rifLa settimana scorsa il Parlamento marocchino ha dibattuto sulla legalizzazione della cannabis, sia in ambito terapeutico, sia industriale. Il Marocco, dopo l’Afghanistan, è il secondo produttore mondiale di kif; la pianta è coltivata essenzialmente nel nord del regno, nella regione povera e montagnosa del Rif. I sostenitori della legalizzazione perorano un piano e una strategia prudente e quindi il voto di una legge per il 2015.

Una giornata di studi è stata organizzata lo scorso 4 dicembre al Parlamento di Rabat. Mehdi Bensaid, giovane deputato che ha dato vita a questa iniziativa, dice che «le politiche basate solo sulla sicurezza, per questo problema, non funzionano più, sia in Europa, sia in Marocco. Per cui sarebbe ora di avere altre politiche in merito, può darsi che non ci siano altro che danni da una nuova politica, ma sono possibili anche dei benefici, occorre studiarli».

L’uso terapeutico della pianta sarebbe promettente, ha spiegato ai deputati André Furst, un neurologo svizzero che dirige un centro di rieducazione per la sclerosi a placche. “Spesso, i farmaci tradizionali non sono soddisfacenti dal punto di vista terapeutico. La cannabis è una pianta che contiene sostanze con effetti miorilassanti. Molti miei malati, con una tisana o fumandosi uno spinello, eliminano la loro rigidezza muscolare, col risultato di avere meno dolore”.

In Marocco, la coltivazione della cannabis oggi significa 300 milioni di euro per 200.000 famiglie di agricoltori del Rif, spesso ostaggi dei cartelli della droga.

fonte: aduc.it





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