marijuanaBuon giorno. Voglio porvi alcune domande, alle quali non riesco a rispondere. O meglio, di risposte ne ho trovate, ma sono tutte una l’opposto dell’altra (o perché proibizionisti, o perchè estremamente anti-proibizionismo), portandomi così a una continua riflessione. Volevo capire qualcosa in più riguardo la “cannabis”. Ho letto le vostre convinzioni riguardo la legalizzazione e ritengo che siano punti ragionati e ben argomentati.

Quello che non riesco a capire è:
1. Che danni provoca confrontandola alla sigaretta o all’alcool?
2. Sono danni che si riscontrano se prendiamo in considerazione la “QUANTITÀ” (cioè, se vi è un utilizzo prolungato)?
3. Cosa hanno dimostrato e ultime prove scientifiche riguardo la cannabis?

Molte sono le informazioni che:
– o minimizzano il danno (perché di parte)
– o ne descrivono l’assoluta pericolosità. (perché di parte)
*Questo comporta una Mala-informazione che non permette di capire.* Spero che le Domande poste, ricevano una risposta non di parte, ma scientificamente provata. Vi ringrazio per tutti i chiarimenti che mi darete.
Gregorio

RISPOSTA DELL’ADUC
Premettiamo che il motivo per cui chiediamo la legalizzazione non è legato al grado di nocività della sostanza, ma alla nocività del proibizionismo. Vorremmo legalizzare anche l’eroina, ad esempio, una sostanza che chiaramente nuoce gravemente alla salute. Perché il proibizionismo costringe il malato tossicodipendente a procurarsi sostanze ancora più nocive (perché non controllate e mal tagliate), a usare siringhe infette, a non entrare in contatto con medici e psichiatri, a delinquere per pagarsi la dose, a finire in una delle fatiscenti, sovrappopolate e pericolose carceri italiane. E infine, il proibizionismo arricchisce le organizzazioni criminali, che fanno del mercato nero una delle principali fonti di guadagno. Detto questo, cerchiamo di rispondere alle sue domande sulla cannabis, sostanza fra le più studiate (oltre 20mila studi negli ultimi vent’anni).

1. sono danni diversi e non sempre paragonabili. Alcuni studi spiegano che una “canna” può provocare gli stessi effetti cancerogeni di un pacchetto di sigarette. Questo non tanto, o non solo, per le sostanze in sè, ma per la modalità di assunzione (nel caso della canna, si tende a inalare profondamente). Altri studi, d’altra parte, spiegano che la cannabis ha proprietà anticancerogene che potrebbero compensare gli effetti nocivi. In ogni caso, per quanto riguarda la nocività, vi sono alcuni dati chiari e per ora incontrovertibili: l’alcool e il tabacco provocano circa 4 milioni di morti ogni anno nel mondo, la cannabis ne provoca zero (dati Oms). Questo non significa che sia innocua, ma certamente (come spiegano numerose ricerche) è infinitamente meno nociva di altre sostanze legali e facilmente reperibili in negozi e tabacchi.

2. Ovviamente vi è una differenza fra l’uso massiccio e continuo, e l’uso sporadico e ricreativo, specialmente se si prende in considerazione il pericolo di malattie all’apparato respiratorio. Questo è vero per qualsiasi sostanza. Non vi sono invece prove scientifiche su conseguenze permanenti sul cervello adulto (diverso il discorso per gli adolescenti…) anche nel caso di uso continuativo e smoderato.

3. È emerso che l’uso di cannabis in età adolescenziale è legato a malattie psichiatriche come la schizofrenia. Non è ancora chiaro il nesso di casualità (ovvero se la cannabis sia la causa oppure uno dei fattori che fanno emergere la malattia già latente). In ogni caso, in età giovanile, l’assunzione di qualsiasi droga (dalla cannabis all’alcool al tabacco) può avere effetti più devastanti sul cervello rispetto all’età adulta. In ogni caso, quello che lei denuncia (la mala informazione), è uno dei risvolti più drammatici dell’attuale strategia antidroga, basata su informazioni esagerate e allarmiste e viceversa. Alla fine, non credendo più a nessuno, e diventa impossibile addirittura distinguere fra sostanze altamente nocive e altre sostanze moderatamente o per niente nocive. E questo, come può immaginare, ha conseguenze disastrose, specialmente sui giovani.

La cosa migliore è leggere per conto proprio il lavoro degli scienziati, e non quello dei Governi o dei politici, che hanno motivi altri rispetto alla verità scientifica. 

 





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