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L’Uruguay sarà il primo Paese al mondo a produrre e commercializzare legalmente la marijuana, anche per i consumatori adulti di cannabis a scopo ricreativo e senza ricetta medica.

La Camera dei deputati ha votato la legge a favore della legalizzazione con 50 voti favorevoli e 43 contrari, dopo quasi 13 ore di dibattito in aula, grazie ai voti del Frente Amplio (coalizione governativa di sinistra). Manca adesso l’approvazione da parte del Senato, che sembra cosa “già fatta”, dato che il Frente Amplio detiene la maggioranza anche in questa seconda assemblea del Parlamento. La legalizzazione della cannabis ha un obiettivo: sottrarre alla criminalità organizzata il monopolio della marijuana. La coraggiosa decisione arriva dopo anni di dibattiti mondiali, in cui si è assistito persino alla riunione della Global Commission on Drug Policy che, già nel 2011, aveva dichiarato il fallimento delle politiche proibizioniste e la necessità di cambiare strategia.

La legalizzazione della cannabis sembra essere ormai l’unico mezzo per sconfiggere le narcomafie che, sino ad oggi, giovano della mancanza di leggi che regolamentino il mercato delle droghe, lasciato al predominio di criminali sempre più ricchi e potenti. L’ONU, incaricato di sorvegliare il rispetto dei trattati internazionali sulla droga, ha però espresso preoccupazione per l’approvazione della Camera dei Deputati dell’Uruguay di questa legge che legalizzerebbe la produzione e la distribuzione di marijuana. L’INCB (International Narcotics Control Board), ha dichiarato che la legge, anche se approvata dal Senato, sarebbe in completa violazione con le disposizioni dei trattati internazionali, a cui l’Uruguay ha aderito. L’INCB sottolinea che ha sempre mirato a mantenere un dialogo con le autorità uruguaiane su questo argomento e si rammarica del fatto che il governo dell’Uruguay abbia rifiutato un confronto, prima di presentare il disegno di legge alla Camera per il dibattito.

Secondo i membri dell’INCB, se venisse approvata questa legge, si potrebbero avere gravi conseguenze per la salute e il benessere della popolazione e non sarebbe più garantita la prevenzione e l’abuso di cannabis tra i giovani. Per questo ha sollecitato le autorità uruguaiane affinché venga rispettato il diritto internazionale per limitare l’uso delle droghe, compresa la cannabis, esclusivamente a scopo medico e scientifico. Ma il governo uruguaiano sembra rimanere fermo sulla sua decisione, anche perché le attuali politiche repressive non hanno né evitato l’uso delle droghe ai giovani, né impedito al mercato illegale delle droghe di espandersi a dismisura.

Secondo il disegno di legge, il governo dovrebbe concedere le licenze per produzione e vendita e poi creare registri riservati dei consumatori, permettendo alle persone di acquistare circa 40 grammi al mese. La vendita senza autorizzazione, potrebbe comunque essere punita con il carcere. “La proposta di legge deve essere migliorata. Bisogna affrontare il problema educativo, soprattutto la questione che riguarda il divieto di guidare sotto gli effetti della cannabis”, ha detto il deputato Sebastian Sabini, che ha precisato: “Sarà possibile acquistare la marijuana nelle farmacie, ma la produzione in serie sarà affi- data ad aziende private”. In programma c’è anche la realizzazione di un istituto per la regolamentazione e il controllo di cannabis che deciderà a chi concedere le licenze. Dall’Italia seguiamo questa vicenda con attenzione, dato che siamo tra i Paesi più proibizionisti d’Europa, ma anche il primo per consumo di cannabis, soprattutto tra i giovani. Il nostro Stato è l’esempio che, vietare e non regolamentare, non ostacola il commercio e il consumo delle droghe.





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