno, prima. E’ per questo che nella nostra Costituzione è scritto chiaramente che: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali», espressione che legittima un intervento militare solo come reazione ad un attacco. Motivo per cui i nostri politici hanno dovuto faticare e non poco per partorire i paradossi linguistici più sinistri degli ultimi anni: da “missione umanitaria” o, peggio ancora, “missione di pace”, all’“esportazione della democrazia”. Chi manovra le vite di migliaia di persone si nasconde dietro ad acrobazie verbali vergognose. «Non si può più fare la guerra normale? La facciamo umanitaria»; e così è stato. La cosa incredibile è che tutta l’informazione mainstream usi ormai questa espressione senza nemmeno più chiedersi che cosa significhi.

Chi ancora cerca di salvarsi la faccia giustifica invece gli interventi militari come “necessari”, per sradicare minacce, requisire armamenti atomici inesistenti, o accorrere in aiuto di un popolo oppresso da un dittatore. Peccato che però non sia sempre un aiuto spassionato, visto che le potenze del “primo mondo” la guerra la fanno solo se il Paese oppresso in questione dimostra di avere giacimenti di petrolio, miniere o foreste da sfruttare. In caso contrario il genocidio può tranquillamente continuare con il silenzio complice di politici e giornalisti. Si chiamano “guerre dimenticate”, ma non ci si dimentica di farle, al massimo di raccontarle. D’altronde, nonostante le mille risorse del nostro Bel Paese, l’unico made in Italy che sembra funzionare è proprio quello delle armi. Noi che potremmo far rivivere Pompei, che potremmo esportare cultura e insegnare al mondo a vivere meglio, abbiamo governanti che preferiscono esportare strumenti di morte.

Nel solo 2012 l’esportazione di armi ci ha fruttato quasi 3 miliardi di euro. Ai primi posti per valore delle commesse, troviamo quasi tutte aziende possedute o partecipate da Finmeccanica: Alenia Aermacchi (1 miliardo di euro), seguita da Agusta Westland (490 milioni), Selex Galileo (189), Mbda (172) e Oto Melara (142). Riguardo ai Paesi acquirenti al primo posto c’è Israele (473 milioni di esportazioni autorizzate), seguito dagli Stati Uniti (419), dal regime algerino di Bouteflika (263), dalla dittatura monopartitica del Turkmenistan (216) e dalla monarchia autoritaria degli emiri arabi (150), nonostante la legge 185 del 1990, che regola l’export militare italiano, preveda che le nostre aziende non possono fare affari con Paesi in conflitto o in cui siano accertate gravi violazioni dei diritti umani o la cui spesa miliare è eccessiva rispetto a quella sociale.

Il 2014 porterà una spending review generale eccezion fatta per la Difesa: da ciò che risulta dal Def (Documento economia e finanza) tra elicotteri, navi da guerra e cacciabombardieri saranno spesi 5 miliardi di euro. 
Noi che le uniche bombe che consideriamo sono quelle d’erba, oggi, in questo mondo dove ha ragione chi ha più soldi, siamo i criminali, mentre quelli che ammazzano, stuprano e mettono in ginocchio interi Paesi in nome della sicurezza o della democrazia, sono “portatori di pace”.
«Da chi ci dobbiamo difendere?», ha chiesto Gino Strada all’ex ministro della Difesa Mario Mauro durante una puntata di “Servizio Pubblico” nel tentativo di farsi spiegare almeno da lui perché spenderemo circa 90 miliardi di euro per F35 che non solo non ci servono, ma sono anche difettosi. Chi è il vero nemico? Per Louis Antoine de Saint-Just, politico francese ai tempi della Rivoluzione, «non sono gli uomini, ma gli stati a farsi la guerra». Un ulteriore chiave di lettura arriva da Noam Chomsky, che in una recente intervista a L’Espresso si è chiesto riguardo alla guerra in Crimea: «Come fa l’Occidente che ha aggredito e invaso l’Iraq, bombardato l’Afghanistan, passivamente assistito – se non attivamente provocato – lo smembramento della Jugoslavia e riconosciuto il Kosovo, a protestare, indignarsi, addirittura adottare sanzioni contro la Russia per quanto sta succedendo in Crimea, dove non mi risulta vi siano stati massacri, pulizie etniche, violenze? Mi chiedo perché continuiamo a considerare il mondo intero come nostro territorio, che abbiamo il diritto, quasi il dovere di “controllare” e, nel caso, modificare a seconda dei nostri interessi».

 





One Comment

  1. Saremmo + coerenti se avessimo un ministero della guerra e non un ministero della difesa. A parte i tafani è un po' che non ci attacca neanche il chewing-gum.
    Syd-Sixty-seven.

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