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Probabilmente non mi rendo ancora conto dell’esperienza che sto provando. Avete presente quando prendete una botta forte? E al momento non ve ne accorgete subito ma, il giorno dopo il dolore si fa ben sentire? Ecco, sono sicuro che Manaus sarà così per me. Sono qui da quasi 3 mesi e solo ora che questa avventura sta volgendo al termine comincio a percepire quanto spessa e importante sia stata, quanto io sia cambiato e quanto insignificanti sono stati la maggior parte dei viaggi fatti nella mia via fin ora. Sapevo che non sarebbe stato facile, sapevo che non sarei andato a vivere in un hotel, o in un resort di lusso dove amano “ghettizzarsi” gli europei quando vogliono vedere la giungla. Io sono andato a casa della mia compagna Camilla, originaria del posto ma naturalizzata in Italia, una casa normale in un barrio (quartiere) normale. Bhe, non avrei mai pensato che la normalità potesse colpirmi tanto.

Ma andiamo per ordine, partiamo da quando ero ancora nel Bel Paese e come ogni occidentale che si rispetti mi stavo documentando scrupolosamente sulla storia e tutte le nozioni che i turisti cercano. La storia di Manaus è davvero sorprendente. Ecco un po’ di dati accademici: Manaus venne inizialmente fondata come forte São José da Barra, nel 1669. La fortezza era stata costruita per contrastare l’avanzata dei coloni olandesi del Suriname nella foresta. Il villaggio che si venne a costruire attorno alla fortezza prese il nome di São José da Barra do Rio Negro e in seguito nel 1856 ricevette il nome Manaus, per celebrare la tribù Manáo (Madre degli Dei), l’etnia di indios più importante della regione.

Tra il 1890 e il 1910, con lo sfruttamento del caucciù, l’economia della città decollò, tanto che gli affaristi locali richiesero l’aiuto di architetti e imbianchini europei per adornare la città seguendo lo stile delle città del vecchio mondo. Infatti passeggiando per il centro non mancano certo edifici in pura architettura coloniale ma abbelliti, in pieno stile brasiliano, da una miriade di colori diversi. In quei tempi Manaus raggiunse uno splendore assolutamente incomparabile alla altre città, non ho potuto verificarlo con certezza ma, si parla che addirittura sia stata una delle città più ricche del mondo! Una delle prove più eclatanti è sicuramente Il Teatro Amazonas, costruito nel 1896 può vantare di aver ospitato tutte le orchestre più importanti del mondo. Il suo fascino è anche stato riportato nel film di Werner Herzog Fitzcarraldo.

Manaus fu una delle prime città in Brasile a ricevere l’elettricità, un sistema di drenaggio dell’acqua piovana, un sistema fognario e addirittura cosa innovativa anche per i nostri tempi, un servizio di automobili ad elettricità!!! Nel 1909 venne fondata la prima università del Brasile, la Universidade Livre de Manaus. Il porto galleggiante venne totalmente importato dalla Gran Bretagna assieme ad altri monumenti pubblici. Con la creazione della zona libera nel 1967, Manaus diventò la principale città industriale e commerciale presso l’Equatore. Le principali industrie mondiali che producono apparecchi elettronici e le maggiori marche automobilistiche, hanno tutte almeno una fabbrica nel polo industriale della città. “Questa cosa avrà fatto sicuramente bene a Manaus, un po’ meno all’Amazzonia”, pensai.

Il viaggio in aereo, cominciato il 6 Dicembre, è stato lungo e spiacevole, grazie ai doganieri di San Paolo, che ci hanno fatto perdere la coincidenza e una delle nostre valige. Già dall’aereo mentre atterravamo all’aeroporto Eduardo Gomez di Manaus questà città mi ha incuriosito. Di solito quando ci si avvicina ad una metropoli con più di 1,7 mil. di abitanti ci si aspetta di vedere delle luci… Noi eravamo immersi invece nella più totale oscurità, ma non perché non ci sia illuminazione pubblica ma, perchè quello sotto di noi era il Rio, immenso e poderoso anche nel periodo di secca. La pista d’atterraggio comincia proprio su una piattaforma galleggiante. Appena fuori dall’aereo l’aria calda e umida mi ha completamente riempito i polmoni, e fatto sentire decisamente bene pensando alla temperatura che avevo lasciato in Italia. Da li, il percorso per arrivare a casa è stato quasi allucinogeno, sia per la stanchezza, sia perchè davanti a me vedevo solo verde, un verde rigoglioso e dirompente, avrei quasi voluto tuffarmici dentro, per una sorta di richiamo mistico. Ma mi sono calmato subito sapevo bene che non sarebbe stata una buona idea. Dopodiché ricordo solo due cose; arrivo a casa e letto.

Il giorno seguente appena uscito di casa sono stato accecato da una luce solare fortissima e bollente. Una volta adattato alla luce, ho iniziato il mio primo giro della città. La prima cosa che mi ha colpito è sicuramente il grande contrasto che si vede tra le varie abitazioni. Bene o male si possono suddividere in 3 categorie. La popolazione più ricca e benestante vive per la maggior parte in condomini e villaggi privati, con tanto di recinzione e guardiano. I brasiliani di fascia media (bene o male la fetta più grossa della popolazione) vivono nei “barrios”, quartieri per lo più formati da case in cemento, con numero civico e la luce elettrica fornita dallo Stato (quasi sempre). La fetta di popolazione più povera abita nelle famigerate “favelas” veri e propri labirinti di legno sospesi sopra le numerose zone paludose formate dai vari fiumi che s’immettono nel Rio. Ovviamente, ho voluto andare subito a vedere quest’ultime. In questi posti mancano le più basilari norme di sicurezza ed igiene. Tutte le case ma, anche piccoli alimentari e altri negozi, sono erette su una miriade di pali in legno e provando a guardare il tutto da lontano si ha la sensazione di star a vedere un immenso castello di carte. Tutta l’elettricità è ottenuta con collegamenti abusivi e malfatti chiamati in gergo “Gati” proprio perché assomigliano ad un gomitolo dopo che ci abbia giocato un gatto. Naturalmente il rischio incendio è altissimo e sinceramente tutte le volte che ho avuto occasione di entrare in una favela temevo molto più di morire fulminato per un monsone improvviso che, dei malfamati e terribili trafficanti di cui tanto si parla. Per quanto ho potuto vedere io, questi “dispensatori di droga e morte” sono per lo più ragazzini dai 12 ai 19 anni che, vivendo in una condizione di povertà ed abbandono estrema, sopravvivono spacciando. Quando ho chiesto alla “gente normale” che ne pensa dei “Galerosi” (appellativo per i malviventi delle favelas) la risposta che ho sempre ricevuto è stata: “Prima che ci fosse lo spaccio di droga, tutta questa gente faceva furti e rapine, la città era molto più pericolosa, ora se ne stanno rinchiusi lì e se non vai a dargli fastidio, non ti succede nulla”. Questo non vuol dire che non ci sia criminalità ma, che la maggioranza della popolazione non li vede come una grave minaccia. C’è da chiedersi come mai qui, la polizia gira armata come un marines in Iraq, bho… La vita all’interno della favela è indescrivibile, un continuo movimento di persone su passerelle improvvisate e traballanti. Case ammucchiate tra loro e viottoli in cui ci si passa appena di lato. Se da fuori sembrano dei castelli di carta, da dentro, sono un grandissimo formicaio. Lodevole come, in mezzo a tutto questo, quelli che ci vivono trovino la forza di volere divertirsi e star sereni. Infatti non manca mai chi mette della musica e gruppi di persone fermi a chiacchierare o guadare la tv.

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L’anno scorso Manaus è stata travolta da un’incredibile notizia; nel 2014 ospiterà i Mondiali di calcio e forse, pure la finale. Questo ha fatto sì che il Governo do Amazonas incominciasse un serio piano di ristrutturazione della città. Infatti girando per Manaus si nota subito che è “tutta un cantiere” e la prima parte presa in considerazione sono ovviamente le favelas. In quelle più in centro la demolizione è già iniziata. Dimostrando una grandissima coscienza civile il Governo, ha dato ad ogni famiglia abitante che è stata sgomberata, una casa (vera di mattoni con l’elettricità) totalmente gratis. Oppure un appartamento in centro in cambio di un’affitto veramente popolare. La cosa mi ha fatto un immenso piacere sembra quasi una favola con il lieto fine ma, mi sono promesso di venire a vedere come continuerà questo processo tra 4 anni.

Una volta appagata la mia sete di vedere “i peggio posti” (durata non poco) che la città aveva, è stato il momento di vedere le innumerevoli attrazioni turistiche che Manaus offre. Per prima cosa ho voluto visitare il centro storico che sorge di fianco al porto, è stupefacente; una “medina” di vicoli formati tra i palazzi colorati dove vi si può trovare qualsiasi tipo di prodotto dall’high-tech alle noci di cocco. Questo è il miglior posto dove far compere della città. In quanto non mancano di certo i centri commerciali (c’è ne sono ben 5 enormi e lussuosi) ma li dentro i prezzi sono fino a 6 volte superiori! Diciamo che questi shopping center appartengono alla nuova Manaus, quella Manaus che la maggioranza delle persone non può permettersi ancora di vivere. Il quartiere del centro è chiamato Aparecida e ogni mercoledì prende luogo la Feira, un mercato con tutti i prodotti gastronomici tipici del della zona; tapioca, formaggi, carne, pesce e frutta di ogni forma e colore… Questa feira dura fino a notte inoltrata e devo ammette che è stato uno spettacolo decisamente suggestivo. Come vi dicevo non mancano di certo le cose da fare, la città infatti offre; musei, parchi, cascate, spiagge, riserve naturali ecc.

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Anche per i più avventurieri c’è la possibilità di fare trekking nella giungla, corsi di kite surf, paracadutismo e escursioni in barca. Assolutamente raccomandato “L’incontro delle acque” un punto dove l’acqua del Rio Solimões incontra quella del Rio Negro ma, che per un’estensione di 6 km, non si mescolano e si vede nettamente un fiume di 2 colori. La sera (che qui incomincia sempre alle 18.30) la città si anima attorno alle varie piazze gremite di chioschi (Lanche) e bar. Dove si può bere e mangiare pasti caldi e gustosissimi fino a mattina.

Dopo una settimana ero ancora frastornato da questo nuovo mondo di colori e suoni che mi si è aperto davanti. Il desiderio di far parte di tutto questo si è fatto ogni giorno più forte nei prossimi numeri spero di riuscire in qualche modo a trasmettervi tutto quello che questa città mi ha dato. Dalla magia nera brasiliana (Makumba), alle notti passate in mezzo alla giungla. Dai combattimenti di capoeira, al ritmo tribale e incessante delle scuole di samba. Dall’odore pieno dei churraschi (spiedi) cotti sul fuoco per strada, a quello pungente del limone della caipirinha. Da l’incessante e continuo rumore di fondo che si può udire in qualsiasi momento scaturito da tutta le gente e gli animali che popolano questa grandiosa città. Manaus è tutto questo, il cuore della Foresta che pulsa!

Andrea Carrara

 





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