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Quando mi è stato commissionato questo articolo ho fatto un salto di gioia, finalmente posso parlare di quello che per oltre 34 anni è stato il mio oggetto di studio, di sperimentazione e di crescita: LA NATURA UMANA.

In famiglia avevo a che fare con persone che erano l‘immagine della salute: mio nonno è stato campione di sci, mio padre è stato nella nazionale di atletica, insegnante di educazione fisica ed allenatore e mia madre fu miss coca-cola nel 1960; per cui ho ben presente cos’è la prestanza fisica e la salubrità di un organismo ben allenato.

Nonno e papà sono morti rispettivamente a 64 e a 67 anni per infarto, non basta sembrare sani, ci vuole uno stile di vita sano: la loro dieta era troppo ricca di calorie e grassi. Mio nonno non ha avuto altri problemi di salute nel corso della sua breve vita, mentre mio papà ebbe un esaurimento nervoso, che lo portò alla depressione, che degenerò in ciclotimia bipolare e che ne condizionò pesantemente l’esistenza. Mia madre è viva, ed è perfettamente lucida, ma provate a viverci insieme… queste non sono eccezioni alla regola e secondo la mia esperienza non è assolutamente correlazionabile un fisico sano con la cosiddetta “salute mentale”.

Posso affermare che nel nostro sistema educativo (famiglia, scuola, società sportive, ecc.) il talento naturale non viene coltivato perché raramente abbiamo la sensibilità e la capacità di capirlo e assecondarlo, viceversa il bambino viene educato e indottrinato psicofisicamente, costretto per ore nei banchi e limitato dalla ginnastica a movimenti meccanici non naturali, a mangiare negli orari convenzionali dei pasti e così via, finché il bambino rinuncerà alla sua natura per soddisfare il bisogno di affetto e di approvazione.

Partendo dal presupposto che noi siamo il prodotto del nostro ambiente, ho risolto il problema sulla salubrità della mente in questo modo: LA MALATTIA MENTALE E’ LA RISPOSTA DI UN ORGANISMO SANO AD UN AMBIENTE MALATO. 


Si è scoperto che la malattia mentale nella maggior parte dei casi non è una malattia, ma una “risposta” scaturita da fattori che possono essere compensati o risolti con opportune strategie non farmacologiche.

Gregory Bateson parlò di ECOLOGIA DELLA MENTE già negli anni ‘60, per descrivere la situazione mentale in cui si vive meglio, si risolvono i problemi, i paradossi e le contraddizioni che possono esser causa del nostro disagio e s’instaurano rapporti umani e ambientali costruttivi e liberi.
Io, l’ecologia della mente, l’ho attuata con un utilizzo intenso della cannabis, perché sentivo che faceva molto bene al mio cervellino traumatizzato non solo da vicende familiari drammatiche, ma anche dalla strategia della tensione (terrorismo, mafia, conflitti sociali, austerity, catastrofi, ecc.).

Nel 1980 avevo 15 anni e gli studi di approfondimento e i risultati di certe ricerche erano introvabili in Italia, per cui dovevo fidarmi del mio istinto e della poca controinformazione.

I sostenitori dicevano che LA MARIJUANA E L’HASHISH hanno una tossicità relativa al confronto con molte sostanze spacciate legalmente, che non danno assuefazione e dipendenza e le mie numerosissime e attente osservazioni dirette su chi ne faceva uso non potevano che confermare queste affermazioni, MENS SANE IN CORPORI SANI: non vedevo drogati, ma solo gente sana, felice e in grado di trovare il coraggio per realizzarsi nella vita…

Dopo 10 anni di uso massiccio quotidiano di cannabis di ottima qualità sono arrivato 2° su 220 atleti al concorso ISEF, ho sempre avuto i migliori indici di recupero cardio-respiratorio nei test e i migliori risultati in assoluto nelle prove di resistenza e nei test psico-attitudinali.

Oggi posso solo dirvi che sono stati anni di grandissima paranoia, perché oltre alla repressione poliziesca, l’allarmismo creato dai proibizionisti riusciva e riesce a far dubitare anche delle pubblicazioni scientifiche più affidabili, creando un clima d’incertezza in cui le paure proliferano, e cosa ancora più grave è che fa dubitare delle proprie percezioni, delle proprie sensazioni e intuizioni, mentre è invece fondamentale poterle gestire con serenità per autoregolarsi ed essere in grado di interagire positivamente col proprio corpo.

Emblematica la storia della melanconia che nel 1700 diventa una malattia: la depressione! Una malattia creata ad hoc dai medici inglesi e adesso nell’immaginario collettivo questo stato psico-fisico è stato somatizzato, trasfigurando il suo ruolo fondamentale: quello di stabilire un momento di raccoglimento di energie e di rielaborazione per auspicare ad un cambiamento personale.

Il dolore per la nostra condizione o per lo stato del mondo non è necessariamente patologico, ma forse è piuttosto un segno di VERA salute mentale: ci si accorge che qualcosa non va, che qualcosa non è a posto, che c’è un buon motivo per essere tristi in questo mondo governato dalla boria dei potenti e dall’insicurezza dei popoli.

Tutto questo per dire che oltre a CORPORE SANO, si può affermare anche MENS SANA IN MARIJUANA!
Non fatevi rovinare il benefico effetto da niente e da nessuno, perché è parte fondamentale dell’approccio terapeutico… forse quella risolutiva, perché aiuta ad essere più logici, più aperti, più creativi, predisposti alla risoluzione dei problemi, che siano personali e non.

Riccardo Risari





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