MetalheadzSe i pirati delle radio hanno rappresentato e rappresentano ancora oggi il nucleo vitale per la cultura jungle/drum’n’bass, le etichette indipendenti, nate spesso nello sgabuzzino di un appartamento, sono una vera e propria forma indispensabile, un po’ come in natura la materia prima. La strada più faticosa ma che darà i frutti migliori, naturalmente è in salita, l’informale inizia a formalizzarsi, lo sgabuzzino diventa un vero e proprio ufficio, un artista decide poi di fondare un’etichetta per massimizzare il proprio lavoro e creare un tessuto coeso, un’alleanza per saltare gli ostacoli della vita con più facilità; vere e proprie regole di vita e di sopravvivenza, guidate dalla passione, più che strategia di marketing.

La storia della Metalheadz, l’etichetta fondata nel 1994, capitanata da Goldie e dietro il quale ci sono personaggi di fondamentale importanza per la faccenda, come Doc Scott e il duo femminile Kemistry & Storm, inizia per il ragionamento di cui sopra, un po’ per gioco e un po’ per indipendenza da tutto il resto. Goldie, infatti, nel 1994 aveva prodotto qualcosa per la Reinforced e nonostante avesse firmato già per un’altra label, volle a tutti i costi imbarcarsi in questa nuova avventura. Dal catalogo Metalheadz, sono passati veri e propri dj e producer, destinati a diventare pezzi di storia della drum’n’bass: Andy C, Dillinja, Adam F, Photek, Commix, Ed Rush e molti altri ancora. Con quasi venti anni di attività all’attivo, la Metalheadz, è una delle etichette indipendenti, assieme a poche altre, che ricopre un ruolo chiave per il mercato, distinguendosi sempre per produzioni, originalità sonora e rapporto con gli artisti; dietro il contratto, il fatto di non avere nessuna forma di esclusività come con le major, la fa somigliare più che altro a una grande e unita famiglia.

In ultimo, la fortuna, oltre che una forte propensione verso il suono giusto, è caratterizzata da quel logo che, sin dagli esordi, ha dato un’immagine accattivante ma allo stesso tempo acida e con significati aleatori alla Metalheadz: il teschio con le cuffie. Mentre alcuni hanno addirittura deviato il significato verso allusioni demoniache, altri pensano che sia la sintesi del pensiero di Mister Goldie: “Morirò con le mie cuffie addosso”. E’ molto difficile, nello sterminato catalogo dell’etichetta (che a sua volte ha visto nascere altre sorelline come la Metalheadz Platinum, Platinum Breakz, Razors Edge e Rufige), consigliare qualcosa per essere battezzati dal particolare drum’n’bass sound, anche se vale la pena tentare. Fra le primissime cose stampa- te dalla label, vale la pena ascoltare l’ep Natural Born Killa di Photek, The Angels Fell del junglist Dillinja o qualcosa di Ed Rush, per saggiare del sound analogico e propriamente old school; se poi avete voglia di una scorpacciata, consigliatissimo è l’ascolto della VA Metal Box Set, un doppio lavoro stampato nel 1998, con la maggior parte dei producer e delle tracce più esplosive. Una label però che, nonostante gli anni e nonostante il fatto che potrebbe vivere quasi di rendita, ristampando le cose gloriose del passato, non si ferma e fa sempre quello che ha fatto: esplorare, mantenere vivo il proprio cammino. Fra le ultime cose da consigliare e da tenere d’occhio sicuramente le ultime release di Ulterior Motive.

Per tutto il resto, basta dirigersi a vele spiegate verso i lidi de www.metalheadz.co.uk e di rimbalzo sui canali facebook e youtube. Buon Viaggio.

Francesco Cristiano





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