L’Uruguay è ormai famoso per essere stato il primo paese al mondo a legalizzare interamente la cannabis, ma sta anche ponendo delle solide basi per lo sviluppo del settore della canapa industriale.
 Hemp Industry Daily ha approfondito il fenomeno parlando con alcuni protagonisti nell’industria della canapa in Uruguay per capire come si stia evolvendo il fenomeno nel paese.

Secondo Daniel Podesta, avvocato e segretario della Camera delle compagnie di cannabis medica dell’Uruguay, «al ministero dell’Agricoltura la procedura è molto semplice: devi giustificare il tuo progetto agronomico, l’origine dei fondi e poco altro. Potrebbe anche essere necessaria l’approvazione del ministero della Salute, a seconda di cosa vuoi fare con i fiori (perché il CBD è considerato come una sostanza medicinale, ndr). Ed è qui che le cose iniziano a rallentare».

Per Raul Urbina, fondatrice e CEO di Inverell, «la più grande sfida iniziale sono state le genetiche. Abbiamo dovuto iniziare con le varietà comprese nel catalogo comune dell’UE, che non sono l’ideale quando l’obiettivo è raggiungere un alto rendimento di CBD».
Mentre secondo Rodrigo Puente, direttore agronomico per BCBD Medicinal, «l’accesso ai servizi finanziari è ancora oggi, senza alcun dubbio, la sfida principale che ostacola lo sviluppo di questo settore».
L’Uruguay inoltre ha ottime condizioni climatiche per la coltivazione, con enormi risorse disponibili come terra, acqua, tecnologia e know-how agricolo. E infine, a differenza di altre giurisdizioni, consente fino all’1% di THC nella produzione di canapa, come in Svizzera.

Oggi l’Uruguay ha bisogno del know-how delle compagnie straniere e dei capitali degli investitori e questo è il momento in cui diversi imprenditori stanno riconoscendo i vantaggi che questo paese ha da offrire.





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