Due giorni fa l’emendamento sulla canapa industriale è stato dichiarato inammissibile dalla Presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellati.

Diverse le reazioni: da chi ha applaudito, a chi ha dichiarato dissenso.
Chi è favorevole al proibizionismo, ancora una volta dimostra di non conoscere affatto l’argomento cannabis; e la loro ostinazione nel non legiferare per regolamentare la vendita di un prodotto già presente sul mercato italiano, lascia il Paese nel dubbio.

Nonostante le grandi polemiche di chi si professa “contrario alla droga”, e che urla di non volere uno “Stato spacciatore”, per la produzione e la vendita di cannabis light di fatto non cambia nulla.

A tal proposito riportiamo quanto dichiarato dall’avv. Carlo Alberto Zaina: “Dobbiamo concentrarci sul fatto che la canapa light non è illecita come vogliono farci credere. La presunta inammissibilità dell’emendamento è concepita esclusivamente per indurre falsamente a credere che la cannabis light non sia commerciabile, mentre lo è ancora nei limiti sanciti dalla Corte di Cassazione”.

Perciò, solo ciò che supera i limiti dello 0,5% di THC nelle infiorescenze e negli estratti, sta violando la legge.
Purtroppo il messaggio che, soprattutto chi si è opposto all’emendamento, vuol far passare è che la cannabis light sia un prodotto illecito. Ciò rischia di peggiorare le cose per produttori e commercianti: esponenti delle FF.OO. poco informati, potrebbero sentirsi in dovere di agire in maniera ancora più decisa contro cannabis legale e derivati.

Anche i consumatori che avevano preferito cannabis di qualità con CBD (senza effetti psicoattivi), piuttosto che quella spacciata per le strade, potrebbero sentirsi intimoriti da certe dichiarazioni e tornare a rifornirsi al mercato nero, piuttosto che in un cannabis shop.

Dunque, anche se persone come il Questore di Macerata, prenderanno la notizia come un “divieto assoluto alla vendita di qualsiasi derivato della cannabis”, in realtà tutto ciò che deriva dalla Cannabis Sativa L. (delle varietà coltivabili a norma di legge), è legale.

Questi prodotti restano infatti normati dalla legge 242/16, che stabilisce la liceità a patto di non superare la percentuale limite di THC imposta per legge. Le infiorescenze non sono esplicitamente contemplate nella legge ma, essendo sotto la soglia massima di THC, sono legali come il loro commercio; perché altrimenti non avrebbe senso permetterne la produzione.

Anche se non vi sarà nessuna vera modifica all’attuale situazione, questa dichiarazione di inammissibilità qualcosa l’ha provocata: in aula infatti è stato chiesto alla Presidente Casellati se la sua decisione fosse stata influenzata da pressioni politiche. La Casellati ha risposto, proprio durante la discussione nata per la dichiarata inammissibilità, che le sue scelte sono state di natura tecnica ed ha invitato alla presentazione di un apposito disegno di legge per risolvere l’eventuale questione politica.
La replica giunge direttamente il Senatore Mantero (M5S) che dichiara: “Ma un ddl c’è già e lo abbiamo depositato da quasi un anno, a luglio chiedendone la discussione d’urgenza, ma la Presidente Casellati non ha mai calendarizzato il voto neanche su questa procedura”. Ora è stata inoltrata una nuova richiesta, che probabilmente verrà presa in considerazione entro gennaio del prossimo anno.

Effettivamente adesso, se la Presidente Casellati vuol dimostrare che la sua è stata solo una decisione tecnica e non politica, deve far partire l’iter del ddl; o forse meglio dire “dei” ddl: sono infatti diversi i disegni di legge pro-legalizzazione mai calendarizzati. Oltre quello a prima firma del Sen. Mantero, c’è da ricordare quello di iniziativa popolare presentato dai Radicali (avvalorato da oltre 65.000 firme autenticate) e quelle di politici ed altri attivisti antiproibizionisti.

Il popolo italiano intanto sembra essersi stancato di false promesse e finte rassicurazioni ed ha iniziato a muoversi: il neonato movimento Cannabis For Future in meno di tre settimane dal suo lancio ha un numero di adesioni notevole e in continua crescita: sono già oltre 2.000 gli attivisti, presenti già in ogni regione d’Italia. Il loro programma è tanto semplice quanto condivisibile: “unirsi, coordinarsi, agire“.

Se l’attuale governo non farà nulla a breve per cambiare questa situazione (ormai sempre più insostenibile), è molto probabile che già dalla prossima primavera verranno messe in atto azioni di disubbidienza civile di massa.





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