La legalizzazione della cannabis è stato uno dei punti promossi dal M5S prima delle ultime elezioni. Un tema che sicuramente ha portato loro molti voti, e che ha poi visto l’impegno deciso di alcuni singoli parlamentari che hanno cercato, più volte, di portare avanti la tematica con proposte di legge che poi si sono perse per strada senza mai essere discusse. Non si possono non ricordare i diversi tentativi fatti ad esempio da Mantero e Ciampolillo, che oggi non ne fanno più parte, o di recente la proposta di Caterina Licatini per regolamentare l’autoproduzione che si è aggiunta a quella precedente di Riccardo Magi e poi unificata in Commissione Giustizia.

Ma oggi che l’anima del movimento è in continua evoluzione, vale la pena cercare di fare il punto della situazione per capire quale potrà essere il futuro di una battaglia da sempre ritenuta fondamentale.

Le ultime reazioni sono arrivate da due delle figure chiave dei 5 Stelle, Beppe Grillo e Giuseppe Conte, che, anche su questo tema, sembrano avere posizioni completamente differenti.

Beppe Grillo, proprio in questi giorni, ha rilanciato il referendum sulla cannabis che sta vedendo una raccolta di firme da record, con il superamento delle 330mila firme al mezzogiorno di martedì 14 settembre. “Per un’Italia libera dalle mafie! Firmate e fate firmare”, ha scritto in chiusura di un articolo pubblicato sul suo blog a sostegno del progetto. D’altra parte è proprio Grillo ad incarnare lo spirito delle origini del Movimento, ed è lo stesso Beppe Grillo che da anni insiste sui benefici che la piante potrebbe portare al di là dell’uso ricreativo. E su questo punto bisogna spezzare una lancia in favore dei 5 Stelle: la legge quadro sulla canapa industriale, per quanto deficitaria sulla questione delle infiorescenze, è stata una battaglia portata avanti da loro, con Loredana Lupo come prima firmataria.

Dall’altro lato troviamo Giuseppe Conte, nuovo presidente del M5S, che rappresenta l’ala che su cannabis e legalizzazione punta molto meno. Pungolato da Porro nella trasmissione Quarta Repubblica proprio sulla raccolta firme in corso per il referendum, alla domanda chiara fatta dal conduttore che voleva sapere se Conte è favorevole o meno alla legalizzazione, Conte ha dato una tipica risposta da democristiano, sottolineando che lui è a favore dell’uso terapeutico. Un risposta che non può sicuramente far contento il movimento antiproibizionista per tanti motivi. Primo ta tutti il fatto che, nonostante i mille problemi, la cannabis terapeutica in Italia è già legale. Sicuramente servono dei cambiamenti che i pazienti chiedono da anni, ma non è questo il punto. E va sicuramente sottolineato che l’autoproduzione di cannabis andrebbe a vantaggio anche dei pazienti, che da anni denunciano la carenza ciclica di cannabis in farmacia, e che ancora oggi finiscono a processo per il solo fatto di aver cercato di tutelare la propria salute, un diritto costituzionale puntualmente violato.
Ma non possiamo dimenticare che sempre Conte, quando era presidente del Consiglio, ignorò una lettera firmata da più di 100 parlamentari, che, all’indomani della manifestazione in piazza Montecitorio alla fine della campagna di disobbedienza civile “Io coltivo”, chiedevano a Conte, in previsione del Recovery Plan e del Green New Deal, di prendere in considerazione anche la legalizzazione della cannabis per gli innumerevoli vantaggi economici e sociali che potrebbe portare al nostro paese.

Insomma, se per il Movimento è il momento del cambiamento, per i cittadini invece è l’ora di avere risposte chiare, perché gli antiproibizionisti sono stanchi delle promesse da campagna elettorale, che vengono puntualmenete disattese dopo le elezioni.





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