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Gli indigeni Nahua in Messico hanno sconfitto una compagnia mineraria canadese

La sentenza che ha decretato la vittoria rappresenta un grande passo avanti nella tutela dei diritti delle popolazioni indigene del Messico e del continente sudamericano

Gli indigeni Nahua in Messico

Dal Messico giunge una sentenza rivoluzionaria. La Suprema Corte de Justicia de la Naciòn – l’alta Corte federale messicana – ha ordinato l’annullamento di due concessioni minerarie date alla canadese Almaden Minerals Ltd nel 2003 e 2009, ma concesse senza il consenso delle popolazioni autoctone previsto dalla Costituzione e dalla Convenzione 169 sui Popoli Indigeni e Tribali dell’International Labour Organization. È la prima volta nella storia del Paese che gli alti magistrati si pronunciano a favore di una popolazione indigena, nello specifico della tribù Nahua dei Tecoltemi ejido, nel comune di Ixtacamaxttitlàn de Puebla, nel Messico centrale.

La sentenza, giunta anche grazie all’impegno dell’organizzazione Fundar e del Consejo Tiyat Tlali, segna la conclusione di una battaglia legale avviata nel 2015 e rappresenta un segnale incoraggiante non solo per i Tecoltemi, “ma anche per altre comunità del comune di Ixtacamaxtitlán e del resto del Paese”. Nello specifico, i Ministri della Primera Sala della Suprema Corte hanno condannato all’unanimità lo Stato messicano, colpevole di non aver rispettato l’obbligo di consultazione previsto dalla legge e di non aver, dunque, ottenuto il necessario consenso delle popolazioni locali per le concessioni minerarie. La Corte, nella lettera di accompagnamento alla sentenza redatta dal giudice Jorge Pardo Rebolleddo, ha, inoltre, ritenuto che “…ciò che è opportuno è ordinare al Ministero dell’Economia, attraverso la sua Direccion General de Regulaccion Minera, di lasciare insussistenti i titoli delle concessioni minerarie”.

Sebbene la sentenza rappresenti senza dubbio un grande passo avanti nella tutela dei diritti delle popolazioni indigene messicane e del continente sudamericano, i Ministri della SCJN hanno però deciso di non pronunciarsi sulla questione di costituzionalità dell’attuale legge Mineraria mossa dai Tecoltemi, da Fundar e dal Consejo Tiyat Tlali. Su cinque giudici, quattro hanno infatti deciso di non riconoscere l’incostituzionalità degli articoli 6, 15 e 19 sezioni IV, V, VI, XII, che, secondo gli attori, violerebbe il diritto alla terra e al territorio delle popolazioni indigene. Solo uno dei membri del collegio, il giudice Norma Lucia Pina Hernandez, ha votato contro i paragrafi della sentenza riguardanti gli articoli della legge mineraria, ritenendo che il contenuto di dette norme potrebbe presentare elementi di incostituzionalità.

TG DV


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