Psiconauta

Matteo Guarnaccia: “Finalmente la canapa è libera dai pregiudizi”

2015-03-05 12.05.16 pm           2015-03-05 12.05.26 pm

Per l’artista Matteo Guarnaccia la vita è, come un prisma, fatta di diverse facce e punti di vista che non possono essere interpretati univocamente. In occasione della prima edizione di Canapa in Mostra, fiera napoletana dedicata alla canapa, abbiamo avuto l’occasione di fargli qualche domanda sulla rivincita della canapa, il suo valore culturale, e l’apporto della psichedelia alla vita quotidiana. L’artista che in passato ha ricevuto i complimenti direttamente da Albert Hoffman, è anche curatore di mostre, critico d’arte e saggista che ha seguito le avanguardie storiche e i movimenti creativi antagonisti.

In base alla tua consolidata esperienza, come si è sviluppato questo movimento e cosa ne pensi del fermento che si sta creando attorno alla canapa?
Mi fa molto piacere che finalmente si stia diradando la nebbia attorno al mostro che circonda questa povera e maltrattata pianta, che tutto sommato ha accompagnato la civiltà umana da almeno 10mila anni. Motivo per cui, tolte tutte queste sovrastrutture, mi fa piacere vedere appunto che viene trattata per quello che è: una pianta importante per la cultura umana, importante come medicina, come strumento di lavoro, per l’industria e molto altro. Tra l’altro essendo un’artista ricordo sempre il fatto che tutte le tele su cui i grandi pittori hanno fatto le loro opere, da Rembrandt in poi, erano tutte quante fatte di tela di canapa, per cui canapa e arte hanno sempre viaggiato a braccetto.
Provo dispiacere per il fatto che sia il mercato ad aver dato la spinta alla canapa anziché il mondo intellettuale.

Questa situazione si sta affermando anche in America, ovvero dove non è riuscito l’antiproibizionismo sono riusciti i soldi. Secondo te come può diventare un movimento forte anche dal punto di vista culturale e sociale?
L’idea di base appunto è far capire che ci vuole molto rispetto per tutto ciò che riguarda le piante mediche. Quest’aspetto è molto importante perché va contro gli interessi dell’industria farmaceutica. Bisognerebbe riabbracciare la vecchia idea che le piante vanno trattate con rispetto e che hanno dei poteri particolari, non solo la canapa ma molte piante anche le più banali come la menta. È fondamentale anche ricollegarsi con l’idea di un mondo più vivibile, un mondo più verde, un mondo in cui non ci sia uno sfruttamento delle risorse. Questo è un punto molto importante che dovrebbe essere perseguito anche da chi si occupa di mercato.

Sappiamo che hai ricevuto dei complimenti per la tua produzione artistica da Hoffman in persona. A questo proposito, quale può essere il rapporto della psichedelia con questo movimento culturale e cosa hai cercato di testimoniare con le tue opere in tutti questi anni?
Essenzialmente con le mie opere offro agli essere umani la possibilità di vedere la vita da molti punti di vista non solo da un unico punto di vista che ci viene imposto dalla società. La vita non è uno specchio, non è un velo trasparente ma è un prisma. Perciò la psichedelia in qualche modo ci collega con la possibilità di considerare l’universo come multiverso. È importante capire che noi abbiamo un ruolo né marginale né prioritario rispetto a tutte le altre forme di vita. Questo ci aiuta molto perché ci ricollega con il senso dell’esistenza e dalla interconnessione con tutti gli esseri viventi che abitano il pianeta. Ci ricorda anche che abbiamo un preciso compito evolutivo in questo pianeta se vogliamo comportarci come semplici consumatori o distruttori delle risorse. La psichedelia ci ricorda anche il fatto che siamo qui per evolverci e per capire più a fondo qual è il ruolo dell’uomo in questa grande ragnatela dell’esistenza.

Quest’esposizione a Napoli ha un sapore particolare?
Ci troviamo a Napoli città molto importante, borderline per molti sensi. Ha una bellezza davvero commovente in molte sue espressioni ma d’altra parte ha anche una drammaticità molto reale e visibile. Una strana convivenza tra la bellezza assoluta e il totale disinteresse per la cosa pubblica, e di conseguenza per la bellezza che li circonda. Io la penso allo stesso modo di 30/40 anni fa ovvero che la bellezza può salvare il mondo.

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in collaborazione con Enrica Cappello

Guarda la video intervista su: www.youtube.com/watch?v=I-Ww15JxQNM&feature=youtu.be

 





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