Ci stiamo svegliando da un lungo letargo, il lungo inverno chiamato proibizionismo sta sbiadendo e una nuova stagione per la pianta di cannabis avanza in tutto il globo.

L’Italia non è da meno, certo con la forte limitazione del seme certificato e del THC praticamente inesistente, ma dall’uscita della nuova legge 242/2016 ora molti agricoltori si possono permettere di osare di più, senza paura di ritorsioni da parte dell’amministrazione pubblica. L’idea partita dalla Svizzera della “marijuana light” o meglio infiorescenza sensimilla di canapa industriale selezionata per odori e gusti, sta conquistando tutti.

Molti potranno sorridere vedendo questo sforzo per produrre un fiore con basso principio attivo, ma questa fase è molto importante per la sensibilizzazione che ci permette di fare sulla cittadinanza per sdoganare pianta e del fiore, ma soprattutto perché, trattandosi della stessa pianta, finalmente si cominciano a porre le basi per una produzione tecnica e di competenza, sperando un giorno di sostituire le sementi a basso THC con quelle per usi terapeutici e ricreazionali.

Questo non significa che siamo arrivati, tutt’altro: è come essere in attesa da un giorno all’altro del colpo di coda del proibizionismo in veste di ministeri e a colpi di decreti attuativi; entro giugno dovremmo conoscere le restrizioni alla legge che i ministeri della salute e dell’agricoltura riusciranno a inserire.

È chiara la volontà del ministero della Salute di opporsi a qualunque possibilità che il fiore di canapa possa essere usato per uso erboristico o altri utilizzi che possano fare concorrenza al farmaco cannabinoide “FM2” prodotto presso lo stabilimento chimico farmaceutico di Firenze.

Speriamo soltanto che la “lobbie” che il mondo della canapa ha creato per avere voce nelle istituzioni, riesca a fare le giuste pressioni affinché la parte più nobile della pianta non venga mandata al macero ma commercializzata adeguatamente così da chiudere la filiera perfetta della pianta di cannabis.

 





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