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Machete Mixtape Vol. 2 (Recensione)

Machete Mixtape Vol. 2 (Recensione)Il fatidico 21 dicembre 2012 ci ha portato in dote il secondo capitolo della saga Machete Mixtape, con relativo intasamento dei server dato l’altissimo numero di click al progetto in free download (qui il link diretto). Numeri e seguito che certificano l’ascesa del crew che taglia le teste come Mujaheddin: cinque ragazzotti sardi si stabiliscono a Milano e mettono in piedi non solo una famiglia, ma pure una label (Machete Empire Records) e la rispettiva diramazione artistica/grafica/video (Machete Art & Films), quella in pratica che ha marchiato buona parte dei clip più riusciti degli ultimi mesi. Salmo, En?gma, Dj Slait, El Raton e Big Foot danno il benvenuto, con questo progetto, a Nitro e Jack the Smoker, new entry nel roster.

Proprio alle new entry è lasciato il compito di fare gli onori di casa: Salmo si defila un po’, pur rilasciando il pezzo migliore del disco, “Stupido Gioco del Rap”, un probabile e potentissimo dissing a Inoki. A dominare sono le loro strofe, En?gma dimostra di essere cresciuto molto e Nitro domina, con una “We Takin It Back” che avevamo già sentito nel mixtape di Dj Slait (e già spaccava) ma che sul tappeto di The Orthopedic diventa un vero e proprio banger.

A distanza dal primo Mixtape le differenze e le considerazioni da fare sono proprio tante. Iniziamo con il dire che Machete ha imposto un’idea di Mixtape ben diversa da quella che c’era prima. Un tempo, quando gli MC facevano prodotti del genere, erano una vera schifezza, diciamoci la verità: beat editi e spesso di scarso gusto, strofe brutte e strilli autocelebrativi tra un pezzo e l’altro, alle volte addirittura a pagamento. Adesso sai che se vuoi sentire questi ragazzi, devi aspettare proprio il Mixtape e sai già che il livello sarà alto, che ci troverai alcuni tra i beat migliori e più potenti dell’anno, che avrai una enorme qualità e che sarà gratis. Questo succede anche perché il modo di fruire la musica è cambiato e questi ragazzi sono stati bravissimi ad adattarsi a un mercato che mai come negli ultimi anni ha subito un’autentica rivoluzione, rivoluzione che all’hip hop ha portato sicuri giovamenti. Chi non si è adattato è di fatti sparito.

Seconda considerazione: possono piacere o no, ma Machete ha messo d’accordo tutti. Non sono una cometa, anche chi credeva avrebbero perso seguito assieme alla loro cara Dubstep ha dovuto ricredersi, qui c’è talento e potenza e di fronte a questo bisogna fermarsi e riconoscerlo. Piacciono al ragazzino che si ascolta “King’s Supreme” col cellulare sui mezzi e piacciono al rappuso. Non è un caso che nel disco le collaborazioni spazino da Rocco Hunt a Bassi Maestro, da Er Costa a Raige, solo per citarne alcuni tra i tantissimi.

Machete Empire: questa è la riflessione più importante. Disco dopo disco la rete di MC, Produttori e tecnici si allarga, coinvolgendo alcuni tra i più spessi. In questo secondo capitolo, alle produzioni troviamo gente del calibro di Bassi, Squarta, Denny The Cool, The Orthopedic (autore di beat meravigliosi, nell’ultimo periodo) i bravissimi Belzebass e Fritz Da Cat (megaprops allo skit “Michete Maxtape”; da un fan, grazie). Quanto alle rime, non fa in tempo a uscire un MC di talento che subito viene coinvolto nel progetto, indice di alta attenzione da parte loro vedi Nitro, inserito nella crew alla prima strofa ufficiale, a Rocco Hunt e Gemitaiz nel primo Mixtape e a Mezzosangue, Er Costa e E-Green in questo. Il progetto deve necessariamente coinvolgere i più spessi, per questo spacca.

L’ultima riflessione, invece, è di carattere geografico. Quando ero ragazzino, nel 2001, venni a contatto con l’hip hop italiano grazie a una compilation piuttosto commerciale e ricca di stereotipi trovata su una bancarella. Ogni rapper aveva due righe di descrizione. A rappresentare la Sardegna c’era “La Fossa”, prossimi ad uscire tra l’altro con un nuovo disco proprio in questo periodo. Del rap sardo si diceva che si ispirava ai suoni della westcoast e al G-Funk, mentre a rappresentare Milano c’era Bassi. Qualche anno dopo, grazie soprattutto al lavoro di Bassi & Co e all’esplosione della Dogo Gang, l’hip hop in Italia sembrava nascere e morire a Milano, dove c’erano decine di MC dal talento più o meno in evidenza, tutti o quasi con almeno un disco prodotto e stampato all’attivo. Uno di quelli era proprio Jack The Smoker, che di talento ne ha sempre avuto tantissimo, motivo per il quale sono stato felicissimo, come tanti, di sapere del suo approdo in Machete (adesso voglio una bomba). Adesso che l’hip hop è al suo apice, per quanto Milano rimanga l’appoggio principale per tantissimi che  vogliono fare rap, non posso non constatare con grandissima soddisfazione da un lato ma anche con un filo di amarezza da un altro, che dalla Sardegna è nato il progetto più interessante e innovativo del panorama hip hop italiano degli ultimi 5 anni, (spinto un sacco tra l’altro da Bassi, tanto per cambiare), mentre Milano si è lentamente addormentata e a spaccare il culo in Italia sono dei ragazzi sardi, un Cosentino, un Avellinese, un Foggiano e tanti talentuosissimi Palermitani. L’hip hop dimostra di essere strumento di coesione e questo, lasciatemelo dire, è terribilmente hip hop.

Per il resto, il Mixtape è una bomba, segnatevi i nomi, perché tanti di questi faranno uscire i nostri dischi preferiti nei prossimi anni.

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Robert Pagano



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